Bologna, via il sindaco
INCHIESTA. Il primo cittadino Flavio Delbono, dopo le indagini sulle sue trasferte in compagnia della segretaria, annuncia in Consiglio comunale: «Rassegnerò le dimissioni, ma sceglierò io modi e tempi». In arrivo un Commissario prefettizio.
Gli ultimi tre minuti sullo scranno di sindaco di Bologna, Flavio Delbono li ha vissuti con serenità. Non un’inflessione della voce, non un attimo di esitazione nel ratificare al Consiglio comunale la sua decisione finale, che contiene un ultimo colpo di scena: mi dimetto, ma quando lo dico io. «Ho già deciso in piena coscienza», avverte infatti il sindaco di fronte ad un Consiglio riunito al gran completo, «che rassegnerò le mie dimissioni, ma per senso di responsabilità sceglierò modi e tempi che dovranno tenere presente il bene prioritario della città». Priorità dichiarata è l’approvazione del bilancio 2010, di cui Delbono rivendica la bontà e l’importanza, e che vorrà portare a termine prima lasciare il passo a nuove elezioni.
Una ritrovata lucidità politica che non lo hanno di certo accompagnato in questi ultimi giorni convulsi del suo piccolo sexygate in salsa emiliana, e che hanno visto il sindaco Pd passare da un deciso «Dimettermi? Neanche in caso di rinvio a giudizio» - dichiarazione che aveva convinto perfino Di Pietro a volare fino a Bologna per chiederne le dimissioni – attraverso ai tentennamenti e le mezze aperture rimbalzate sui media per tutta la mattinata di ieri, fino alla decisione finale, presa da Delbono dopo un lungo incontro con i capigruppo della sua maggioranza ed annunciata a sorpresa alle 13.
Passata l’incertezza, sul tappeto restano ora tutti i fatti finora trapelati del cosiddetto “Cinzia-gate”, ovvero l’accusa di peculato mossa dai Pm per dodici missioni all’estero cui avrebbe partecipato anche Cinzia Cracchi, fidanzata per sette lunghi anni e segretaria di Delbono quando questi era ancora vicepresidente della Regione EmiliaRomagna. Delbono si dichiara convinto della sua piena innocenza: «La mia consapevolezza di estraneità agli illeciti contestati mi rassicura sulla capacità di dimostrare nelle sedi competenti la correttezza dei miei comportamenti ». Su una cosa sola Delbono dichiara di non voler cedere, ed è la sua dignità di uomo e di politico. La stessa dignità che lo avrebbe portato a rivedere la sua posizione sulle dimissioni, decisione presa tenendo conto di «un’eccezione bolognese» in tema di moralità.
Ecco le sue parole: «La storia di questa città e la sua lunga tradizione di amministrazione e di impegno civico, fanno si che a Bologna ci sia una cultura diversa rispetto ad altre realtà. La città per me viene prima di tutto, è per questo che, siccome i modi e i tempi richiesti per difendermi eventualmente in sede giudiziaria rischiano di avere ripercussioni sulla mia attività di sindaco, ho deciso che rassegnerò le mie dimissioni. Ho contestato - ha proseguito - tutti gli addebiti mossi dai pm», ha rivendicato in Consiglio, «fornendo anche dati documentali e citando testimoni tesi a dimostrare la correttezza del mio comportamento e l’uso proprio del denaro pubblico. Ho invece riconosciuto la presenza di un disguido, di un’incomprensione tra me e la mia segreteria, che ha provocato il rimborso ingiustificato di una diaria di 490 euro per un viagio di missione che non avevo svolto.
Attraverso il mio avvocato sto provvedendo alla restituzione di tale somma alla Regione. Quattrocentonovanta euro messi sul tappeto nel bel mezzo della bagarre elettorale dello scorso giugno dal suo principale avversario, l’ex patron del Bologna Calcio Alfredo Cazzola, e che hanno perseguitato Delbono fino all’epilogo di ieri. Una decisione che per la capogruppo dei Verdi in Regione Emilia-Romagna, Daniela Guerra, non cambia di molto la scena politica cittadina sebbene siano “un apprezzabile atto di serietà politica”, ma che rappresentano l’ultimo capitolo di un ennesimo oscuramento delle vere decisioni politiche, che restano invece relegate in aula, per lasciar tutto il campo alle vicende personali dei politici”. Unica grande sconfitta risulta infine la città di Bologna, condannata ad un lungo anno di incertezza, con la gestione straordinaria affidata ad un Commissario Prefettizio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







