Numeri in rosso e non solo, i grattacapi di Zapatero

Aldo Garzia
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MONDO. Lo sciopero della fame in Spagna di una dirigente del Fronte Polisario riapre il tema dei rapporti tra Madrid e Rabat, mentre tre cooperanti di Barcellona sono stati sequestrati in Mauritania da Al Qaeda. Il premier socialista presenta intanto il suo rapporto annuale sull’economia e illustra una legge per rendere il modello economico ecologicamente sostenibile.

 
José Luis Rodríguz Zapatero sta vivendo le più difficili giornate politiche da quando è stato eletto premier della Spagna nel 2004 e poi confermato nelle elezioni del 2008. Per la prima volta i sondaggi danno in testa il Partito popolare di Mariano Rajoy con un più 1,5 per cento rispetto al Partito socialista. A far scricchiolare la leadership di Zapatero non sono solo gli effetti particolarmente gravi della crisi internazionale sull’economia. In questi giorni ci sono due episodi di cronaca a tenere desta la preoccupazione del governo. Il primo riguarda lo sciopero della fame di Aminatou Haidar, dirigente del Fronte di liberazione del Polisario, nell’aeroporto di Lanzarote, una delle isole spagnole dell’arcipelago delle Canarie.
 
Le autorità del Marocco le hanno negato per tre volte il visto di ingresso e Haidar ha scelto la forma estrema dello sciopero della fame polemizzando con il governo di Madrid che sarebbe troppo tenero nei rapporti con il regime autoritario del Marocco dove regna il sovrano Mohammed VI. Secondo Haidar, i socialisti spagnoli non sosterrebbero la causa del Fronte Polisario che chiede l’autodeterminazione per la causa del popolo sahrawi il cui territorio nel Sahara occidentale è stato annesso dal Marocco e occupato in precedenza pure dalla Mauritania e dalla Spagna ai tempi del dittatore Francisco Franco. La questione è di particolare rilievo. Dal 1975 l’Onu e la Corte di giustizia internazionale dell’Aja hanno riconosciuto i diritti del popolo sahrawi. Nel 1979 il Fronte Polisario ha firmato un accordo di pace con la Mauritania che ha ritirato le sue truppe dal territorio occupato ma il positivo negoziato non è mai stato riconosciuto dal Marocco. I campi dei profughi saharawi restano perciò concentrati nella zona del Tinduf (Algeria).
 
Il governo di Zapatero sta tentando una difficile mediazione con il Marocco ma lo sciopero della fame della dirigente del Fronte Polisario batte su un nervo scoperto. La realpolitik dei rapporti tra Madrid e Rabat ha messo infatti tra parentesi il destino del popolo saharawi. La Spagna ha quattro enclave in prossimità del Marocco: Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomera, Peñón de Alhucemas. Madrid ha negli ultimi anni ammorbidito le sue relazioni con il Marocco soprattutto per tenere sotto controllo i flussi migratori che stavano diventando insostenibili per la Spagna. Lo sciopero della fame di Aminatou Haidar riaccende i riflettori su tutto ciò e Zapatero si sta adoperando, finora senza successo, per evitare il finale tragico di questa protesta. Il secondo episodio riguarda il sequestro in Mauritania di tre cooperanti spagnoli di una Organizzazione non governativa di Barcellona.
 
L’azione è stata rivendicata da Al Qaeda con l’obiettivo di colpire la Spagna per gli aiuti forniti alla Mauritania nella lotta contro il terrorismo. Una soluzione positiva della vicenda è molto incerta e la diplomazia di Madrid, già messa sotto stress da altri episodi, è chiamata a una dura prova. Lo scorso 17 novembre, dopo una trattativa durata oltre un mese, erano stati infatti liberati trentasei spagnoli che facevano parte del peschereccio Alakrana, sequestrati da pirati somali nelle ac que dell’Oceano indiano. Il cruccio più grave per Zapatero resta però l’economia. Giovedì scorso ha presentato presso il Palazzo della Moncloa, dove ha sede il governo, il rapporto annuale sull’andamento economico. I dati più aggiornati parlano di oltre 4 milioni di disoccupati. Nel frattempo - ha riconosciuto il leader socialista - è andato in frantumi il modello di crescita fondato sul “mattone”.
 
Dopo aver costruito aeroporti, autostrade, alta velocità ferroviaria, nuovi quartieri per far fronte all’immigrazione (4 milioni su 45 milioni di abitanti), il volano dell’edilizia si è bloccato pur lasciando in eredità la modernizzazione dei servizi che tornerà utile al momento opportuno. Da qui i provvedimenti degli ultimi mesi per rianimare l’intervento pubblico in economia: 500 euro di incentivo per chi compra una nuova automobile, 5 mila milioni di euro in investimenti per opere a livello municipale, 20 mila milioni di euro per gli investimenti finalizzati a un modello di economia ecologicamente sostenibile, acquisto di 420 mila computer da destinare agli alunni della scuola dell’obbligo. Senza queste misure, ha spiegato Zapatero, il tasso di disoccupazione sarebbe stato molto più alto anche se si è dovuto aumentare il deficit pubblico. Ma ora, ha continuato, è giunto il momento di riforme nel sistema bancario, nel mercato del lavoro per ridurre il precariato, nel sistema pensionistico, in quello delle garanzie sociali e della ricerca. Il leader socialista ha sostenuto che «la fine della crisi potrebbe essere imminente ma la Spagna ha il dovere di arrivare a questo appuntamento avendo riformato il suo sistema economico».
 
Proprio la scorsa settimana il governo socialista ha presentato in Parlamento il progetto di legge denominato “Per una economia sostenibile” che ha come obiettivo - ha concluso Zapatero - produrre di più e meglio, con maggiore attenzione all’ambiente e a nuovi settori produttivi legati all’ecologia: «Per economia sostenibile dobbiamo intendere quella capace di soddisfare le necessità economiche, sociali e ambientali senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni. Il nostro traguardo guarda alla realizzazione del nuovo progetto entro il 2020». Zapatero ha dalla sua parte il primo posto in classifica della Spagna in Europa in quanto a energia eolica. Attualmente oltre il 10 percento del fabbisogno energetico spagnolo è già assicurato dall’energia prodotta dal vento.
 
Anche il più grande impianto fotovoltaico del mondo appartiene proprio alla Spagna. Sorge in una zona isolata tra Madrid e Siviglia: 118 ettari con 46 megawatt di potenza per 350 mila pannelli solari. Il governo spagnolo ha assunto pure l’impegno di non costruire altre centrali nucleari, promettendo che verranno chiuse le otto che sono in funzione quando avranno concluso il loro ciclo. Zapatero fin qui è riuscito ad agire sia sulla condizione della cittadinanza (la strategia dei diritti e della laicità) sia su immaginario e simboli dell’agire politico (la rottura con ciò che restava del franchismo, l’idea di un governo che chiama alla partecipazione attiva singoli e gruppi sociali: il cosiddetto “socialismo dei cittadini”). Ora lo attende la prova più difficile: intervenire a fondo sul modello economico, dimostrando che i socialisti spagnoli hanno idee innovative pure su questo fronte e non si arrendono alle leggi spontanee del libero mercato.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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