Basta un click e riemerge la storia della Mesopotamia

Maria Luna Moltedo
museo di baghdad.png

MEMORIA. Lo straordinario museo di Baghdad, saccheggiato durante le guerre del Golfo del 1991 e del 2003, è ora anche un virtual museum online. Si può così ammirare una selezione di reperti sumerici, babilonesi, assiri, islamici, custoditi all’interno dei due piani della struttura museale reale. L’apporto italiano di Cnr e Farnesina al progetto è stato fondamentale per ottenere questo risultato.

Un tour virtuale, un vero e proprio museo online, è stato possibile grazie a un progetto curato dal Cnr per il ministero degli Affari esteri. Infatti, cliccando sul virtual museum (www.virtualmuseumiraq.cnr.it) di Baghdad è possibile ammirare una selezione di reperti sumerici, babilonesi, assiri, islamici, custoditi all’interno dei due piani della struttura progettata nel 1937 dall’architetto tedesco Werner March. La regione dell’Asia compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate è quella che gli antichi Greci chiamarono Mesopotamia, odierno Iraq. In questa terra fertile e rigogliosa si svilupparono, dal V millennio a.C., civiltà ricchissime e potenti, che hanno lasciato splendide testimonianze della loro gloriosa storia. Sumeri, Accadi, Babilonesi, Assiri fondarono città lungo le rive dei fiumi o dei loro affluenti, come Uruk, Ur, Lagash, Nippur, Babilonia, Khorsabad, Ninive, cinte di mura e con all’interno templi e palazzi monumentali.
 
La regione venne dominata successivamente dai Persiani e poi dai Seleucidi, dai Parti, da Roma e, infine, dal VII secolo, dagli Arabi. Migliaia di reperti rinvenuti in tutta la Mesopotamia, chiamata anche “culla della civiltà”, sono la testimonianza archeologica dei popoli che hanno abitato la regione e sono stati custoditi nel museo di Baghdad, costituito nel 1923. Il museo è stato fortemente danneggiato nella prima Guerra del Golfo (1991) e violentemente saccheggiato nel 2003, durante l’invasione delle truppe americane che deposero il regime di Saddam Hussein, ma dal 23 febbraio 2009 i suoi tesori sono nuovamente accessibili al pubblico, anche se in modo parziale. Alla riapertura del museo ha avuto un’importante partecipazione l’Italia, con tecnici di competenze diverse (Cnr, Centro ricerche archeologiche e scavi di Torino, Istituto centrale del restauro, ministero degli Affari esteri, ministero per i Beni e le attività culturali).
 
I tori alati dei palazzi palatini assiri continuano a narrare un pezzo di storia mesopotamica, insieme a rilievi monumentali, ai corredi delle tombe reali e alla statua colossale del dio Abu: trafugati, danneggiati, distrutti, all’interno del museo, durante le razzie e i saccheggi dell’aprile 2003, le preziose testimonianze della civiltà assirobabilonese in marmo, alabastro, avorio, oro, sono state recuperate, restaurate e ricollocate all’interno del museo che da sempre racconta, dalla preistoria all’età islamica, la Terra fra i due fiumi, culla della civiltà della scrittura, della ruota, del primo codice di leggi, quella che per prima ha imparato a misurare il tempo astronomico. Il Paradiso dell’Eden, come lo descrive la Genesi.
 
A sei anni dal saccheggio del museo di Baghdad, il patrimonio archeologico e monumentale iracheno torna quindi a essere visibile online e in parte dal vivo. Il museo virtuale ha mantenuto la stessa sequenza cronologica del museo reale: sulla base della documentazione fotografica fornita dalle autorità irachene, che hanno partecipato con grande entusiasmo all’iniziativa, aderendo anche al progetto di formazione per i funzionari del ministero dei Beni culturali iracheno proposto dal Cnr, i reperti sono stati ricostruiti e modellati virtualmente con speciali tecnologie. Infine, è di questi ultimi giorni la notizia che Google ha annunciato che presto, all’inizio del 2010, saranno online 14mila fotografie di manufatti antichi provenienti dal museo nazionale di Baghdad, reliquie delle civiltà babilonese, assira e sumera. Un’iniziativa lodevole, perciò, quella di rendere accessibile a tutti, attraverso la Rete, una parte dell’immenso patrimonio della mezzaluna fertile. Merito del progetto del Cnr. Un’iniziativa made in Italy.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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