Una giornata al Civico zero Parola d’ordine: «Accoglienza»
REPORTAGE. Una struttura nello storico quartiere di San Lorenzo, a Roma, ne ospita a centinaia. Mohammed racconta la sua storia: fuggito dall’Afghanistan quattro anni fa, oggi aiuta i coetanei a superare i pericoli della strada.
Roma è una delle città con il maggior numero di minori stranieri non accompagnati. Ragazzi che giunti da soli nel nostro Paese spesso vivono in condizione di estrema povertà, dunque notevolmente esposti al rischio di abusi e sfruttamento. Nella capitale, dal dicembre dello scorso anno c’è una struttura che si occupa di dar loro sollievo dalle fatiche della strada: un pasto caldo, la possibilità di cambiarsi, di fare una doccia e di entrare a contatto in modo sereno con i loro coetanei. Il suo nome è Civico zero, e si trova nel quartiere di San Lorenzo. All’interno sono evidenti i segni del passaggio di ragazzi di varie culture e nazionalità. Graffiti con scritte in arabo, romeno e poesie appese ai muri nelle lingue più disparate.
L’aria che si respira è accogliente e, nella geografia urbana dei ragazzi stranieri di strada, questo è un luogo su cui contare. «Molti ragazzi arrivano in condizioni davvero difficili - afferma Mohammad Musavi, un educatore di Civico zero -. Alcuni addirittura con la scabbia e diverse piaghe sul corpo, provocate dalla vita di strada. Quello che facciamo noi, come prima cosa, è fornire adeguate cure mediche e la possibilità ai ragazzi di lavarsi e consumare un pasto caldo». Mohammad è un giovane di origine afgana di 22 anni, in Italia da quattro. La sua storia è simile a quella di molti altri minori che frequentano il centro, con la differenza che lui ce l’ha fatta. È la prova vivente che, con un adeguato percorso di accoglienza e integrazione, si può aspirare a condurre una vita degna e soddisfacente.
«Dopo il primo approccio - continua Mohammadcerchiamo di guadagnarci la fiducia del ragazzo, offrendo accesso gratuito a internet, diversi laboratori, e attività creative. Abbiamo anche una palestra. In un secondo momento poi, cerchiamo di capire le intenzioni del minore, il suo progetto migratorio, e per quanto possibile lo indirizziamo a scegliere la strada migliore, anche con l’ausilio di un avvocato per la consulenza legale». Nell’ambito del progetto civico zero, da ottobre 2008 ad oggi, sono stati contattati e seguiti oltre 1.200 ragazzi, di cui 534 sono stati supportati all’interno del centro diurno di San Lorenzo e 315 nelle attività su strada. Il fine è quello di fornire un sostegno ai minori che vivono in condizioni di marginalità sociale, e a forte rischio di devianza.
«Il nostro intento – spiega Laura Lagi, coordinatrice del progetto - è quello di rendere il più possibile accessibile la struttura. Lavoriamo anche con neo maggiorenni, e cerchiamo di agganciare il maggior nu mero di ragazzi andando anche per strada a fornire assistenza e a spiegare come opera il centro. Non vogliamo sostituire il lavoro degli enti locali - conclude la Lagi -, al contrario, cerchiamo di integrarlo e renderlo più efficiente ». In tarda mattinata arrivano i ragazzi che si precipitano sui computer. «Purtroppo molti sono delusi della loro esperienza italiana - dice Mohammad -. Il problema è che spesso per strada incontrano delle persone adulte che non hanno avuto fortuna, oppure sono finite a delinquere. Così cresce in loro la voglia di andare via. È bello però - conclude l’educatore - vedere i ragazzi che si impegnano nelle attività quotidiane. Che costruiscono piccoli oggetti di uso comune, che socializzano con propri coetanei». Con la speranza che tra questi giovani, un giorno, ci siano tanti nuovi Muhammad.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






