La protesta dei precari Ispra. Pronti a continuare fino a Natale

Rossana De Rossi

RICERCA. Gli scienziati sono arrivati al settimo giorno di occupazione della loro sede romana per contrastare il probabile licenziamento di 200 loro colleghi. Una mobilitazione che, però, non ha smosso il ministero dell’Ambiente.

Una mobilitazione da portare avanti ad oltranza, con l’occupazione del tetto o in altre forme da decidere giorno per giorno, per difendere i controlli e la ricerca ambientale, che devono essere «una risorsa per tutti gli italiani, al di la delle bandiere politiche». è la posizione espressa durante la conferenza stampa dei precari dell’Ispra, che ormai da una settimana occupano la loro sede di via Casalotti, a Roma, dal biologo marino Massimiliano Bottaro, portavoce dei ricercatori impegnati nella protesta contro il probabile licenziamento, entro gennaio, di 200 lavoratori, che seguirebbero i 250 già andati a casa da gennaio.
 
L’appuntamento coi giornalisti è stato l’occasione per fare il punto sui primi sette giorni di occupazione in cui i lavoratori sul tetto, sostenuti dal sindacato di base Usi-Rdb Ricerca, hanno ricevuto visibilità mediatica e «molta solidarietà » da parte del territorio, ma ancora non sembrano esser riusciti a far breccia nel ministero dell’Ambiente, dicastero vigilante per l’Istituto, e nemmeno nella struttura commissariale guidata dal prefetto Vincenzo Grimaldi, il quale in un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera ha parlato di una situazione che riguarda «solo quindici funzionari amministrativi », che comunque per l’ex vicecapo della Polizia sarebbe stata «enfatizzata dai media».
 
Bottaro invece ha sottolineato come la loro battaglia riguardi «tutta la collettività», citando anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha ricordato che «su grandi temi come l’ambiente e la ricerca ci può essere un interesse trasversale da destra a sinistra». Il ricercatore si è poi detto «orgoglioso » che Furio Colombo abbia definito la lotta dei precari una «battaglia di civiltà», mentre la sua collega Michela Mannozzi ha chiesto che ricerca e controllo «rimangano pubblici », specie su temi delicati come l’ambiente, evitando esternalizzazioni che rendono i lavoratori più ricattabili e i cittadini meno sicuri.
 
Alle possibili soluzioni pratiche per risolvere il problema dei precari si è invece dedicato il segretario nazionale di Usi Rdb, Rocco Tritto, che ha portato l’esempio di come la situazione dei lavoratori atipici sia stata risolta all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con provvedimenti «a costo zero» che hanno consentito di riconoscere la subordinazione ai ricercatori. Una strada che i commissari dell’Ispra, secondo il sindacalista «poco abituati a trattare e sicuramente più bravi a dare ordini » rifiuterebbero di intraprendere, continuando invece, per il geologo Andrea Fiorentino, a «dire cose completamente di verse da quelle che poi mettono in pratica», rassicurando i lavoratori per poi metterli di fronte al fatto compiuto del mancato rinnovo dei contratti.
 
L’unica certezza è che i precari «non hanno nessuna intenzione di scendere dal tetto, almeno fino a quando la controparte non darà risposte chiare sul loro futuro »: il primo appuntamento, convocato per ieri pomeriggio dall’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, era al tavolo regionale per le emergenze occupazionali, che è stato però disertato dalla struttura commissariale dell’Ispra. Sicuro invece l’incontro di oggi nella sede dell’Istituto all’Eur, in cui i commissari incontreranno tutte le sigle sindacali, con al primo punto dell’ordine del giorno il problema del precariato. Molti lavoratori sono scettici sui possibili risultati, e si preparano a una lunga lotta che, sussurrava qualcuno a margine della conferenza stampa, potrebbe «farci festeggiare anche Natale e Capodanno sul tetto, oltre al ponte dell’Immacolata».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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