L’italia finita nei Casini
POLITICA. La strategia pigliatutto di Pier Ferdinando Casini. Alla prossima tornata elettorale di primavera, il rischio che corre il nostro Paese è di ritrovarsi l’Udc al governo in un alto numero di Regioni. Prospettiva poco rassicurante per chi ha a cuore almeno due temi: la laicità e l’ambiente
In Puglia con Emiliano e il centrosinistra. In Campania col centrodestra. Nel Lazio con la Polverini. In Lombardia con Formigoni. Fa paura questa strategia pigliatutto del brizzolato Casini. Basta far due conti e si capisce che, alla prossima tornata elettorale di primavera, il rischio che corre il nostro Paese è di ritrovarsi l’Udc al governo in un numero impressionante di Regioni.
Non è una prospettiva rassicurante per chi ha a cuore almeno due temi: la laicità e l’ambiente. L’iperclericale nuclearista Casini è quanto di peggio ci sia sul mercato in questo senso. Con lui sarà certo difficile istituire registri regionali per le coppie di fatto, e per il testamento biologico. Sarà complicato tenere a bada le truppe antiabortiste che osteggiano la Ru486 nel Servizio sanitario nazionale. E poi sarà difficile fare le battaglie contro le nuove centrali nucleari decise dal governo. O contro la privatizzazione, di fatto, dell’acqua.
Il tempo passa è la strategia politico culturale del Pd sembra sempre meno compatibile con qualunque disegno di società progressista. E sempre meno comprensibile. La politica veltroniana dell’autosufficienza ha devastato Verdi e sinistra nel 2008 alle politiche. E nel 2009 ha ripetuto l’impresa alle europee, con l’inserimento tempestivo, quanto ingiustificato, dello sbarramento al 4 per cento, che ha lasciato fuori dal Parlamento anche i Radicali della lista Bonino Pannella. Ora Bersani e D’Alema inseguono caparbiamente l’alleanza col meno digeribile dei democristiani. Ma come farà in primavera, un elettore che ha cuore laicità e ambiente, a votare la trimurti Pd-Idv-Udc?
Certo questo è il tempo dei partiti dell’amore, degli inciuci, dei fronti di liberazione nazionale. Il tempo delle affermazioni bizarre e marziane. Ma convincere un progressista, laico e ambientalista a votare un alleanza con Casini sarà compito arduo. Anche al tempo dell’“amore”. Meno difficile sarà, con l’attuale strategia, ingrossare le fila dell’Italia dei valori di Di Pietro.
Sembra proprio questa la nuova frontiera del masochismo piddino. Le urne si avvicinano e cresce l’urgenza di una prospettiva “altra”. Osare sognare, e correre rischi non calcolabili, o sacrificarsi alla logica delle alleanze per sopravvivere. Solo queste sembrano essere le opzioni sul tavolo. E se non fosse così? E se per sopravvivere si dovesse, stavolta, osare davvero?
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






