Dal Midas al lancio irridente delle monetine. La parabola di un socialista diventato premier.

Aldo Garzia
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MEMORIA. Il 19 gennaio, decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, sono annunciate varie iniziative per ricordarlo. La più importante si svolgerà presso il Senato. E forse è pronta anche la “riabilitazione” da parte del Quirinale. Ma chi era l’uomo politico più potente degli anni Ottanta? Vale la pena di riaprire la discussione. Di seguito un profilo fortemente critico del personaggio [Nell'articolo sotto di R. Ruocco un profilo più comprensivo].

L’ era politica di Bettino Craxi inizia nella calda giornata del 16 luglio 1976, quando il Comitato centrale del Partito socialista lo elegge segretario nel salone dell’Hotel Midas a Roma. Nelle elezioni politiche di quell’anno il Psi era sprofondato al 9,6% mentre il Partito comunista balzava al 34,4. Tutte le correnti del Psi - da quella autonomista di Pietro Nenni a quella di sinistra di Riccardo Lombardi - pensano che occorra dare uno scossone al partito e buttare giù dalla torre Francesco De Martino. La riunione del Midas è un putsch di palazzo. Craxi è considerato un segretario di transizione, di cui ci si potrà liberare facilmente alla prima occasione, anche se è il principale collaboratore del leader storico Nenni, oltre che capogruppo del Psi alla Camera. I dirigenti socialisti sbagliano i conti. Craxi, da subito, dimostra di non essere un segretario travicello e trasforma sia il partito sia la sua politica con lo slogan “primum vivere”. Nel successivo congresso di Torino del 1978, alleandosi con la sinistra di Claudio Signorile, lancia la strategia di “alternativa” in contrapposizione al “compromesso storico” di Enrico Berlinguer, segretario del Pci.
 
In quell’anno, quando Aldo Moro è rapito dalle Brigate rosse, rompe “il fronte della fermezza” degli altri partiti e si schiera - quasi isolato - per la trattativa con le Brigate rosse. Sempre nel 1978, riesce a far eleggere Sandro Pertini presidente della Repubblica esaltando l’orgoglio del Psi. Forte della “centralità” riconquistata dal partito nella politica delle alleanze di governo e del risultato nelle elezioni del 1979 (9,8%), Craxi sferra la polemica teorica nei confronti dei comunisti. Mentre Berlinguer parla di “terza via” e di “strappo” dall’Unione Sovietica, lui butta a mare il pensiero di Karl Marx e riscopre quello di Joseph Proudon. La rivista Mondo operaio e l’omonimo Circolo culturale, diretti per un breve periodo da Paolo Flores d’Arcais, diventano una task force intellettuale. Poi cambia il simbolo del Psi, sostituendo la falce e martello su libro e sole nascente con il garofano rosso. Promuove giovani dirigenti, come Claudio Martelli - il suo delfino - e Gianni De Michelis.
 
L’ombra della P2
Lo scandalo della P2 apre la porta alla premiership di Bettino Craxi. Il 5 ottobre 1980, sul Corriere della Sera, compare un’intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli, definito nel sommario: «Capo indiscusso della più segreta e potente loggia massonica». Il 17 marzo 1981, indagando sul rapimento del banchiere Michele Sindona, i giudici entrano in possesso dell’elenco di 962 affiliati alla P2: sono uomini della finanza, dello spettacolo (c’è lo stesso Costanzo), dell’imprenditoria (compreso Silvio Berlusconi), delle forze armate, dei servizi segreti e della politica (per esempio, Pietro Longo segretario del Psdi, Enrico Manca del Psi e Fabrizio Cicchitto, in quel momento socialista lombardiano). La lista è resa pubblica il 20 maggio. Nei mesi successivi divampa lo scandalo che vede protagonisti Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano (rinvenuto successivamente impiccato a Londra, sotto il Blackfriars Bridge), e Michele Sindona (avvelenato nel carcere di Voghera nel marzo 1986). Questi episodi minano il governo presieduto dal repub blicano Giovanni Spadolini. Il Psi esce dal governo e nuove elezioni politiche si svolgono il 26-27 giugno 1983. La Dc perde il 5,4% dei voti e non può chiedere il ritorno del solito Giulio Andreotti a Palazzo Chigi.
 
