Uruguay, Mujica presidente. Appello all’unità nazionale

Paolo Tosatti
Pepe.png

AMERICA LATINA. L’ex guerrigliero del movimento di sinistra radicale Tupamaro ha vinto le elezioni. Entrerà in carica a marzo. I detrattori temono che possa avvicinarsi alle posizioni estremiste di Chavez. Ma il neoeletto punta alla moderazione.

E’ stato un dirigente del movimento di guerriglia urbana di estrema sinistra Tupamaro. Durante la dittatura militare ha trascorso in carcere quasi 14 anni, di cui 9 in isolamento. Ha conosciuto la lotta armata e sperimentato sulla propria pelle la repressione e le torture di un regime illiberale. Ora José Mujica, conosciuto con il nome di Pepe, è diventato il nuovo presidente dell’Uruguay. Una vittoria che consacra non solo la sua figura, ma anche la popolarità del Frente Amplio, la coalizione di centrosinistra che è salita al potere quattro anni fa in un periodo di forti turbolenze economiche e che ha saputo governare il Paese con moderazione e lungimiranza. Nominato ministro dell’Allevamento, dell’agricoltura e della pesca nel 2005, Mujica è stato uno dei politici più popolari degli ultimi anni in Uruguay, grazie al suo carisma e alla sua capacità di dialogo con l’elettorato. Il trionfo che ha ottenuto alle urne garantisce la continuità della politica di sviluppo portata avanti in questi anni dal Frente Amplio.
 
«La miglior pubblicità che abbiamo avuto è stata Tabaré Vazquez», ha dichiarato il neoeletto nel corso di un’intervista televisiva riconoscendo l’importanza della figura politica del suo predecessore. «Continueremo il suo programma ». I detrattori temono che Mujica possa portare il suo Paese ad allinearsi con la sinistra radicale latinoamericana guidata dal presidente del Venezuela Hugo Chavez. L’ex guerrigliero però sembra guardare con maggior favore al governo di centrosinistra del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, nei confronti del quale ha diverse volte espresso ammirazione. Con una produzione in crescita, una disoccupazione in calo e un tasso di inflazione relativamente stabile, L’Uruguay ha bisogno in questo momento di quella tranquillità economica e finanziaria che solo un governo equilibrato e lontano dalle posizioni estremiste può garantirgli. Per questo la carta più importante del mazzo che Mujica ha in mano si chiama moderazione.
 
E, dai primi segnali, sembrerebbe che sia proprio questa quella che il neoeletto intende giocare, come lascia intendere il suo primo discorso dopo la vittoria elettorale. «Né vincitori né vinti» ha sottolineato il leader, appellandosi all’unità nazionale e all’opposizione affinché collabori con il nuovo esecutivo, il secondo in mano alla coalizione di centro sinistra del Frente Amplio nella storia del Paese sudamericano. Anche la conferma di Danilo Astori, già ministro di Vazquez e candidato di Mujica alla vicepresidenza, come responsabile della politica economica del futuro governo, è stata accolta come una garanzia di temperanza dal mondo imprenditoriale e della finanza. Ma anche se quella scelta dall’ex guerrigliero è la strada della moderazione, il suo trionfo è l’ennesima testimonianza del vento di cambiamento che spira su un continente che, come ha ricordato nei suoi ringraziamenti il nuovo capo di Stato «tenta di unirsi con tutte le sue forze».

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31