Tra tormento ed estasi vita di donne con padri geniali
NARRATIVA. Un controverso rapporto con i rispettivi genitori, icone del Novecento letterario italiano, rende affini le storie di Lietta Pirandello e Anna Maria Sciascia. Lo racconta nel suo ultimo libro la figlia di Leonardo.
Sapevamo che un padre famoso e “ingombrante” potesse creare notevoli difficoltà, ma non avremmo mai creduto che essere figli d’arte potesse provocare veri e propri drammi. Anna Maria Sciascia, figlia di Leonardo, lo racconta nel libro Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, Avagliano Editore. Non ci svela i retroscena della vita con suo padre, anche se lui è sempre lì sullo sfondo, ma quelli di Luigi Pirandello. Con accuratezza e sensibilità, attraverso l’analisi dell’opera pirandelliana e delle lettere familiari, ci racconta il dramma di Antonietta Portulano, moglie di Luigi, e l’inquietudine della figlia Lietta. Dal rapporto tra lo scrittore con il personaggio donna, a quello dell’uomo con la donna vera - tralasciando la madre, figura nodale della sua formazione ideologica e sentimentale e Marta Abba, musa ispiratrice di cui molto si è detto - l’attenzione della Sciascia è infatti, incentrata sul suo rapporto con la moglie e la figlia Lietta. Una commossa interpretazione del vivere accanto ad uno scrittore complesso come Pirandello e anche un’occasione per parlare di sé.
«Su di loro posso, giovandomi del mio status naturale di figlia d’arte, ponendomi dal di dentro, fare un discorso non ti tipo scientifico letterario da addetto ai lavori, ma umano ed emotivo». Ed ecco dunque che, ancora con il ricorso a citazioni di suo padre Leonardo e di altri autori come Gaspare Giudice, Federico Vittore Nardelli, Gesualdo Bufalino, riesce a dare una visione dell’uomo Pirandello, vicino e familiare, attraverso gli occhi di Antonietta e Lietta. E se Antonietta è un caso a sé, poiché vive una paranoica gelosia - di cui scrive Camilleri, «il cervello di Antonietta ha fatto corto circuito, ma quel lampo ha illuminato la strada che Luigi cercava» - la vita di Lietta è tutta un rincorrersi d’estasi e tormento, «io so di non essere una natura di elezione. Io non sono una natura di azio ne. Sono un essere incapace di agire, che inevitabilmente soccomberebbe se dovesse misurarsi con la vita nella sua realizzazione pratica».
A far luce sulla natura del rapporto tra padre e figlia sono le lettere, riportate nel libro, che i due si scambiarono nel corso delle numerose separazioni. Lettere d’amore, scrive Anna Maria Sciascia, strazio per l’assenza, la lontananza, che si interrompono quando Pirandello si innamora perdutamente di Marta Abba. Lietta, con un colpo di testa, invierà una lettera al padre in cui giudica duramente Marta. Non sarà perdonata per questo per molto tempo, forse mai più. Antonietta Portulano, dal canto suo, «ombra della fatalità», con la sua pazzia segna il destino del marito e della figlia stessa. Una buona moglie, incapace tuttavia d’intenderlo e di sentire elevatamente, così la descrive Pirandello.
«Non può capire il male che viene dai pensieri e dalla fantasia, la preoccupazione per un’idea o un personaggio cui dar forma e la gioia di esserci riuscito», è l’interpretazione di Leonardo Sciascia. Delicata Anna Maria nel sottolineare le affinità con queste due donne, scrive appunto, che molte sono le corrispondenze, prevalente fra tutte un senso di solitudine e inadeguatezza che «pian piano, attraverso il ricordo di episodi, lacerazioni, piccoli traumi in parte dimenticati e talvolta completamente rimossi… oggi quella sofferenza è ormai lontana, struggente memoria e poesia, ho cominciato a sciogliere l’intricato nodo che ho sempre nascosto a me stessa ». Cercare costantemente la propria identità e percorrere la propria strada.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







