Anche il Padreterno scende in campo per convincere i leader
INIZIATIVE. Imam, rabbini e reverendi usano fedi diverse per veicolare un unico messaggio: fermare il riscaldamento globale. Questa la promessa che si sono fatti a Copenaghen, dove hanno deciso di fare pressione sui capi di Stato.
Quando Dio creò la terra forse non immaginava che l’uomo avrebbe creato il riscaldamento climatico. Per sistemare le cose, quindi, ora i suoi emissari sono giunti a Copenaghen per convincere fedeli di tutto il mondo a fare pressione affinché si giunga ad un accordo sul clima. Alla chiamata hanno già risposto imam, rabbini, reverendi, che useranno i canali della fede per veicolare il messaggio: fermare il riscaldamento globale. Che si abbia fede, o meno, poco importa: le religioni hanno una nuova missione: salvare la Terra dalle emissioni di Co2, le nuove forze del male. A testimonianza di questo impegno, durante la giornata di domenica, le campane di tutto il mondo hanno suonato 350 volte, per sottolineare la necessità di porre la cifra come vero limite della concentrazione di ppm (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera.
L’evento clou è stato il servizio ecumenico tenutosi nella Cattedrale luterana di Copenaghen, al quale hanno preso parte la Regina Margarethe di Danimarca l’ex primo ministro Poul Nyrup Rasmussen, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, e il nobel per la Pace Desmond Tutu. «Bisogna aprire gli occhi davanti al problema- ha ammonito Williams - e superare la paura di perdere voti adottando delle politiche impopolari. Non dobbiamo aver paura di cambiare il nostro stile di vita». Ma tocca a Desmond Tutu lanciare un messaggio più diretto al presidente Obama. «per favore, dona al mondo un accordo giusto - esclama Tutu concitato - senza dimenticare che «la speranza è ancora viva». I religiosi presenti non pregano per la salvezza divina, cercano piuttosto un’azione concreta da parte di tutti.
«La soluzione spirituale è far capire ai fedeli le responsabilità di ognuno per combattere contro il riscaldamento climatico - ha dichiarato Sofie Persen, della chiesa luterana danese - dobbiamo cambiare i nostri consumi». Per Tofiga Falani, della Congregational Christian Church di Tuvalu «È assolutamente urgente appoggiare il piano radicale: le vite di centinaia di migliaia di uomini sono a serio rischio - ammonisce. L’intervento divino in verità non è una novità delle ultime ore, molte delle chiese evangeliste, infatti, hanno già cambiato la propria visione sul cambiamento climatico, abbandonando il fatalismo millenarista.
Anche la Umma, la comunità ecumenica islamica, è scesa in campo contro il global warming. «Verde è il colore dell’Islam», afferma la confederazione musulmana australiana. Una posizione non isolata dagli altri fedeli di Maometto. A Medina è stato lanciato recentemente un piano per trasformare la città santa saudita in una green city. Il progetto, lanciato dal Grand Mufti Sheikh Ali Goma’a, comprende moschee ecosostenibili, educazione ambientale nelle scuole coraniche e testi sacri stampati su carta riciclabile. Insomma le religioni si fanno sempre più verdi, nella speranza che l’anatema di Dio, magari anche aiutate dalle forze laiche, spingano le coscienze dei leader a fare qualcosa.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






