«Turisti da sfruttare» La bocciatura di Venezia

Giannandrea Mencini
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RAPPORTO. La classifica del National Geographic sui siti Unesco meglio gestiti. Siena si piazza al dodicesimo posto, poco sotto Assisi. La città lagunare è la quart’ultima su 94.

National Geographic Traveler ha reso noto in questi giorni una ricerca, elaborata da un comitato formato da 94 esperti in turismo sostenibile, che ha stilato una classifica sui siti Unesco meglio gestiti e preservati. Sono stati presi in considerazione 94 luoghi giudicati più importanti tra gli attuali 830 dichiarati Patrimonio dell’umanità. In questa classifica i Fiordi della Norvegia Occidentale conquistano il primo posto, seguiti poi dalla città di Vezelay (Borgogna) e Granada (Andalusia). Il primo luogo italiano lo troviamo solo al dodicesimo posto: Siena. La città toscana per gli studiosi riesce a ospitare migliaia di turisti e mantenere la sua vita reale «con il bucato appeso nei vicoli».
 
Il centro storico è libero dalle macchine e ricco di fantastiche architetture. E per gli studiosi non sembra «di essere in un palcoscenico ma in un luogo dove si possono mettere radici». L’ambiente cittadino è vivace e il turismo non ha stravolto la vita dei cittadini che «non lavorano per il turismo, piuttosto il turismo lavora per loro». Al diciottesimo posto, seconda per quanto riguarda i siti italiani in classifica, troviamo Assisi. Per i ricercatori «la città vecchia all’interno delle mura è ben gestita malgrado il gran numero di visitatori ».
 
Apprezzato sia il restauro del dopo terremoto che lo sviluppo moderno della città avvenuto specificatamente fuori dalle vecchie mura. Al ventunesimo posto dei siti Unesco analizzati, quindi il terzo italiano della lista, c’è la Costiera amalfitana. I ricercatori evidenziano la spettacolarità della costa e il fatto che Amalfi mantenga intatta la sua peculiarità di città marinara con gli edifici moderni ben integrati nel paesaggio. «Amalfi e Positano - scrivono i ricercatori - mantengono il loro fascino». Seguono poi un po’ distanziate nella classifica Portovenere-Cinque Terre e Firenze. Quart’ultima della classifica, e nota dolente per l’Italia, è la città di Venezia e la sua Laguna. Peggio della città lagunare hanno fatto solo le isole Galapagos, Portobello (Panama) e la valle di Katmandu (Nepal).
 
Nel rapporto si legge che a Venezia «si prova un senso di decadenza ovunque e per lo più dispiace, da visitatori, sentirsi complici del deterioramento della città. Non si percepisce la “vita reale” delle persone, poiché ciascuno sembra interessato soprattutto ad ottenere il massimo dai turisti. La visita culturale è perciò limitata ai monumenti, alle chiese e ai suoi rii». Una città quindi spopolata, priva di vitalità, che ha perso la forza di un tempo. Questa la descrizione impietosa di Venezia, fatta dagli esperti. Esistono però ancora zone, secondo gli studiosi, dove si possono vivere le tradizioni veneziane non danneggiate dal turismo di massa. Pertanto non solo sovraffollamento e un grande contenitore per visitatori di passaggio, ma una città che può ancora riscattarsi partendo dalle aree più popolari e tradizionali, non snaturate dal turismo e dalla sua laguna, da sempre un ambiente straordinario, che potrebbe essere valorizzato attraverso un’attività turistica moderna, consapevole e sostenibile.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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