L’Italia va ancora a due velocità: in ritardo il Sud, va meglio al Nord
PAGELLA. Conquistano un dieci solo due città del Settentrione. Male Calabria, Campania e Lazio.
Secondo l’indagine di Legambiente, i due comuni che hanno fatto di più sono al Nord. Nella pagella conquistano un dieci solo Canischio (To) e Palazzolo sull’Oglio (Bs). Sul loro territorio «in seguito a interventi di delocalizzazione non esistono insediamenti antropici in aree a rischio idrogeologico - si legge nel rapporto - e viene realizzata un’ordinaria attività di manutenzione delle sponde e delle opere di difesa idraulica». Ma soprattutto i piani di emergenza aggiornati delle due amministrazioni sono aggiornati, sono state svolte attività informative ed esercitazioni, esistono sistemi di monitoraggio e di allerta in caso di pericolo, la protezione civile locale è sempre operativa. In pratica hanno lavorato bene e conquistano il riconoscimento di Legambiente.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da sette comuni che hanno ottenuto come voto, un misero 0,5. Si tratta di Acquaro (Vv), San Ferdinando (Rc), Oppido Marina (Rc), Altavilla Silentina (Sa), Polla (Sa), Quarto (Na) e Vejano (Lt). Tutti del Sud, tra Calabria e Campania tranne la cittadina laziale. In questi comuni «è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo frane e alluvioni e non sono state avviate attività di mitigazione del rischio», spiega il dossier. Per quanto riguarda i capoluoghi di regione solo due ottengono un voto sufficiente (Cagliari e Perugia). Potenza, Torino, Roma, Genova e Firenze scarso mentre Trento e Palermo addirittura insufficiente. Per il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza «serve maggiore cura del territorio, prevenzione e pianificazione ».
Guido Bertolaso, capo della Protezione civile nazionale al suo arrivo ieri mattina nella sede nazionale di Legambiente se la prende con la Capitale. «Sorvolando la città in elicottero ho visto alcuni insediamenti abusivi nei pressi dell’aeroporto dell’Urbe». Un piccolo scalo distante sei chilometri dal centro di Roma, utilizzato da politici, vip e imprenditori. È tra due fiumi: Tevere e Aniene. «A Roma, dopo l’alluvione dello scorso anno - continua Bertolaso - abbiamo fatto molto ma nei pressi dell’Urbe ho visto baracche e capanne. Bisogna intervenire subito - denuncia il capo della Protezione civile - perché per se lasciamo correre tra un anno quegli insediamenti temporanei diventeranno di muratura e tra 36 mesi un condono sanerà l’illegalità. È questo - conclude Bertolaso - il virus che ha colpito l’Italia».
Anche per Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione civile di Legambiente «siamo indietro con interventi e monitoraggi in grado di evitare che fenomeni naturali diventino catastrofi. Le amministrazioni fanno poco nonostante sia diventato urgente abbattere le costruzioni abusive e puntare sulla delocalizzazione delle strutture a rischio. I dati lo dimostrano».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






