Veleni invisibili

Adele Parrillo

IN FONDO. L'uranio impoverito mette a rischio la salute dei comuni cittadini, non solo dei soldati. Siamo tutti veterani della Guerra del Golfo

C’era un tempo l’Eden. Era la terra di Sumer. Oggi l’Iraq è uno dei Paesi più contaminati al mondo dall’uranio impoverito. Recentemente l’Irin, l’agenzia stampa umanitaria dell’Onu, ha rilanciato l’allarme sui rischi per la salute che corre quella popolazione. E non solo. Per l’esperta Lauren Moret: «Fra i soldati di ritorno dall’Iraq nel 2003 si sono riscontrati altissimi tassi di cancro. Un militare che ha operato a 50 miglia da Fallujah, durante la famosa battaglia, è morto dopo un anno. Aveva sei tumori al cervello, un cancro ai polmoni e uno allo stomaco. Ma il pericolo riguarda in primo luogo i civili abitanti nelle zone colpite. Il rischio è ormai globale - continua Lauren Moret -. In realtà siamo tutti veterani della Guerra del Golfo».
 
Abbiamo visto governi e forze armate negare che fossero stati sparati proiettili all’uranio, come nel caso dei Balcani, dove la Nato, solo in seguito a forti pressioni, ne ha ammesso l’impiego. Da notizie trapelate da un documento tedesco riservato, abbiamo conferma della stessa situazione in Afghanistan. Incertezze restano su altri teatri di guerra (Libano e Gaza). Solo dinanzi all’evidenza di prove le autorità ammettono. Da noi il pericolo è stato molto minimizzato. C’è chi ha dichiarato che è più pericoloso un orologio con lancette al fosforo di un proiettile all’uranio impoverito. Ma l’Italia al “veleno invisibile” ha già pagato un prezzo molto alto.
 
Fino a oggi non si conosce il numero di ammalati da uranio impoverito. Forse sono 2.000. Per i civili, poi, non ci sono dati. Invisibili, come il veleno uranio. In un documento riservato sugli incontri preparatori del G8 del 2001, circa la possibilità di mettere in agenda il negoziato sui cambiamenti climatici del governo globale dell’Ambiente, non ci fu accordo tra i Paesi più industrializzati di mettere in agenda i rischi derivanti dall’uranio impoverito nelle operazioni belliche.
 
L’associazione Aui (Aboliamo l’uranio impoverito), fondata nel 2000 da Falco Accame, ha recentemente messo in evidenza una grave omissione: nel titolo della Conferenza di Stoccolma, lo scorso 14-15 novembre, è stata addirittura censurata la Somalia, perché zona di impiego di armi all’uranio impoverito. L’Aui, chiede ora al governo di intervenire alla Conferenza del clima di Copenaghen, per l’abolizione delle armi all’uranio impoverito. Un fatto è certo: tutti devono sapere che la Terra non ragiona in termini politici, ma in termini scientifico/sostenibili. Le nostre velleità e presunzioni sono vanificate dalle sue risposte “naturali”.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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