Il Psi si attesta all’11,4. Il 4 agosto 1983 Craxi forma il suo primo governo sostenuto da una maggioranza di pentapartito: Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli. Vicepresidente è il democristiano Arnaldo Forlani. Craxi nomina come suo principale collaboratore Giuliano Amato, il “dottor Sottile”. Le prime scelte ribadiscono la contrapposizione con il Pci: via libera ai missili Cruise su territorio italiano voluti dagli Stati Uniti e avvio dell’abolizione della scala mobile. Lancio di una “grande riforma” istituzionale, che rimase tuttavia «un inutile abbaiare alla luna », come riconobbe lo stesso Craxi. Il 1984, con il Congresso di Verona, segna il trionfo di Craxi. È confermato segretario per acclamazione. Non c’è neppure bisogno di far votare gli organismi dirigenti nella maestosa cornice congressuale voluta senza badare a spese. Nella platea del congresso spiccano nomi dello spettacolo e del made in Italy. Un episodio turba però l’apoteosi craxiana di quei giorni a Verona. Berlinguer è fischiato ripetutamente, mentre prende posto tra le delegazioni dei partiti presenti al Congresso. «Non ho fischiato Berlinguer solo perché non lo so fare», commenta Bettino con i giornalisti.
 
Berlusconi e il Caf
Gli anni Ottanta si caratterizzano all’insegna del craxismo dilagante come peculiare concezione della politica che ha il suo punto di forza a Milano, città simbolo della voglia di benessere e modernità che sembra avvolgere l’Italia. Chi vuole fare carriera, nella politica, negli affari, nel giornalismo, deve avere il consenso dei socialisti. In quel periodo è coniato per Craxi il soprannome di “Bokassa” (il dittatore del Congo) per indicare il suo modo ruvido e imperiale di gestire le cose della politica dentro e fuori il Psi. Nell’ottobre 1985 c’è però la prova di forza con Washington, un positivo sussulto di autonomia nazionale, quando Craxi impedisce agli aerei statunitensi di ripartire dalla base di Sigonella in Sicilia con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro.
 
Il premier coglie l’occasione per ribadire la sua solidarietà a Yasser Arafat. E come dimenticare gli ottimi rapporti tra Craxi e Berlusconi? Il 20 ottobre 1984, premier Craxi, è approvato dal Consiglio dei ministri il “decreto Berlusconi”, varato dopo la decisione dei pretori di Torino, Roma e Pescara di oscurare i canali televisivi della Fininvest che trasmettevano a livello nazionale con lo stratagemma delle cassette inviate a tv locali. Il decreto stabilisce la legalità delle trasmissioni e viene approvato dal Parlamento con il voto di fiducia. Nell’Archivio Craxi, reso pubblico dal dicembre 2007, c’è una lettera di Berlusconi successiva a quel voto di fiducia: «Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti.
 
Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio». Nel 1980, Craxi aveva fatto da padrino al battesimo di Barbara, primogenita di Berlusconi e Veronica Lario. Quando il proprietario di Fininvest divorzia dalla prima moglie, le seconde nozze con Veronica sono celebrate nel 1990. Officiante è Paolo Pilitteri, sindaco socialista di Milano, cognato di Craxi. Testimoni degli sposi sono Craxi e sua moglie Anna, insieme a Fedele Confalonieri e Gianni Letta. Durante i quasi quattro anni passati al governo, i giornali coniano la sigla “Caf ” per indicare un esecutivo fondato sul patto tra Craxi, Andreotti e Forlani. Craxi resta a Palazzo Chigi fino al 17 aprile 1987, un patto denominato “della staffetta” vorrebbe che lui cedesse il posto a Ciriaco De Mita ma invece si va a elezioni anticipate che logorano il rapporto Dc-Psi. I democristiani non hanno più intenzione di affidare a un socialista Palazzo Chigi.
 
In questo passaggio Craxi avrebbe la possibilità di ricucire i rapporti con il Pci e la sinistra in nome della costruzione di un’alleanza antidemocristiana ma non lo fa. Nel novembre del 1989 crolla il Muro di Berlino. Craxi pensa di avere a portata di mano la definitiva vittoria nella querelle con il Pci. Per questo, lancia il progetto di “unità socialista” e fa scrivere quelle due parole pure nel nuovo simbolo del Psi. Achille Occhetto, diventato segretario del Pci al posto di Alessandro Natta, replica con la “svolta” che avvia la trasformazione del Pci in Pds e lancia il referendum per istituire la preferenza unica contro la corruzione della vita politica (Craxi, quando si tratta di votare su quel quesito nel 1991, invita gli italiani ad «andare al mare»). L’offerta da parte di Craxi di una confluenza nel Psi non è accolta dal nuovo Pds. E Bettino replica opponendosi inizialmente alla richiesta del Pds di entrare a far parte dell’Internazionale socialista. Dà il via libera solo su pressione del tedesco Willy Brandt e di altri leader europei.
 
