Smog killer, per i Verdi 100mila morti l’anno

Simonetta Lombardo
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INQUINAMENTO. Un dossier del Sole che ride calcola una perdita economica di 20 milioni di euro ogni dodici mesi per le giornate di lavoro perse.

Se le città italiane volessero mettere al sicuro la salute dei loro cittadini, minacciata dall’inquinamento atmosferico, dovrebbero ridurre almeno del 40 per cento le emissioni provenienti dalle combustioni di motori di macchine, caldaie, industrie. È questo, inoltre, l’unico obiettivo che permetterebbe all’Italia di rientrare nelle norme Ue sull’inquinamento atmosferico. Fino a oggi, le leggi europee dettavano limiti di concentrazione media annuale delle polveri sottili nell’aria che respiriamo: 40 microgrammi per metro cubo. Ma, per evitare l’effetto distorsivo delle medie, la Commissione europea ha anche fissato limiti quotidiani di inquinamento. Finora, le polveri sottili in atmosfera non potevano superare i 50 microgrammi per più di 35 volte in un anno. A Milano - dove sono sotto indagine sia il presidente della Regione Formigoni che il sindaco Moratti e il presidente della Provincia Podestà - questi sforamenti sono avvenuti (secondo l’autodifesa del governatore lombardo) 111 volte.
 
Aria irrespirabile anche a Torino 124 giorni, a Venezia 117, mentre a Napoli se ne contano più di 200: un disastro. Ma il peggio deve ancora venire. Infatti, a partire da gennaio, con l’entrata in vigore della nuova fase della norma europea, i giorni di superamento dei limiti non possono essere più di sette. Il governo italiano, tanto per cambiare, ha chiesto una deroga alla Commissione Ue: in sostanza, domanda un anno di tempo ancora per mettersi in regola. Ma l’Unione europea può concedere la deroga senza cominciare a multare il nostro Paese solo se ci sarà un piano di rientro dell’inquinamento tanto valido da lasciar pensare che tra un anno potremmo essere in regola. Peccato che il piano italiano proprio non ci sia: se tutto va bene, sarà discusso solo a metà mese nei ministeri e difficilmente riuscirà a superare il muro di indifferenza o peggio di ostilità dei dicasteri che si occupano di Trasporti o Sviluppo economico.
 
Perché contenere le emissioni che portano alla morte migliaia di italiani ogni anno significa fare cose importanti e previdenti: contenere il traffico privato, sostituire i mezzi pubblici, fare un serio programma di revisione delle caldaie, immaginare incentivi per i cittadini e per le imprese. Arrivando a tagliare – secondo quanto apprende Terra – del 40 per cento tutte le emissioni di inquinanti in atmosfera. Quasi un obiettivo simile a quello di Kyoto. Ma stavolta, a salire sul banco degli imputati non è l’anidride carbonica, il gas che fa salire la febbre del pianeta ma che a concentrazioni come quelle presenti oggi in atmosfera non provoca danni sanitari. Sono invece le polveri sottili, le Pm10 o le ancora più insidiose Pm2,5 che, assieme a una compagnia di giro di sostanze poco raccomandabili (ozono, composti volatili organici, benzene, ecc.) minacciano da presso la salute e anche la vita dei cittadini europei.
 
Le polveri sottili si infiltrano nei polmoni (e più sottili sono, peggio si infiltrano), penetrano nelle cellette degli alveoli assieme al loro carico di sostanze combuste e acide e lì provocano irritazioni tali da aumentare fortemente le possibilità di malattie respiratorie e anche di tumori. Ricorda il dossier “Le polveri assassine”, elaborato dalla Federazione dei Verdi con dati di organismi internazionali e italiani, che l’Organizzazione mondiale della sanità, in un recente documento, ha concluso che l’inquinamento da polveri fini nell’ambiente urbano è responsabile ogni anno di circa 100.000 morti (e 725.000 anni di vita persi) nella sola Europa. Secondo i dati incrociati di due diverse indagini sanitarie dell’Oms su otto e poi su tredici grandi città italiane, solo in queste aree si calcolano da 20 a 22 morti al giorno per cause direttamente collegate all’inquinamento atmosferico.
 
