Amore per il territorio e la legalità. In cooperativa

Danilo Chirico
Giacomo_zappia.png

LUOGHI PRECARI: Giacomo Zappia racconta l’esperienza di Valle del Marro, che aderisce all’Associazione Libera: «La cooperativa nasce nel 2004 ma di fatto abbiamo iniziato a lavorarci nel 2002, quando si iniziò a parlare della possibilità di attuare in Calabria un progetto per la gestione dei beni confiscati alle mafie». I 30 ettari iniziali sono diventati 120 e i nove soci dell’avvio sono ora quindici.

Una laurea brillante in Scienze agrarie, l’azienda di famiglia all’orizzonte, un dottorato di ricerca all’università in tasca, la libera professione come consulente che ti prende a grande velocità. Di fronte a tutto questo si possono fare tante scelte. Giacomo Zappia, 36enne di Polistena, un paese della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria, ne ha fatta una - insieme ad altri otto ragazzi - che sa un po’ di rivoluzionario. Guai a dirglielo, naturalmente. Per Giacomo e gli altri è stato semplicemente uno sbocco naturale, un altro tassello di un percorso di passione civile e amore per il territorio. Questa scelta si chiama Valle del Marro, una cooperativa che aderisce a Libera Terra, che gestisce i terreni coltivati ai clan della ‘ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro. «La cooperativa nasce nel 2004 - racconta Giacomo - ma di fatto abbiamo iniziato a lavorarci nell’ottobre del 2002, quando si iniziò a parlare della possibilità di attuare in Calabria un progetto di Libera per la gestione dei beni confiscati alle mafie».
 
A coinvolgerlo nel progetto è don Pino De Masi, parroco di Polistena, vicario generale della diocesi di OppidoPalmi, referente dell’Associazione Libera e soprattutto punto di riferimento vero e reale di un intero territorio che si oppone alla ‘ndrangheta. «Don Pino mi aveva cresciuto, mi ha chiesto di dare una mano - sottolinea Giacomo - e ho accettato. All’inizio erano dei sopralluoghi sui terreni, poi un contratto di un anno con Libera mi ha permesso di dedicarmi a pieno al progetto e da semplice spettatore sono diventato protagonista». La cooperativa comincia a lavorare nel 2005 su 30 ettari di terreno (adesso sono diventati 120) e dai nove soci iniziali adesso impiega quindici persone. «All’inizio è stato volontariato per tutti - sottolinea Giacomo - poi mano a mano, a partire dalle persone che lavorano nei campi, abbiamo cominciato a fare contratti veri». Il risultato è che adesso «siamo di fronte a una opportunità di lavoro vera, con il riconoscimento di tutti i diritti, senza scappatoie».
 
Certo, la situazione non è semplice «e niente è scontato, tutto va seguito con grande attenzione giorno dopo giorno, ma credo di poter dire che la prima fase, quella più dura, è stata superata». Oggi quello che è e sarà della Valle del Marro, secondo Giacomo che della cooperativa è presidente, «dipende dalla nostra voglia di fare». I prodotti sono pesto di peperoncino, melanzane, miele («ancora in piccole quantità ma di grande pregio», precisa Giacomo) e soprattutto le olive da cui nasce un olio extravergine buonissimo che ha avuto anche riconoscimenti nazionali per la propria qualità. «Si chiama castellanense - dice Giacomo con orgoglio un omaggio alla frazione Castellace di Oppido Mamertina, dove ci sono gli uliveti. Era un posto florido, abbandonato negli ultimi anni a causa delle faide di ‘ndrangheta ». Oggi, grazie alla Valle del Marro, sta rinascendo. Tutti i prodotti sono biologici e conservati in modo naturale. I risultati sono buoni e si guarda al futuro pensando a crescere: «Oggi curiamo solo la prima fase della lavorazione - spiega Giacomo - ma ci stiamo attrezzando per avere un laboratorio nostro ».
 
