Basescu confermato presidente. Il Paese fa i conti con il passato
ROMANIA A vent’anni dalla rivoluzione che destituì Ceausescu non è l’eredità lasciata dal regime che preoccupa
la popolazione, che celebra in sordina i mille e oltre martiri di Timisoara, ma le incertezze sul presente e sul futuro.
Una vittoria sul filo del rasoio che ieri è stata definitivamente confermata dalla Commissione elettorale. Il presidente rumeno Traian Basescu può tirare un sospiro di sollievo: il riconteggio dei voti chiesto dallo sfidante socialista Mircea Geoana si è risolto in suo favore. Anche se soltanto per 70mila preferenze, il leader si è ufficialmente aggiudicato il ballottaggio che gli assegna un insperato secondo mandato. La profonda crisi economica che sta attraversando il Paese e il costante aumento della disoccupazione durante l’ultimo anno avevano fatto salire alle stelle le quotazioni dell’avversario socialdemocratico, che tutti i sondaggi, fino a una settimana prima del voto, davano vincente. Sfavorevole a Basescu anche l’instabilità dell’esecutivo, che viaggia in regime provvisorio da mesi, vista l’incapacità del centrodestra di raggranellare in Parlamento una maggioranza capace di governare. Ed è proprio a causa di questa precarietà che il Fondo monetario internazionale ha sospeso l’erogazione degli aiuti spettanti al Paese, senza i quali la ripresa appare impossibile.
Malgrado tutto, però, Basescu ha vinto. Forse semplicemente perché il suo avversario aveva scelto di perdere. Forse Geoana non ha convinto gli elettori della sua autonomia da Ion Iliescu, padre padrino del Partito social democratico, ex leader del Komintern, discusso successore di Ceausescu. A vent’anni dalla rivoluzione che destituì il dittatore comunista, sembrerebbe una normale reazione di rigetto da parte dell’elettorato rumeno. Eppure, non è tanto l’eredità lasciata dal regime che preoccupa la popolazione, che celebra in sordina i mille e oltre martiri di Timisoara, ma le incertezze sul futuro e le riforme necessarie nel presente. Come quella della trasformazione del sistema bicamerale in unicamerale, promossa dallo stesso Basescu durante la campagna elettorale e approvata con un referendum in concomitanza col primo turno delle presidenziali.
Dalle prossime elezioni il numero dei rappresentanti in Parlamento sarà ridotto del 30 per cento, un cambiamento che, secondo il capo dello Stato, ridurrà di molto lo spazio di manovra per chi voglia gestire il potere tramite mazzette e tangenti. Una strategia vincente, quella di Basescu, che ha puntato tutti i suoi sforzi propagandistici per convincere l’elettorato che sarà il più ardente nemico della corruzione. Tentativo riuscito, a quanto pare. I rumeni, ben consci che l’illegalità diffusa nell’amministrazione della cosa pubblica sia la piaga più grave che affligge il Paese, gli han no creduto. O forse non hanno creduto allo sfidante Geoana, che proprio alla vigilia del voto è stato costretto a confessare, in un’intervista televisiva, di aver recentemente incontrato un imprenditore indagato per corruzione. Frequentazione più pericolosa dei tanti plutocrati dell’era Ceausescu ancora iscritti al suo partito.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







