Sinistra e libertà, più ombre che luci
POLEMICHE. Dopo i Verdi, anche il Psi si sfila dall’alleanza. Il progetto per un nuovo partito della sinistra è in difficoltà, specie dopo l’elezione di Bersani a leader del Pd. Migliore: «Avanti con chi ci sta». Ma è scontro per l’adesione al no B-day.
Dopo la decisione di una settimana fa di oscurare il sito ufficiale di Sinistra e libertà a causa di una querelle sulla reale interpretazione dei deliberati del Coordinamento nazionale, arriva la notizia che i socialisti non si sentono più parte di un comune progetto. Si dimezza così la coalizione di Sinistra e libertà (3,1 per cento ottenuto alle ultime elezioni europee). Il Partito socialista guidato dal segretario Riccardo Nencini ha deciso, dopo un tira e molla durato settimane, di abbandonare il tavolo delle trattative con gli altri partner. I primi a uscire dalla coalizione erano stati i Verdi che hanno eletto Angelo Bonelli presidente nel loro ultimo Congresso: l’idea-forza è rilanciare una Costituente ecologista. E, forse, in prospettiva trovare un accordo con i Radicali, con i quali si è verificata una notevole sintonia nel loro recente Congresso di Chianciano. Ora tocca ai socialisti abbandonare il patto elettorale.La decisione è stata presa all’indomani di un incontro tra Pierluigi Bersani, segretario del Pd, e una delegazione socialista guidata dal segretario Nencini (quest’ultimo sarà candidato alle regionali in Toscana in accordo con il Pd).
«L’incontro è andato molto bene - aveva commentato a caldo il leader socialista -. Abbiamo parlato delle regionali, del Congresso del Partito del socialismo europeo e di molte altre cose. Ma soprattutto c’è un clima mutato nelle nostre relazioni». L’oggetto del contendere era da tempo lo scioglimento delle organizzazioni di origine (Sinistra democratica, Movimento per la sinistra, Ps e componente dei Verdi che non si riconosce nelle proposte di Bonelli) per dare vita a un unico soggetto politico. Questa prospettiva non aveva mai trovato l’accordo dei socialisti, che privilegiavano lo status quo di un patto federativo e che comunque avrebbero preferito ridiscuterne dopo la prova elettorale delle regionali. In un comunicato di Sinistra democratica si legge intanto: «Il nostro movimento non ha mai immaginato che il percorso necessario e difficile di Sinistra e libertà potesse tramutarsi in poche settimane in un nuovo partito politico, il partito della sinistra italiana. è evidente che nelle ultime settimane il dibattito interno ha subito una involuzione politicista a scapito dei contenuti e si sono manifestate opinioni diverse sul percorso da seguire».
Con l’obiettivo di un definitivo chiarimento è stata convocata un’assemblea nazionale per il 19 e 20 dicembre a Roma. L’incontro doveva servire a stabilire le modalità di presentazione alle regionali e accelerare eventualmente i tempi della costruzione di un unico partito della sinistra. A questo punto all’assemblea parteciperanno solo Sinistra democratica (il movimento che fa capo a Fabio Mussi e a Claudio Fava), gli ex di Rifondazione che hanno formato il Movimento per la sinistra guidato da Nichi Vendola, i Verdi che non sono d’accordo con Bonelli (Grazia Francescato, Paolo Cento, Loredana De Petris) e alcuni ex Pdci (Katia Bellillo, Umberto Guidoni). Potrebbero sorgere dei problemi pure per quanto riguarda l’utilizzo del simbolo nella campagna elettorale alle porte, anche se di recente è stata aggiunta la parola “ecologia” al logo depositato in origine dai contraenti del patto elettorale.
Gennaro Migliore, ex capogruppo di Rifondazione alla Camera, trae una conclusione: «Il progetto di Sinistra e libertà va avanti con chi ci sta. Come convenuto, faremo il congresso di fondazione del nuovo partito dopo le elezioni regionali e non prima». La pensa così anche Claudio Fava: «Sinistra e libertà è un processo che non appartiene a qualche segretario, ma al Paese. C’è un’attesa, un’urgenza, già 40mila persone hanno aderito». E Nichi Vendola, governatore uscente in Puglia, ha già deciso di ricandidarsi a guidare una coalizione di centrosinistra e, se necessario, di sottoporsi alla verifica delle primarie (non è gradito all’Udc).
Ha creato polemica infine un comunicato del Coordinamento nazionale di Sinistra ecologia e libertà con il quale si aderisce alla manifestazione contro il governo Berlusconi promossa inizialmente da Idv e Rifondazione. Nencini si è dissociato da questa decisione: «Sinistra e libertà, come ha spiegato anche Antonello Falomi dai microfoni di Radio Radicale, non c’è più e quindi non può certo annunciare l’adesione alla manifestazione del 5 dicembre contro Berlusconi. Ogni adesione è evidentemente a carattere personale ». Aggiunge poi il segretario socialista: «Quella del 5 dicembre è una protesta che serve solo a scaldare i cuori e non porta un voto in più. è meglio lasciare a Di Pietro e al massimalismo di sinistra la politica muscolare, quella delle piazze piene e rumorose che di solito, come diceva Pietro Nenni, poi lasciano le urne vuote».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






