«Sarebbe una catastrofe»

Giuseppe Deleonibus (Presidente dei Verdi di Monopoli, ingegnere ambientale)

DENUNCIA. L’esperto lancia l’allarme: «Se arrivano le trivellazioni sarà un disastro. Solo l’impianto di desulfurazione utilizzerà un milione di litri d’acqua potabile al giorno».

Avere questa perforazione a largo della costa di Monopoli significa cedere parte del nostro territorio alla/e compagnia/e petrolifera/e per estrarre petrolio di pessima qualità che dovrà essere sottoposto a processi molto inquinanti di desulfurazione. Il 90% della popolazione si troverà a vivere dentro un distretto petrolifero. Le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato il circa un 7% di royalty e alla nostra regione solo l’1%.
 
In altri Paesi si pagano dal 30% all’80% di royalty come ricompensa per i danni ambientali. è risaputo da indagini scientifiche che il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità perché ricco di zolfo. Per essere trasportato via dalla nostra Monopoli attraverso il porto di Monopoli stessa (o al massimo di Bari o Brindisi) deve essere prima sottoposto ad un processo di raffinazione. Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. L’Oms raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm) mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6.000 volte di più.
 
In mare addirittura non ci sono limiti in Italia. Politici e petrolieri diranno che tutto è a norma di legge, ed è vero! Il problema è che tali leggi sono fatte per tutelare i loro interessi e non i nostri! I danni causati agli ecosistemi dagli sversamenti di petrolio dipendono da molti fattori tra cui la quantità, le caratteristiche del petrolio stesso e la sua distribuzione. Quest’ultima dipende spesso da fattori incontrollabili come i venti o le correnti. Allo stato attuale non esistono tecnologie che possano evitare i danni ambientali. Per questo motivo negli Usa e negli altri paesi europei non vengono consentiti impianti di raffinazione di nessun tipo in prossimità di zone abitate.
 
Vi sarà anche un danno incalcolabile nel settore turistico e alberghiero: chi vorrà trascorrere le proprie vacanze tra fiamme alte 30 metri e puzza di uovo marcio? In più, l’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano un notevole dispendio di acqua. Solo l’impianto di desulfurazione utilizzerà un milione di litri d’acqua potabile al giorno. Acqua che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico, già perennemente carente in estate. Secondo i miei calcoli la perforazione da 53.2 milioni lordi di barili e 36.5 milioni di barili netti emetterà ogni anno: 112 ont di ossido di zolfo, 322 t di nitrati, 80 t di monossido di carbonio, 1.2 t di polveri fini e 2.2 t di composti volatili organici (con una sottostima del 20%).
 
Negli Usa le perforazioni in mare devono essere eseguite a 160 km dalla costa per paura di possibili incidenti. Tali vincoli non esistono in Italia e a Monopoli la Northern petroleum Plc vuole installare un piattaforma a 16 km dalla costa. Conoscete qualcuno che vorrà venire in vacanza all’ombra di una piattaforma petrolifera? 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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