Roma si merita la formula 1
Da qualche giorno penso al significato di un gran premio di F1 sotto le finestre di casa dei romani. Sono giunto alla conclusione, con un certo disgusto misto a una forma di rivalsa, che Roma, e i romani, se lo meritano un circuito sotto casa. In questo caso all’Eur, ma andrebbe bene anche ai Fori Imperiali, sotto casa mia, sull’Appia nuova, sulla Cassia, la Tiburtina, la Nomentana, il Grande raccordo anulare e la Tangenziale. Ovunque insomma. Lo meritano, ma non nel senso inteso da chi l’ha proposto. Una grandissima parte dei romani meritano di affogare nella propria melma, attivamente ricercata, coltivata con cura degna di miglior progetto. Persino coloro che oggi protestano contro “questo” scempio sono, nella maggior parte dei casi, gli stessi che hanno aderito a un modello che vede il suo vertice nelle gare di F1.
Costoro dovrebbero avere almeno la decenza di ingollare questo rospo in silenzio. Invece si indignano. Sono gli stessi che usano la macchina per andare a fare la spesa sotto casa (nessuna voglia di girare con il trolley à l’ancienne façon). Si arrabbiano se la benzina sale di prezzo, e si placano quando scende. Dicono “c’è un traffico impossibile, Roma è bloccata” dall’interno della loro auto. Naturalmente hanno tutti, contemporaneamente, la nonna malata da accompagnare all’ospedale e stanno correndo per qualche emergenza. E allora, che gli cada in testa questo circuito Gp. L’hanno finanziato e coccolato, si attaccano alle vetrine dei concessionari Ferrari, portano i loro figli a vedere le macchine belle e lucenti, guardano pure le cosiddette gare in tv. Questi individui viziati non diventeranno mai adulti a mio parere.
Gli “autocarnefici” ora si lamentano di strumenti di tortura che loro stessi hanno amorevolmente foraggiato dagli anni ‘60 in poi (in fondo siamo ancora fermi al “Sorpasso” di Risi). Qualche anno fa, nell’era Veltroni, la Renault fece una dimostrazione di F1 al Circo Massimo. Insieme ad uno sparuto gruppo di ciclisti urbani andammo a protestare, alzando le bici in aria e gridando allo scempio. Venimmo derisi, zittiti e, infine, identificati dalle forze di polizia. Dalle nostre parti la colpa è sempre di qualcun altro, e abbiamo sempre una scusa pronta per sentirci la coscienza pulita. Per questo voglio il Gp di F1 anche al Colosseo. Che i romani paghino l’orrore di cui si sono resi responsabili.






