La via latinoamericana al benessere collettivo

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Orietta Possanza
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SAGGISTICA. I conflitti socioambientali stanno creando nel pianeta le condizioni per la costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo democratico? Le possibili risposte in Buen vivir, l’ultimo libro di Giuseppe De Marzo.

 
Il cambiamento socio-politicoculturale in America Latina è sotto gli occhi di tutti, com’è tuttavia evidente la crisi globale in cui si trova oggi l’umanità. Una crisi di civiltà le cui cause, le più eterogenee, devono essere esplorate in profondità. Essa «mette in luce l’insostenibilità politica e sociale di un modello di sviluppo che ha dimostrato la sua inadeguatezza e che pone domande forti, legate alla sopravvivenza dell’uomo sul pianeta». In America Latina ma anche in Asia, Africa e in altre comunità del Nord del mondo, i conflitti ambientali e sociali hanno creato le condizioni per la costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo. Giuseppe De Marzo, con il libro Buen vivir edito da Ediesse, casa editrice della Cgil, si pone, dunque, importanti domande sul futuro e sulla realizzazione di una nuova democrazia della Terra.
 
Esiste un’alternativa al modello capitalista? è possibile migliorare la vita di miliardi di persone ai margini? Si può coniugare economia e difesa dell’ambiente? è possibile sperimentare un nuovo patto sociale e ripensare le forme della rappresentanza? L’autore, sociologo e portavoce dell’associazione A Sud, prendendo a testimonianza Paesi di democrazia sociale partecipata come Bolivia ed Ecuador, e gli indios mapuche, prospetta e utilizza come ipotesi di “soluzione”, termini e concetti quali educazione popolare, autogoverno, orizzontalità, giustizia sociale, responsabilizzazione collettiva, mutualismo, creatività e decolonizzazione del potere. Superati i vecchi modelli di riformismo e rivoluzione che sembrano non essere più in grado di affrontare e risolvere problemi così complessi, l’esperienza dei Paesi del Sud del mondo pare divenire possibile esempio da guardare e studiare con attenzione. L’articolo 1 della Costituzione boliviana recita: «La Bolivia si costituisce come uno Stato unitario sociale e di diritto plurinazionale comunitario fondato sul pluralismo politico, economico, giuridico, linguistico... ».
 
E l’articolo 8: «Lo Stato assume e promuove come principi etici e morali della società plurale le seguenti raccomandazioni: non essere pigro, non essere bugiardo, non essere ladro, vivi una vita buona e armoniosa in una terra senza male e avviata su un cammino nobile». Un buon vivere che, auspichiamo con Evo Morales e Rafael Correa, sia regolato dall’armonia fra gli esseri umani e con la natura. Nella prefazione al libro, Adolfo Perez Esquivel, argentino premio Nobel per la Pace nel 1980, dichiara di apprezzare e condividere il giudizio dell’autore, in particolare quello sull’odierna crisi del capitalismo, «crisi che non può essere definita come congiunturale ma deve essere interpretata come qualcosa di strutturale e profondamente connessa alla crisi ambientale e sociale.
 
Da qui l’urgenza di un cambio di modello di democrazia e di un ripensamento del paradigma di civilizzazione». In postfazione Gianni Minà, giornalista e direttore della rivista Latinoamerica, aggiunge: «Il mondo occidentale crede di essere padrone della democrazia, ma ha commesso un grave errore, quello di credere che il suo potere sarebbe durato per sempre, trascurando i Paesi del Sudamerica, dove sta avvenendo un cambiamento epocale». Un libro molto interessante, almeno occasione di riflessione e confronto, apertura verso nuovi orizzonti. Dopo il quasi fallimento del vertice della Fao, speriamo ora nella prossima conferenza Onu di Copenaghen sul cambiamento climatico.