Copenaghen e la demografia

Marco Cappato

IDEE. La crescita della popolazione mondiale è il fattore che ha maggiormente contributi nell'ultimo secolo ad aumentare il consumo delle risorse ambientali.

Nella preparazione del Vertice sul clima è stato finora rimosso il fattore che più di tutti ha contribuito, nell’ultimo secolo, ad aumentare il consumo delle risorse ambientali: la crescita della popolazione mondiale. Nonostante il tasso di fecondità sia in calo in molte parti del pianeta, si prevede che la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di abitanti entro il 2050. Questo dato, combinato alla crescita dei consumi nei Paesi in via di sviluppo, indica che il boom demografico continuerà nei prossimi decenni a determinare l’impronta ecologica della specie umana sulla Terra.
 
In quei Paesi è quasi inesistente la concreta affermazione del diritto alla salute riproduttiva e all’informazione sessuale, della contraccezione e della pianificazione familiare, servizi che potrebbero contribuire a contenere la popolazione mondiale sotto gli 8 miliardi, con un impatto enorme su risorse scarse come aria, acqua e suolo. Per diminuire i rischi di fallimento del Vertice, i cosiddetti “Grandi” della Terra dovrebbero superare i veti ideologici del fondamentalismo clericale e natalista - del quale il nostro governo è totalmente succube - e accogliere l’invito del Fondo Onu sulla Popolazione e lo sviluppo a promuovere i diritti della donna, la sua emancipazione e l’affermazione della sua piena libertà e responsabilità in materia sessuale e riproduttiva come priorità della comunità internazionale.
 
Bisogna subito invertire la tendenza di questi ultimi anni, che ha visto addirittura diminuire la spesa da parte dei Paesi donatori per la pianificazione familiare. Le nuove tecnologie e la penetrazione dei mezzi di comunicazione di massa nei Paesi in via di sviluppo rappresentano un’occasione unica per informare l’opinione pubblica mondiale sulle conseguenze della bomba demografica. Tenendo fermo il rifiuto delle pratiche illiberali e violente di controllo delle nascite “alla cinese”, dobbiamo mettere in pratica quella strategia di “rientro dolce” - cioè basato sull’informazione, il diritto e la libertà - della popolazione mondiale, come scelta vitale per il futuro del pianeta.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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