Se Abdullah non ci sta
AFGHANISTAN. L’ex ministro degli Esteri di Kabul, sfidante del presidente uscente Hamid Karzai, potrebbe boicottare il ballottaggio del 7 novembre. Una decisione non sostenuta dagli Stati Uniti. Hillary Clinton: «Il voto sarà comunque valido».
Non hanno ottenuto risposta le richieste formulate da Abdullah Abdullah per garantire un voto trasparente al secondo turno delle presidenziali. La minaccia dello sfidante di Karzai di non presentarsi al ballottaggio incontra però un’opposizione sia sul versante interno che estero. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha sottolineato che le consultazioni «saranno legittime anche in caso di boicottaggio » da parte dell’ex ministro degli Esteri di Kabul. Una bocciatura dalla Casa Bianca, mentre si attende la decisione di Obama sull’invio di nuove truppe. In testa a testa che potrebbe trasformarsi in una tranquilla corsa in solitaria, quasi una passeggiata. A meno di una settimana dal ballottaggio per le presidenziali che il 7 novembre porterà i cittadini afgani alle urne, lo sfidante del presidente uscente Hamid Karzai, l’ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, non ha ancora scelto se prendere o meno parte alla competizione elettorale.
La decisione ufficiale è attesa per oggi. Accompagnati dalle rispettive delegazioni, i due candidati hanno affrontato negli ultimi giorni una serie di colloqui, durante i quali Abdullah ha posto precise condizioni per garantire la credibilità dello scrutinio. Dopo i brogli del precedente turno rilevati dagli osservatori internazionali, l’ex capo della diplomazia afgana ha chiesto a Karzai di sostituire il capo della Commissione elettorale indipendente (Iec), Azizullah Lodin, e di sospendere tre ministri che avevano fatto campagna in favore del presidente, in primis il responsabile del dicastero degli Interni, Mohammad Hanif Atmar. Richieste sulle quali Abdullah non sembra intenzionato a transigere, anche a costo di boicottare il ballottaggio. Neppure le rassicurazioni fornite dall’Iec, che ha annunciato l’intenzione di mettere a disposizione dei votanti 6.322 seggi elettorali, molti di più rispetto al primo turno, sono servite a rassicurare lo sfidante, che tramite un suo portavoce ha già annunciato la volontà di non partecipare alle consultazioni se queste non saranno «trasparenti e senza brogli».
Secondo uno dei consiglieri di Abdullah, Ahmed Wali Massoud, «allo stato attuale le condizioni che hanno permesso le irregolarità durante il primo voto non sono state modificate in alcun modo. Quasi un milione e mezzo di schede sono state annullate, ma non sono stati presi provvedimenti di sorta. Se le cose rimangono così partecipare non ha alcun senso». Una decisione che però sembra non aver trovato alcun sostenitore. Sul fronte interno, un portavoce della commissione elettorale afgana ha precisato che una scelta in tal senso da parte di Abdullah sarebbe tardiva e non fermerebbe quindi il processo elettorale. «Le elezioni si svolgeranno comunque e tutte le procedure saranno completate», ha dichiarato Noor Mohammad Noor. E anche dall’estero i segnali arrivati non sono stati incoraggianti per l’ex ministro degli Esteri di Kabul. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, è intervenuto sulla questione sottolineando che il ballottaggio «sarà legittimo anche in caso di un eventuale boicottaggio da parte dello sfidante ».
La responsabile della diplomazia americana si è limitata a definire l’eventuale astensione come «una scelta personale che non ha nulla a che fare con la legittimità delle elezioni», e aggiungendo che anche «altri Paesi hanno affrontato questa situazione quando un candidato ha deciso di non andare fino in fondo». Una bocciatura a pieno titolo per Abdullah, proprio mentre si attendono le decisioni della Casa Bianca sull’invio di militari supplementari nel Paese asiatico. A questo proposito, il presidente Barack Obama avrebbe chiesto ieri al Pentagono un numero maggiore di opzioni sul livello dei rinforzi. Citando due funzionari dell’amministrazione Usa, il Washington Post sostiene che tra queste vi sia anche quella di inviare un numero di truppe inferiore rispetto ai 40mila uomini richiesti dal generale Stanley McChrystal, comandante delle forze Usa e della Nato in Afghanistan. Secondo il giornale, Obama ha affrontato l’argomento ieri alla Casa Bianca in un incontro di un’ora e mezza con i vertici della marina, dell’esercito, dei marine e dell’aviazione, al termine del quale ha insistito per un’ulteriore riunione sul tema. Una richiesta che potrebbe comportare un ulteriore rinvio per l’annuncio di una nuova strategia Usa nel Paese.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







