Il leone in gabbia
IN FONDO. Berlusconi da solo contro tutti. Contro Napolitano, contro Fini e forse anche contro la Lega.
Come un leone ferito in gabbia, Berlusconi ripete i suoi attacchi a sistema politico, giudici e Quirinale ma non può fare quello che vorrebbe: la via verso le elezioni anticipate è disagevole. L’altro giorno ha fatto spallucce, quando gli hanno chiesto un parere sull’irritazione del presidente Napolitano per il discorso che aveva tenuto a Bonn: «C’è una situazione di violenza solo nei miei confronti». Aggiunge Berlusconi: «La Costituzione è vecchia, i tempi impongono chiaramente una riforma. Le modifiche che sono necessarie le porteremo avanti comunque, meglio se con l’opposizione».
Poi ha negato che il suo obiettivo sia lo scioglimento delle Camere per dare il colpo del ko all’opposizione e al suo rivale nel centrodestra Gianfranco Fini: «Non ho mai pensato neanche una volta a elezioni anticipate. Il governo porterà a termine la legislatura». Nessuno gli crede. A indurlo a un temporaneo arretramento, oltre allo sbarramento prevedibile di Napolitano e Fini, è la posizione della Lega contraria a elezioni anticipate per timore di un ennesimo rinvio della riforma sul federalismo, quella fiscale e politica. Il controcanto quotidiano a Berlusconi lo fa come al solito Fini: «Nel capo dello Stato si devono riconoscere tutti gli italiani. Si ponga fine al clima di derby permanente e si lavori per il bene comune, fermo restando il ruolo di garanzia che hanno alcune cariche».
Il leone ferito in gabbia sa che se forzasse la situazione, fino a tentare di provocare lo scioglimento delle Camere, ci sarebbe chi proverebbe a formare un “governo istituzionale”. E poi l’azzardo assomiglierebbe a una partita a poker: Berlusconi da solo contro tutti. Contro Napolitano, contro Fini e forse anche contro la Lega. Con Casini e Rutelli costretti a fare ponte con Pd, Idv e la sinistra, in una sorta di “comitato di liberazione nazionale” E l’opposizione? Dopo la manifestazione di una settimana fa (“l’onda viola”), c’è attesa per qualche altra dose di fantasia e iniziativa fuori dai partiti. Ce n’è bisogno anche in Parlamento, dove prima di Natale il governo potrebbe approvare con due voti di fiducia, alla Camera e al Senato, legge finanziaria e riforma del processo breve.
Bersani sarà ancora convinto di aver fatto bene a non farsi vedere in piazza San Giovanni, dove c’era un moltitudine come non si vedeva da tempo? C’è infine un problema che riguarda in particolare la sinistra. Di fronte alla crisi istituzionale che non ha precedenti e vede contrapporsi Palazzo Chigi, Quirinale e Montecitorio (il presidente del Senato tace in ossequio al capo che lo ha trasformato in un miracolato politico), ci sarebbe senz’altro bisogno anche di ritrovare l’iniziativa politica di Verdi, Sinistra e libertà, Radicali, Socialisti e Federazione dei comunisti. Chiedere che tornino a parlarsi è forse troppo, visti i precedenti. Eppure che il Paese abbia bisogno di tutte le forze democratiche, unite oggi, è cosa difficile da confutare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






