Trattato di Lisbona, il sì di Klaus. Ora l’Europa è più unita

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Paolo Tosatti
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UE. Dopo il via libera della Corte costituzionale ceca, arriva quello dell’euroscettico presidente. L’accordo potrebbe entrare in vigore a dicembre. Intanto i conservatori britannici, contrari all’integrazione, ridefiniscono la loro strategia.

Il percorso dell’Unione europea verso la ratifica del Trattato di Lisbona somiglia a quello di una lunga corsa a ostacoli. Una volta superato l’ultimo, restano comunque da percorre alcuni metri prima del traguardo, ma ormai la parte più difficile è alle spalle e tutto è pronto per lo scatto finale. Il giudizio di conformità alla carta fondamentale della repubblica arrivato ieri dalla Corte costituzionale ceca ha garantito il superamento dell’ultimo serio impedimento all’entrata in vigore dell’accordo elaborato nella capitale portoghese, trasformando la tanto agognata ratifica da parte del presidente Klaus in una semplice formalità.
 
Cui l’euroscettico leader ha adempiuto ieri alle 15:00. Così, dopo quasi otto anni di gestazione e un percorso disseminato di intoppi e problemi, il progetto di riforma delle istituzioni europee, nato per assicurare il buon funzionamento dell’Unione a 27, può finalmente vedere la luce, ridisegnando gli assetti e le geometrie istituzionali, e politiche, della Ue. A cominciare dalle cariche di presidente del Consiglio europeo e di alto rappresentate per la politica estera. Se infatti il sì di Praga ha posto la parola fine alla lunga maratona di Lisbona, ha contemporaneamente dato il via alla corsa ufficiale per le due poltrone, su cui già da alcune settimane si è aperto un “totonomine” che ha coinvolto giornali e televisioni di tutto il continente.
 
Mentre Tony Blair sembra sempre più vicino alla poltrona di primo presidente del Consiglio, si continua a speculare sui nomi del futuro responsabile degli affari esteri. Tra i superfavoriti, l’attuale ministro degli Esteri britannico, il laburista David Miliband; il suo collega svedese Carl Bildte; l’attuale commissario europeo per l’Allargamento, il finlandese Olli Rehn; l’europarlamentare romeno Adrian Severin; l’ex ministro francese del Lavoro e della solidarietà Elisabeth Guigou e Massimo D’Alema, presidente del Consiglio dei ministri tra il 1998 e il 2000 e capo della diplomazia italiana durante il secondo governo Prodi.
 
Dopo la firma di Klaus, il Trattato di Lisbona potrebbe entrare in vigore già a dicembre, e comunque non più tardi di gennaio. Intanto l’altro strenuo oppositore al processo di integrazione europea, il leader dei conservatori britannici David Cameron va ridefinendo la propria strategia. Dopo essersi dichiarato «molto deluso» dal via libera di Praga, ha promesso di definire la sua nuova politica europea entro la settimana. Secondo quanto indicato dal leader stesso, che i sondaggi danno come favorito per le elezioni del prossimo anno, la scelta maggiodei Tories sarà quella di rinunciare al referendum sul trattato, promesso durante la campagna elettorale. Per placare i molti euroscettici del partito, Cameron potrebbe invece puntare su una nuova strategia di resistenza e opposizione a Bruxelles, che prevede la rinegoziazione di alcuni aspetti del trattato e la richiesta di riappropriarsi di alcuni poteri, soprattutto in materia di politica sociale.