Si allargheranno le attività e aumenteranno anche i prodotti: «Faremo prodotti dalle olive e punteremo sugli agrumi che sono un altro prodotto identificativo per il nostro territorio», rivela Giacomo. L’esperienza della Valle del Marro è dirompente in Calabria. Non era scontato che nascesse, non è scontato che sopravviva. Una grande scommessa che i ragazzi hanno vinto e che tutti devono difendere con i denti. Non è facile: la cooperativa è finita nel mirino dei clan almeno quattro volte in questi anni. «Il 19 dicembre del 2006 - ricorda Giacomo - poi ad aprile 2007. E l’anno scorso, e pochi mesi fa». Soprattutto i primi due blitz delle cosche sono stati terribili: parole di morte, danni che puntavano ad affossare la cooperativa. «Nel loro codice hanno detto in maniera chiara: se vogliamo, possiamo fare tutto - rimarca - Volevano tagliarci le gambe. Noi abbiamo risposto con la non violenza, con il lavoro determinato, con la lucidità che ci ha permesso di essere di nuovo all’opera il giorno dopo. Abbiamo detto a chiare lettere che siamo parte di un meccanismo di cambiamento che non si ferma».
 
Segno che la presenza di questa cooperativa sul territorio rappresenta un’anomalia inaccettabile. I piccoli traguardi «Sarebbe sciocco negare - confessa Giacomo - i momenti di sconforto, di delusione, di tristezza. Ma posso dire che sicuramente non è mai mancata la voglia di andare avanti. La cosa bella di questa esperienza è che ogni giorno hai la possibilità di toccare con mano i piccoli traguardi. Ormai tutto questo fa parte di te e non puoi più farne a meno». Non poteva essere altrimenti, peraltro. Giacomo ha un passato nell’associazionismo, è scout, ha seguito don Pino Demasi e il suo percorso di liberazione dai clan sin da bambino. Anche la famiglia capisce, lo incoraggia. «Certo - ammette - i miei genitori immaginano per i figli una laurea e un lavoro tranquillo. Ma la mia famiglia condivide i valori di questo progetto: non ha mai pagato il racket, ha collaborato con le forze dell’ordine, ha denunciato ». Aggiunge: «I miei genitori hanno fatto una scelta antimafia senza indugi, cosa potevano dirmi?». In effetti.
 
E anche tra gli amici, le persone vicine «nessuno s’è allontanato: in un paese piccolo ci si conosce tutti e tutti sanno da che parte stai», dice orgoglioso. E rivendica anche il fatto che ogni anno centinaia di giovani volontari di tutta Italia arrivano in cooperativa a lavorare sui campi: «È un’esperienza bellissima perché in maniera concreta si riesce a sfatare l’idea sbagliata che c’è della Calabria - insiste - qui non c’è solo la ‘ndrangheta e i ragazzi lo capiscono subito e iniziano un tam tam che alla lunga darà i suoi frutti». Marketing territoriale di quello vero, che va ben oltre le campagne pubblicitarie pensate da creativi di dubbie qualità. Ma c’è di più: «I volontari costringono i giovani e gli adulti del nostro territorio a mettersi in discussione». E ce n’è bisogno, sempre. Solo pochi giorni fa è stato ucciso un giovane di 18 anni Francesco Maria Inzitari. Dieci colpi di pistola.
 
Era il figlio di un ex esponente dell’Udc finito in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Una storiaccia, quella del padre. Una storia ancora peggiore per Francesco Maria colpevole di essere “figlio di”. Don Pino Demasi ha subito scritto un appello ai giovani del territorio: ribellatevi! E ha ripetuto quelle parole fortissime celebrando i funerali. «I giovani devono impegnarsi seriamente, con costanza. Devono sporcarsi le mani, si devono dare da fare - spiega - e non bisogna cedere all’idea dell’emergenza, nel nostro territorio la situazione è difficile sempre. Qualche tempo fa mandarono un superprefetto: è durato un anno e mezzo, poi ne hanno nominato uno con poteri normali. Significa che sono stati risolti tutti i problemi? ». La verità «è che servono una strategia di lungo periodo, impegni costanti».
 
E aggiunge: «Anche gli adulti devono prendere coscienza di quello che succede e dare spazio ai giovani che vogliono impegnarsi: il problema della Piana riguarda tutti». Così, prendendo spunto da un motto scout, dice: «Chi pone il proprio onore, merita fiducia ». Dove l’onore non è quello travisato dalle logiche della ‘ndrangheta. Non c’è scoramento nelle parole di Giacomo. Non potrebbe. «Appena dieci anni fa non riuscivo neanche a immaginare che un gruppo di giovani - dice - avrebbe avuto in gestione i terreni confiscati ai clan Piromalli e Mammoliti. Per il futuro non voglio pensare a niente, o meglio: spero che sulla scia del cambiamento avviato, nei prossimi dieci anni accadano cose talmente importanti che oggi non riusciamo neppure a immaginarle ». Il coraggio, la costanza. E la forza della (non) immaginazione. danilochirico@dasud.it

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31