Con la crisi gli italiani diventano imprenditori è record di nuove attività
DOSSIER. Confartigianato ha reso noti i dati relativi al 2009. L’alimentare è in crescita dell’1,6 per cento.
Per superare la crisi non c’è niente di meglio che aprirsi una attività in proprio. Mettersi in gioco, emancipandosi da raccomandazioni e aiuti che come al solito non arrivano mai, puntando su un mestiere che funziona e dalle tradizioni ormai consolidate come l’artigianato alimentare, rigorosamente Made in Italy. Questo è il messaggio che si nasconde dietro gli ultimi dati sulle imprese artigiane nate nel 2009 e pubblicati ieri da Confartigianato. Un bilancio atteso di questi ultimi dodici mesi, funestati dalla recessione, che non solo fa ben sperare per il futuro ma esalta la capacità di reazione degli italiani.
«Il settore alimentare artigiano - si legge nel rapporto di fine anno - ha fatto registrare il record di nascite imprenditoriali che nel 2009 ha toccato quota +1,6 per cento, pari a 1.318 aziende in più da settembre 2008 a settembre 2009. Una crescita che si accompagna a quella dei consumi - prosegue - che sotto le feste natalizie potrà crescere anche del 2 per cento». A conti fatti, in totale esercitano 83.216 imprese artigiane del settore, tra cui i 5.812 laboratori specializzati nella trasformazione dei 175 prodotti Dop, Igp e Stg. Sono panificatori, produttori di pasta fresca, norcinerie, attività di lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi, produttori di olio e di specialità lattiero-caseari, produttori di vini, grappe, birre artigianali. Ma anche pasticcerie laboratori di cioccolato, torrefazioni, gelaterie e tutto quell’irresistibile “mondo del dolce” animato da quasi 45mila esercizi, dove lavorano 166mila addetti e che alimenta un mercato da 70 milioni di euro per 50mila quintali di prodotti ogni anno. Merce comprata e consumata con voracità soprattutto a Natale.
Solo per panettoni e pandori artigiani, ad esempio, Confartigianato prevede che potranno essere raggiunti i risultati del 2008 quando ne furono venduti 120mila quintali per un valore di 240 milioni di euro. Una spesa non indifferente che la crisi potrebbe mettere in discussione tanto da spingere i pasticceri artigiani a mantenere invariati i prezzi (da 14 a 20 euro al kg per panettoni e pandoro artigiani; da 10 a 13 euro al kg per i torroni) rispetto allo scorso anno. Una passione per i dolci, la nostra, seconda solo alla Francia dove ogni 100mila abitanti ci sono 72 imprese di questi settori mentre in Italia ci fermiamo 66. Cifre che allontanano di molto il resto d’Europa come la Spagna ad esempio, ferma a 24 imprese o la Germania a 18. Le regioni dove si sono registrati i maggiori tassi di crescita nel 2009 sono state la Puglia con il 3,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, seguita dalla Sardegna (+3,4%), dalla Lombardia (+3,3), dal Piemonte (+2,7), dalle Marche (+1,8) e dalla Toscana (+1,7).
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