Il mariuolo Chiesa
Il 17 febbraio 1992 è arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e presidente del Pio Albergo Trivulzio. Craxi pensa di poter archiviare il caso, definendolo - in una Tribuna politica in tv - «episodio isolato di un mariuolo». Chiesa è espulso dal Psi. Ma il leader socialista sottovaluta cosa sta per abbattersi su di lui e sul Psi. Inizia, infatti, l’inchiesta “Mani pulite” da parte dei giudici di Milano che lo fanno bersaglio di alcuni avvisi di garanzia per “finanziamenti illeciti” al Psi: si tratta di tangenti pagate da industriali, uomini d’affari e industrie pubbliche. Sull’onda di “Tangentopoli” si va alle elezioni anticipate del 5-6 aprile 1992. Secco ridimensionamento della Dc (29,7% con un meno 4,6). Flessione del Psi (13,6), del Pds (16,1) e di Rifondazione (5,6). Exploit della Lega nord (8,7). È un vero e proprio “terremoto politico”. Il 25 aprile 1992, come prima conseguenza della tornata elettorale, Francesco Cossiga si dimette dalla carica di presidente della Repubblica (verrà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro).
 
Il “picconatore” - come è chiamato in quel periodo per le sue esternazioni - definisce «armata Brancaleone» la maggioranza parlamentare uscita dalle urne che forma il governo quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli presieduto da Giuliano Amato. Intanto proseguono le inchieste giudiziarie del Tribunale di Milano su corruzione politica e tangenti che colpiscono soprattutto esponenti di Dc e Psi. La legislatura iniziata nel 1992 dura solo due anni e sarà conclusa da un governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi. Craxi depone lo scettro di segretario del Psi nel febbraio 1993, dopo quasi sedici anni di potere assoluto nel partito e altrettanti nella vita politica e pubblica italiana. Il 17 febbraio è arrestata la sua segretaria di fiducia Vincenza Tomaselli. Craxi combatte come può. Quando la Camera, il 29 aprile 1993, discute l’autorizzazione a procedere contro di lui chiesta dai giudici di Milano, pronuncia un discorso in cui sostiene che tutti i partiti sono finanziati in modo illecito.
 
L’Assemblea di Montecitorio nega l’autorizzazione a procedere. Craxi è contestato il giorno dopo con lancio di monetine e fischi dalla folla che lo aspetta davanti all’Hotel Raphael, la tradizionale residenza romana del leader socialista. Nel corso dei mesi successivi, Craxi è interrogato in tribunale dal giudice Antonio Di Pietro per il processo sulle tangenti Enimont. Con la fine anticipata della legislatura e l’abolizione dell’autorizzazione a procedere per i parlamentari, iniziano a circolare voci incontrollate su un suo possibile arresto. Craxi lascia l’Italia il 5 maggio 1994 e si rifugia nella sua villa ad Hammamet, in Tunisia. Isolato, minato nel fisico da una grave forma di diabete, definito “latitante” dai giudici di Milano e dai nemici politici, conduce le ultime battaglie politiche a colpi di fax e dossier. Non ci sta a passare come unico capo di un partito di potenti e disonesti.
 
Nello stesso tempo rifiuta di farsi processare in Italia, il che resta uno dei suoi errori politici. Nelle elezioni anticipate del marzo 1994, sono intanto entrati in campo Berlusconi e Forza Italia. A loro spetta il compito della restaurazione mentre il Psi ha un risultato minimo: 2,1%. Craxi muore il 19 gennaio 2000. I funerali si svolgono nella Cattedrale di Tunisi. Premier è Massimo D’Alema che offre il rito dei “funerali di Stato”. La famiglia dell’ex premier rifiuta. A Tunisi, subissati dai fischi, rappresentano il governo Lamberto Dini, ministro degli Esteri, e Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Craxi è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Per tutti gli altri processi è stata pronunciata sentenza di estinzione del reato a causa del decesso dell’imputato.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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