Capodanno precario

Rossana De Rossi

LA STORIA. Da 36 giorni 200 ricercatori e tecnici precari dell'Ispra occupano il tetto dell’Istituto a Roma per protestare contro la scadenza dei loro contratti. Dal primo gennaio 2010 molti resteranno senza lavoro, come già accaduto quest’anno a 250 loro colleghi. Inutile la trattativa con la struttura commissariale, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, e le richieste di incontro con il ministro Stefania Prestigiacomo

E' iniziato il conto alla rovescia sul tetto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Non si tratta del classico countdown che precede capodanno: il -1 che è sulla bocca dei 200 ricercatori e tecnici precari, che ormai da 36 giorni occupano il tetto dell’Istituto a Roma, è riferito alla scadenza dei loro contratti.
 
Da venerdì, molti dei migliori scienziati esperti di mare resteranno senza lavoro, come già accaduto quest’anno a 250 loro colleghi che si occupavano (tra le altre cose) di dissesto idrogeologico ed emissioni: inutile la trattativa con la struttura commissariale, guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, nominata dal ministero dell’Ambiente, come le richieste di incontro con la titolare del dicastero, Stefania Prestigiacomo, che alla vigilia di Natale si è limitata a un’incredibile dichiarazione nella quale chiedeva al governo di intervenire, quasi che lei non facesse parte dell’esecutivo.

 

«Quelle parole sono state le uniche che abbiamo sentito dal ministro - conferma Massimiliano Bottaro, biologo marino - in sede di trattativa il prossimo incontro è stato fissato intorno al 20 gennaio, ossia quando i nostri contratti saranno scaduti da un pezzo».
 
Per aggiungere al danno la beffa, nei giorni festivi a cavallo di Natale l’amministrazione ha deciso di chiudere i cancelli dell’Istituto, cercando di impedire le visite dall’esterno ai precari: solo l’arrivo di molti parlamentari ha convinto i commissari a uno “strappo” alla regola, in  particolare dopo che il senatore Ignazio Marino era stato costretto a scavalcare il cancello.
 
Questa situazione si ripeterà nei primi giorni del nuovo anno, mentre quasi ogni sera si diffonde la notizia di un possibile sgombero imminente: «Cercano di intimidirci - attacca Bottaro - ma non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare al nostro diritto di protestare in modo civile; ci piace pensare di essere diventati un simbolo per la ricerca e la salvaguardia dell’ambiente, e questo ci incoraggia ad andare fino in fondo». La richiesta non è solo quella di un rinnovo dei contratti.
 
«Da sempre chiediamo un piano per la graduale immissione in ruolo del personale precario e il rilancio dell’ente - sintetizza Michela Mannozzi del coordinamento Usi-Rdb Ricerca Ispra - per restare in tema festivo non ci accontenteremo del piatto di lenticchie del rinnovo dei contratti, peraltro indispensabile, ma vogliamo arrivare alla soluzione definitiva di una situazione grottesca ormai nota anche all’estero, da quando ne hanno parlato addirittura la rivista Science e il Financial Times».

 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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