Tecnologica e molto tossica L’elettronica avvelena l’Italia
RIFIUTI. Da due anni prendono polvere al ministero dell’Ambiente norme già scritte e mai attuate che renderebbero più facile ed efficace la raccolta dei Raee: l’hi tech considerato obsoleto. Intanto, aumenta tre volte più veloce dei rsu.
I prodotti elettronici rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale. Rispetto ai solidi urbani, i Raee aumentano con un ritmo tre volte superiore. Del resto, se l’industria elettronica è il settore produttivo in maggiore espansione al mondo, parallelamente la vita dei prodotti hi-tech diminuisce sempre di più. La quantità di rifiuti elettronici ha ormai raggiunto proporzioni preoccupanti e difficili da gestire. «I prodotti elettronici sono rifiuti speciali nocivi per la salute: arsenico, selenio, piombo, cadmio e berillio», spiega da Seattle Jim Puckett, fondatore del Basel action network, ex direttore di Greenpeace Toxic, impegnato da 22 anni contro lo smaltimento illecito di rifiuti tossici nei Paesi in via di sviluppo. Smaltire correttamente questi prodotti è di vitale importanza per la salute dei cittadini e il recupero di materie prime potrebbe diventare un’opportunità per il mondo dell’impresa.
Oggi, in Europa si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti elettronici prodotti. E dai primi dati, il 2009 sarà per il nostro Paese l’anno della raccolta record di Raee: nei primi otto mesi più di 116mila tonnellate, contro le 65mila del 2008. Quando un cittadino ha bisogno di smaltire un televisore o un computer deve farlo in maniera differenziata. Al momento c’è una sola possibilità: portare il prodotto in uno dei 2.893 centri di raccolta situati sul territorio nazionale. Per conoscere quello più vicino basta contattare il numero verde 800903146, oppure visitare il sito internet www.cdcraee.it. Guardando l’elenco è subito evidente che i Centri sono pochi per gestire la quantità di rifiuti prodotti e distribuiti sul territorio nazionale in modo non uniforme. Nel 2006 in Italia sono state prodotte 800mila tonnellate di Raee (14 chilogrammi pro capite) ma ne sono state raccolte solo 108mila. Il target imposto dall’Unione europea di quattro chili è ancora lontano: siamo a metà. Questo perché nel nostro Paese il sistema non è ancora a regime, nonostante i numerosi anni impiegati per recepire e mettere in pratica le direttive europee del 2002.
A causa di questo ritardo, secondo Greenpeace, «in Italia oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici sono state gestite in maniera del tutto incontrollata ». Valerio Angelelli è il tecnico che ha scritto l’attuale normativa per conto del governo Prodi. «Il problema - spiega - è che due anni dopo mancano ancora molti decreti attuativi, come quello “semplificazioni” che permetterebbe ai commercianti di ritirare il vecchio prodotto elettronico ». Un decreto atteso da tutto il settore, Confindustria compresa. Tanto che Angelelli a ottobre si è dimesso anche dal suo incarico di presidente del Comitato pubblico vigilanza rifiuti elettronici. Per denunciare l’inattività assoluta di Stefania Prestigiacomo, lo scorso 17 aprile gli attivisti di Greenpeace sono andati davanti al ministero.
«La ministra fa la bella addormentata spiega Vittoria Polidori, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace -, così abbiamo portato davanti al suo ufficio tanti rifiuti elettronici che avvelenano l’Italia e il futuro dei nostri figli». I provvedimenti per i Raee sono già scritti e andavano solo firmati. Ma secondo gli ambientalisti non è stato fatto niente. Greenpeace Italia ha pubblicato a marzo 2009 una ricerca a campione presso i centri di raccolta. Dall’indagine emerge un quadro impietoso: «Solo il 20% è risultato positivo al sopralluogo, mentre oltre il 40 non rispetta molti dei requisiti di legge», si legge nel rapporto. Alcuni addirittura non esistono: «All’indirizzo riportato per il centro di Vittoria (Rg) c’è un’abitazione privata ». Stessa cosa per quello di Picciano (Pe). «I centri di raccolta devono avere un ruolo centrale - conclude Angelelli - perché sono l’unico sistema che garantisce un corretto smaltimento e tracciamento dei Raee».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







