Aie: Italia leader nelle rinnovabili
REPORT Uno studio analizza le politiche a sostegno delle fonti pulite. Positivi gli ultimi tre anni per il nostro Paese.
Se si vogliono dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2050, così da ridurre i significativi e irreversibili impatti del cambiamento climatico, in futuro il 50 per cento delle forniture mondiali di energia elettrica dovrà provenire da fonti energetiche rinnovabili. L’auspicio, mentre il vertice dell’Onu sul clima a Copenaghen entra nel vivo, arriva dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nel rapporto “Sviluppo e diffusione delle energie rinnovabili”. L’Italia è tra i Paesi a maggior sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e, in quest’ultimo triennio 2006-2009, il nostro Paese ha mostrato sensibili segnali di ripresa, specialmente per il fotovoltaico. Lo sviluppo delle energie rinnovabili contribuisce non solo alla mitigazione dell’effetto serra ma può fornire un contributo importante al Paese in termini di sicurezza energetica e di sviluppo economico.
Lo studio prende in esame le diverse politiche di promozione delle energie rinnovabili dei paesi Ocse e del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) nei settori: energia elettrica, riscaldamento e carburanti per trasporti. Trentacinque Paesi che rappresentano l’80 per cento dell’energia elettrica mondiale da fonte rinnovabile, il 77 per cento dell’energia rinnovabile termica e il 98 per cento dei combustibili alternativi per trasporto. Un lavoro di ricerca ma anche una forte denuncia dello scarso impegno profuso su questo fronte: «Solo un limitato numero di Paesi dell’area Ocse - dice il rapporto - ha realizzato efficaci politiche di stimolo alle rinnovabili. Raggiungere entro il 2050 gli obiettivi annunciati nello studio diventa una sfida enorme ma - prosegue - alternativa non c’è». Del resto, il potenziale espresso anche dalle tecnologie presenti (proprio per lo scarso utilizzo) è molto alto. Attualmente la generazione di elettricità a partire da fonti rinnovabili copre una quota di quasi il 18 per cento della produzione totale (+40 per cento tra 1990 e 2005). Una quota inferiore a quella del carbone (40,3 per cento) e solo di poco a quella del gas naturale. Superiore, però, a quella del nucleare (16 per cento). Secondo l’Iea, nella maggior parte dei Paesi Ocse, entro il 2020 il contributo da fonti rinnovabili può arrivare anche a 2,5 volte quello attuale.
Per le fonti di calore la soglia può arrivare anche a 30 volte mentre per i carburanti si arriva a 5 volte il livello attuale. Dati che portano l’Iea a esortare i governi «ad adottare politiche più efficaci» e che per l’Italia, dove si spende in media lo 0,003 per cento del Pil in Ricerca e sviluppo, dipingono un quadro ottimistico soprattutto per la cogenerazione, di solare termico e solare per la produzione di elettricità derivante dall’uso di biomasse e biogas e dalla geotermia. «Lo sviluppo di una filiera industriale delle fonti rinnovabili - ha poi spiegato Paolo Frankl, dell’Iea - è pienamente compatibile con il tessuto economico italiano, caratterizzato da una presenza diffusa sul territorio di piccole e medie imprese». Cinque i punti da cui partire per stimolare la crescita: «Rimuovere le barriere non amministrative e informative; predisporre un quadro normativo trasparente che attragga gli investimenti, introdurre incentivi transitori per sostenere l’innovazione tecnologica, sviluppare un pacchetto di incentivi ad hoc tarati sulla maturità delle tecnologie». La strada è tracciata. Ora tocca alla politica
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






