Sanità, regalo di Obama

Emanuele Bompan
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STATI UNITI. Il Senato vara l’attesa riforma voluta dal presidente e quaranta milioni di americani vedono la possibilità di una copertura medica. Ma restano rischi e pericoli: il testo va ora armonizzato con quello approvato alla Camera

Il vecchio Ted Kennedy sarebbe stato davvero fiero del giovane Obama. Il presidente degli Stati Uniti sta realizzando il suo sogno: la riforma del sistema sanitario americano è passata anche al Senato. La nuova legge arriva 16 anni dopo il fallimento della proposta Clinton, a quasi mezzo secolo dall’ultima grande riforma della sicurezza sociale siglata da Lyndon Johnson negli anni Sessanta. Il prossimo passo sarà la stesura della versione finale del testo, armonizzando quello varato dalla Camera il 7 novembre scorso con questo approvato da 60 senatori (39 i contrari) alla vigilia di Natale. Una cosa è certa: per la prima volta oltre 40 milioni di americani avranno accesso alla Sanità.
 
Secondo una delle provvisioni più importanti contenute in entrambi i testi, infatti, nessun cittadino con condizioni mediche preesistenti (già malato) potrà più vedersi rifiutata la copertura assicurativa delle spese. In molti ritengono che questo successo sia il frutto del coinvolgimento delle grandi lobby farmaceutiche, come Pharma, che sono riuscite a difendere in parte il proprio interesse corporativo.
 
Le due versioni del testo, oltre 2.000 pagine, mirano agli stessi risultati: come l’obbligo di possedere un’assicurazione medica, ben accolto dal settore assicurativo, farmaceutico e ospedaliero. Per Jane Hamsher, del blog progressista Fire dog lake, questa legge è un «disgustoso insieme di errori, trappole e finanziamenti illeciti». Inoltre le spese che le varie compagnie dovranno affrontare per riformare il sistema sono state copiosamente diminuite, tanto da far infuriare vari membri della Camera. Ma per molti la grande abilità al compromesso di Barack Obama è stata la chiave del successo, là dove si era arenata l’Hillary care dell’era Clinton.
 
Mentre infuria la polemica sulle manovre politiche nascoste dietro il successo di Obama, a Capitol Hill già si dibatte su come verranno “mixati” i due testi. Il costo della riforma è lo stesso: circa 800 miliardi di dollari. La grande differenza è l’opzione pubblica. Il testo della Camera prevede la creazione di un sistema pubblico di assistenza sanitaria, in competizione con le assicurazioni private. Per colpa dei Democratici conservatori, i cosiddetti Blue dogs, del senatore indipendente Joe Libermann, in quello approvato dal Senato questa opzione, alla fine, è stata abbandonata per fare passare il testo. In pratica si è preferito estendere la copertura assicurativa dei programmi di assistenza per indigenti e anziani già esistenti Medicare e Medicaid.
 
I liberal potrebbero riproporre nel futuro ancora una volta la public option, anche se il compromesso sembra essere il cosiddetto trigger, un aiuto di Stato da fornire nel caso in cui le compagnie assicurative private non riescano a offrire piani competitivi e di qualità. Le altre differenze tra i due testi sono soprattutto numeriche: quante persone potranno beneficiare del programma Medicare (un range tra il 6 e il 4 per cento rimarrà scoperto), le tasse da applicare ai piani assicurativi per ricchi (21mila per il Senato, meno alla Camera), la data di entrata in vigore del bando dell’esclusione assicurativa in caso la persona sia già malata (subito secondo i deputati, nel 2014 per i senatori).
 
Entrambe le versioni dovrebbero «obbligare tutti i cittadini ad avere l’assicurazione sanitaria». Ma secondo il New York Times con la versione del Senato nel 2019 circa 20 milioni di cittadini ne saranno ancora privi. Resta da risolvere la spinosissima questione dell’aborto, impugnata dai Repubblicani per attaccare la riforma Obama. Il testo della Camera è quello più restrittivo: vieta qualsiasi sussidio federale. Nella versione del Senato a decidere saranno i singoli Stati. Obama, dopo un brutto dicembre, il suo successo l’ha avuto, anche se messo troppo velocemente in ombra dallo scampato attentato aereo di Detroit.
 
La cornice di Natale era perfetta. Chissà se a questo punto la versione definitiva arriverà per Pasqua, in coppia con quella sul clima e l’energia.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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