Sulle onde del Mediterraneo

Diego Carmignani
Radiodervish.jpg

MUSICA. Dalla Puglia a Gerusalemme, il nuovo viaggio musicale e multiculturale dei Radiodervish. Tra balene, marinai e miti biblici, l'essenzialità e la molteplicità convivono in Beyond the sea

Come nasce questo fortunato approdo in Terra santa?

Tutto è partito da un concerto tenuto a Betlemme due anni fa. Allora ci venne l’idea di sviluppare un disco che raccogliesse le suggestioni di Gerusalemme, dove si incrociano le culture al massimo livello, in senso positivo e negativo. Poi, pian piano, da quella città abbiamo deviato verso il Mediterraneo, irresistibile punto di riferimento, immaginando quello che esso può raccontare. Nelle varie epoche si sono sedimentate sotto il livello dell’acqua le storie di gente che lo ha attraversato: dai moderni migranti, che lasciano la propria terra per dirigersi verso Nord, a personaggi fantastici come il pescatore di perle infatuato di una sirena o il guerriero Tancredi, che si innamora del proprio nemico Clorinda. 

Cosa vi ha lasciato, in musica e testi, la permanenza a Gerusalemme?

Abbiamo imparato soprattutto a essere essenziali, come suggerisce la stessa città dove il cielo tocca la terra e dove c’è una legge che impone la pietra bianca per la costruzione delle mura delle case. Un colore unico, identico, semplice ed essenziale. è una cosa che colpisce, proprio in un luogo dove si concentrano tante diversità e religioni: sgomberare il campo da queste varietà ci ha riportato all’essenzialità, che in Beyond the sea si traduce nella formazione a tre (Nabil Salameh alla voce, Michele Lobaccaro al basso e Alessandro Pipino a piano, tastiere, fisarmonica e un’infinità di strumenti, ndr) e in un approccio sonoro molto più acustico. Ci sono stati poi incontri importanti in Terra santa, ospitati nel disco. Come quello con l’Orchestra araba di Nazareth, in cui suonano insieme musicisti israeliani e palestinesi. Il loro progetto è far conoscere il patrimonio musicale arabo al pubblico israeliano, seguendo una volontà di conoscenza che è alla base del dialogo.

Beyond the sea è un disco multiculturale, ma anche multilinguistico. Come avviene la scelta dell’idioma giusto?

Allo stesso modo in cui si decide uno strumento o una linea melodica: ci lasciamo guidare. Ogni idea si esprime meglio con un certo timbro sonoro, lo stesso avviene per la lingua. Si sperimenta, si fa della lingua un colore, un fattore di arrangiamento, una scelta di suono. C’è poi l’idea della mescolanza linguistica, tipica delle località marittime e mediterranee, che è alla base dell’album. Il brano “Jonas”, ad esempio, cantato in francese, spagnolo e inglese, è la storia di Giona, che potrebbe raccontarti un marinaio di qualsiasi porto. Un mito biblico, ma allo stesso tempo una metafora per raccontare l’esperienza di chi, anche oggi, deve seguire il proprio destino, ma ne ha paura e decide quindi di scappare.

La definizione “world” per la vostra musica è forse limitativa?

Le etichette possono essere sia un limite, che un pregio. Di certo, quando qualcuno ci scopre, deve rivedere le proprie griglie di valutazione. Quella dei Radiodervish è una musica italiana che restituisce ciò che è e ciò che diventerà la cultura dell’Italia, fatta anche di umanità e radici di altrove che si impiantano nella nostra terra 

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31