Signum, l’indagine che non c’è

Adele Parrillo
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URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE. L’inchiesta prevedeva l’impiego di mille soldati-cavia, dotati di un equipaggiamento all’avanguardia e iperprotettivo.

Il 29 giugno 2004, in un’audizione presso la Commissione Difesa della Camera, il generale medico Michele Donvito, annuncia una ricerca sensazionale. Mille soldati-cavia per verificare gli effetti dell’uranio impoverito. È il progetto Signum, acronimo di “Studio di impatto genotossico nelle unità militari”. Quello che dovrebbe valutare il grado di tossicità da esposizione all’uranio impoverito. Qualcosa che, una volta portata a termine, potrà rappresentare per l’Italia e per tutto il consesso scientifico internazionale, una pietra miliare. «Vi saranno anche – dice il generale – positive ricadute nel settore della medicina preventiva occupazionale e importanti benefici nel campo della sanità pubblica».
 
Lo studio ha una struttura complessa e articolata. Ne fanno parte diversi istituti civili e militari di alto profilo tra cui il Centro studi e ricerche di Sanità e Veterinaria dell’esercito, l’Istituto superiore di sanità, l’Istituto Mendel di Roma, l’Università degli studi di Pisa e l’università e l’Istituto tumori di Genova. Per quanto riguarda il teatro operativo preferenziale dove effettuare lo studio, «dovrebbe coincidere con un ambiente particolarmente degradato, non solo a causa dei danni causati da azioni militari, ma anche per precedenti attività inquinanti intrinseche alla stessa area. In questo quadro si intende effettuare la sperimentazione nel teatro iracheno». Il Parlamento approva il progetto - la legge 12-ter, Attività di ricerca scientifica a fini di prevenzione sanitaria - al quale è destinata la spesa di euro 1.175.330 per l’anno 2004.
 
Il finanziamento è sostanzioso e solo pochi parlamentari non sono del tutto convinti di fronte alle novità che si annunciano nello studio. Non è stato però precisato che si intendono impiegare delle «cavie umane», ossia volontari opportunamente informati sugli scopi dell’iniziativa. Viene precisato che lo studio avverrà per un periodo di non meno di 10 anni, a evidenziare in modo inequivocabile l’incremento che l’uranio impoverito ha nell’incidenza di tumori locali. Certo, a prima vista fa impressione: effettuare la sperimentazione su cavie umane! Nella risposta ad una interrogazione poi presentata in Senato (atto  4/07 568) viene precisato che «tutto il personale è opportunamente indottrinato in Patria sulle misure cautelative adottate nelle zone ipotizzate a rischio». Tali misure sono tese a fronteggiare eventuali minacce radiologiche/chimiche (cioè dell’uranio impoverito) biologiche (la possibile nascita di figli malformi) e gli eventuali rischi derivati dall’ambiente. In altre parole, le nostre “cavie” saranno ben protette.
 
Infatti, anche il generale Donvito ci tranquillizza sul fatto che l’equipaggiamento in dotazione al personale schierato in Iraq comprende un facciale anti Nbc completo di borsa a doppio filtro con un indumento protettivo da indossare sulla tuta da combattimento. Ma in questo modo, con i militari super protetti da ogni tipo di difesa, cosa serve testare? «Nulla, proprio nulla» dirà all’epoca Falco Accame, presidente dell’Associazione vittime arruolate nelle forze armate. «Nessuna conseguenza grave per la salute dei militari iperprotetti. Chissà forse si sono sbagliati. In realtà volevano sperimentare il buon funzionamento delle tute mimetiche militari. In quanto al rischio che corrono i civili abitanti delle zone che non possono contare sull’applicazione di alcuna misura di protezione?» si chiedeva ancora Accame.
 
«Ecco, io credo che questo studio-farsa dall’esito scontato servirà solo a dimostrare che l’uranio non è pericoloso per l’uomo, quindi a non pagare le tante cause di servizio intentate da chi di uranio impoverito invece si è ammalato o è già morto»! Accame aveva ragione da vendere. Più che una pietra miliare, questo studio si è rivelato una farsa e una pietra tombale sulle possibilità di accertare la verità sull’uranio impoverito. Ad oggi, dello Studio Signum, nulla si sa.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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