Il lago delle promesse
DISSESTO. Continua l’allarme a Massaciuccoli. Ormai è una corsa contro il tempo per evitare che l’esondazione avvenga prima dell’evacuazione delle case. Un’emergenza frutto delle tante parole e dei pochi soldi stanziati
E' ormai un dato di fatto che dietro le tanto sbandierate emergenze ambientali c’è la mano dell’uomo. Una mano che però raramente è accompagnata dal rispetto dell’ambiente e dallo studio delle conseguenze che la progressiva antropizzazione del territorio possa comportare.
L’ultimo esempio in ordine cronologico è la Toscana, dove è prevista per venerdì, il primo giorno del 2010, l’esondazione del lago Massaciuccoli. I piani concordati tra i responsabili dei comuni interessati (Massarosa, Viareggio e Camaiore), il prefetto di Lucca, Carmelo Aronica ,e il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, prevedono l’evacuazione delle case entro giovedì sera.
Intanto a Pisa è stata aperta nella nottata l’Unità di crisi predisposta dal vicecapo del dipartimento di Protezione civile Bernardo De Bernardinis che però precisa che quello dell’esondazione del lago è lo scenario peggiore ma non quello al momento più probabile. «Se anche tale scenario si realizzasse - ha specificato - solo aree limitate dei paesi interessati verrebbero coinvolte, aree situate attorno alle zone depresse e meno abitate».
Continua intanto il lavoro delle idrovore per scongiurare l’esondazione del lago. Su richiesta della Regione Toscana, alle 6 di ieri mattina personale della protezione civile della Provincia di Firenze ha portato a Massarosa (Lucca) l’insacchettatrice della colonna mobile per permettere di velocizzare le operazioni di riempimento con sabbia dei sacchetti destinati a rinforzare gli argini.
Nelle ore più drammatiche, però, si cerca anche di risalire alle cause e proprio l’urbanizzazione è sul banco degli imputati. Non è un caso, poi, che proprio la Toscana, secondo il rapporto di Legambiente Ecosistema a rischio 2009, abbia il 91 per cento dei comuni nelle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua e delle zone in prossimità di versanti franosi e instabili.
In Italia, solo la Sicilia con il 93 % dei comuni, sta peggio della regione governata da Claudio Martini. In Sicilia e in Toscana c’è anche il maggior numero di comuni presenti in zone a rischio insediamenti e fabbricati industriali e produttivi. Il 100 % dei comuni in provincia di Lucca, Massa e Pisa, tra l’altro, sono a rischio idrogeologico. Un problema, però, che riguarda tutto il nostro Paese.
Ma che sembra non interessare la nostra classe politica, ormai abituata ad agire soltanto in regime di emergenza. Proprio recentemente, e sotto la spinta di tragici eventi, il governo ha destinato un miliardo di euro per il dissesto idrogeologico. Questa somma non è altro che un orientamento relativo ai fondi già destinati alle aree sottosviluppate da utilizzare da qui al 2013.
Tra Legge Finanziaria e Bilancio 2010, l’attuale maggioranza destina alla tutela dell’ambiente circa 276 milioni di euro, confermando la marginalità del comparto di tutela ambientale (difesa mare, difesa suolo e bonifiche, aree protette, Ispra e Cites, convenzione internazionale sul commercio delle specie protette), spuntando le unghie ai controlli ambientali: visto che a Ispra, nella quale sono confluiti anche Icram (l’istituto di ricerca sul mare) e Infs, (l’istituto nazionale per la fauna selvatica) si destinano nel 2010 solo 86 milioni di euro quando alla sola Apat lo scorso anno, la Legge Finanziaria 2009 destinava 90 milioni di euro.
È lo stesso governo che destina oltre 1 miliardo e 564 milioni circa di euro alle infrastrutture strategiche (autostrade e la linee ad alta velocità ferroviaria), destinando fondi 15 volte inferiori alla mobilità urbana (solo 120 milioni di euro), non dà un centesimo alla sicurezza delle ferrovie (dopo il disastro di Viareggio e senza riconfermare almeno i 15 milioni di euro destinati a questo scopo dalla Legge Finanziaria 2009) e alla sicurezza stradale (a cui la Finanziaria 2009 destinava 41 milioni di euro) e si scorda addirittura di rifinanziare, come ogni anno, il capitale dell’Anas.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