Secondo l’Associazione italiana di epidemiologia nelle otto grandi città italiane, fra cui Torino, Milano, e Roma (8 milioni di abitanti circa), c’è un rapporto significativo tra inquinamento da Pm10 e mortalità. Per ogni 10 microgrammi di polveri sottili in più in atmosfera si è osservato un aumento dell’1,4 per cento della mortalità totale nel giorno stesso o nel giorno successivo dell’1,4 specificamente per la sola mortalità da cause cardiovascolari, del 2,1 per cento per malattie respiratorie e così via. A rischiare di più, naturalmente, bambini piccolissimi – sotto i sue anni - e gli anziani. Sotto accusa, ricorda il rapporto dei Verdi è in primo luogo il traffico: «Non si possono individuare soglie sotto le quali si può affermare con certezza che non esistono effetti av versi».
 
Quindi, «il controllo della crescita del traffico veicolare, in particolare nelle aree urbane, è ineludibile se si vogliono evitare ulteriori pericoli per la salute », ammoniscono gli epidemiologi. E cambiare il modo e i mezzi del traffico è anche un modo per risparmiare. «Il numero stimato di giorni di attività compromessa a causa di disturbi respiratori (per persone di età oltre venti anni) è di oltre 2.7 milioni, cioè il 14.3 per cento del totale», spiega il dossier del Sole che ride. «Il Piano sanitario nazionale 2003-2005 riporta una stima relativa ad una città media europea di un milione di abitanti, nella quale si registri una concentrazione media di polveri sottili di 50 microgrammi\ metro cubo rispetto al valore limite indicato dalla Direttiva Europea, con un incremento di 500 decessi annui e un controvalore per giornate lavorative perse di almeno 20 milioni di euro l’anno».
 
La ricetta, insomma, non è ignota: mobilità sostenibile. Gli autobus italiani sono troppo vecchi, nel 2006 circa il 40 per cento aveva più di 15 anni e solo il 20 per cento meno di 5. Occorre acquistare almeno 20mila nuovi mezzi: a oggi la Finanziaria ha destinato zero risorse contro una necessità di 400 milioni di euro, secondo le stime dei Verdi. Per nuovi tram e metropolitane, sono necessari 2.400 milioni, per sostenere l’uso della bicicletta con provvedimenti di moderazione del traffico, piste e corsie ciclabili occorrono 100 milioni. «Il ponte sullo Stretto di Messina avrà un costo finale di 8,8 miliardi di euro. Rinunciando a questa opera si potrebbero realizzare 90 chilometri di metropolitana, oppure 621 di rete tranviaria, acquistare 3.273 tram e 23mila autobus ecologici».

I Giorni di superamento
Napoli 211
Ancona 120
Ravenna 118
Mantova 109
Frosinone 99
Benevento 94
Alessandria 92
Pavia 88
Milano 86
Caserta 85
Brescia 81
Padova 80
Torino 80
Lodi 78
Firenze 77
Lucca 76
Verona 76
Cremona 72
Modena 72
Piacenza 71
Vicenza 69
Reggio Emilia 68
Rovigo 68
Bergamo 61
Treviso 61
Roma 60
Avellino 58
Perugia 58
Pescara 58
Ferrara 57
Asti 54
Como 54
Venezia 54
Terni 53
Sondrio 52
Parma 51
Novara 49
Palermo 47
Pistoia 46
Pesaro 44
Bologna 43
Bari 38
Pisa 38
Varese 38
Cuneo 37
Pordenone 37
Prato 37
Lecco 36
Fonte: La mia aria-Legambiente

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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