Clima, le cinque mosse per salvare il pianeta

Susan Dabbous
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IINIZIATIVA. Kyoto club e Fondazione sviluppo sostenibile lanciano un piano per il summit che apre lunedì prossimo. L’auspicio comune: l’Italia non resti ai margini.

Il 20-20-20 è già storia. Non basta più. Il Kyoto club e la fondazione per lo sviluppo sostenibile appoggiano la nuova proposta europea e chiedono un taglio delle emissioni di gas serra del 30 per cento (rispetto al 1990) in vista della conferenza sul clima di Copenaghen che si aprirà lunedì. Questa è solo la prima, ma forse la più significativa, delle cinque proposte presentate ieri al Senato. Le altre riguardano la richiesta di un trattato legalmente vincolante, un maggior impegno da parte dei paesi ricchi, sgravi per quelli meno industrializzati (in particolare la Cina), trasferimenti tecnologici alle nazioni rimaste indietro, ma, soprattutto, efficaci sistemi di controlli e sanzioni per chi sfora.
 
Il tutto visto in un quadro che non può prescindere dal ruolo degli enti locali: Regioni e Comuni in primis. In altre parole, è inutile scomodare i Big da ogni angolo della Terra, se chi amministra la vita di tutti i giorni si ritrova ad avere a che fare con tagli, non delle emissioni purtroppo, ma dei fondi. Per questo è stata ribadita l’urgenza di definire un programma di sviluppo delle energie rinnovabili articolato regionalmente, per realizzare il famoso obiettivo del 17 per cento del consumo al 2020, affiancato da un’azione di risparmio. L’efficienza energetica, di cui si fa un gran parlare da anni, resta però ancora un principio di massima, con poco seguito.
 
Piuttosto che risuscitare il nucleare, per dirla con la vicipresidente del Senato Emma Bonino, sarebbe il caso di iniziare a sostituire le tecnologie obsolete, aggiustare i vecchi edifici ed immaginare che i prossimi saranno costituiti solo dall’edilizia passiva. L’efficienza energetica «diventi vincolante ha esortato la leader dei radicali. A rinforzare la sua posizione anche una mozione parlamentare sul tema. Si tratta di una «grande carta che l’Italia può giocare sulla questione clima». Sul vertice danese poi la Bonino fa una premessa che sembra voler sottolineare una grave mancanza. «Esiste un tabù ha spiegato - la questione demografica non viene affrontata da troppo tempo. Bisogna riconvocare al più presto la Conferenza Onu sulla popolazione. Dai sei miliardi attuali passeremo a nove, come è possibile immaginare che questo non abbia un impatto sul clima?».
 
La questione demografica, analizzata da un punto di vista decisamente più tecnico, viene tirata in ballo anche dal presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi. «Non possiamo chiedere agli oltre 500milioni di indiani che non hanno accesso all’energia elettrica di tagliare i gas a effetto sera, nel Paese l’emissione pro capite è bassissima. È davvero sciocco paragonarlo alla Cina - spiega l’ex ministro dell’Ambiente. Per il momento quindi i due paesi asiatici hanno promesso di ridurre la propria intensità energetica: l’India del 25 e la Cina del 40 per cento. In termini di CO2 però le cose stanno diversamente, in una ripartizione equa del budget di emissioni che ci restano da spendere al 2050: «La Cina dovrebbe diminuirle del 2 per cento mentre l’India potrebbe aumentarle del 60.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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