Brutta aria a Milano

Alessandro De Pascale
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SMOG. Al tredicesimo giorno consecutivo di superamento delle Pm10, l’opposizione occupa simbolicamente l’aula del Consiglio comunale chiedendo «all’inerte amministrazione di intervenire sul fronte antismog». Con «misure concrete».

Milano è proprio il caso di dirlo, tira una brutta aria. I milanesi continuano a respirare veleno. Per il tredicesimo giorno consecutivo è stata superata la soglia di allarme per le polveri sottili nell’aria. E così i capigruppo dei Verdi al Comune di Milano, Enrico Fedrighini, e di Milano Civica, Carlo Montalbetti assieme ad alcuni consiglieri del Pd hanno occupato simbolicamente la sala del Consiglio comunale di Palazzo Marino. Pronti a restare in aula a oltranza, tutta la notte se necessario, per «sollecitare l’inerte amministrazione a intervenire sul fronte antismog». I banchi del governo cittadino sono stati lasciati solo alla promessa di un intervento in aula, alle 19 di ieri, del vicesindaco Riccardo De Corato, secondo il quale di tratta di un eccessivo allarmismo.
 
«Per la riduzione del traffico - ha spiegato De Corato - e il conseguente miglioramento della qualità dell’aria, l’amministrazione ha già adottato misure coraggiose. Nuovi interventi strutturali li valuteremo ad aprile ». Ma l’opposizione non molla. Tra le richieste quella di rendere noti i contenuti di uno studio a disposizione del Comune sul rischio della popolazione milanese esposta all’inquinamento da traffico. «L’Ecopass è stato un’ottima sperimentazione - spiega Maurizio Baruffi, consigliere del Pd - che all’inizio ha dato dei frutti ma ora si sono persi per strada. Perché da un lato la gente ha modificato i propri comportamenti, dall’altro il parco auto è stato rinnovato. E così oggi nel centro di Milano entrano le stesse auto di prima e la qualità dell’aria è tornata ad essere pessima.
 
All’amministrazione - continua Baruffi - chiediamo un piano ambizioso di misure sia a brevissimo che a lungo termine. Ambizioso e incisivo. Per esempio il trasporto pubblico deve essere incrementato aumentando i chilometri di corsie preferenziali, poi tocca potenziare il bike sharing arrivando a trecento stazioni come promesso tre anni fa, mentre oggi sono cento. Poi serve un’azione concreta della Regione Lombardia per ridurre i limiti di velocità in autostrada, quando avviene il superamento delle Pm10 ad ottanta all’ora, come avviene in Canton Ticino. Gli svizzeri già lo fanno e non vedo perché non dovremmo applicare questa misura anche noi». Enrico Fedrighini, capogruppo dei Verdi al Comune di Milano è dello stesso avviso. «Servono misure concrete - spiega Fedrighini -. Ecopass nel primo anno è servito ma le lobby dell’auto ha fatto in modo da depotenziarlo al posto di incrementarlo, scendendo a compromessi.
 
Oggi solo il 15 per cento dei veicoli deve pagare per entrare in centro. E così se nel primo anno ha ridotto le auto di 20mila veicoli aumentando il ricorso ai mezzi pubblici oggi non è più così. Da tre anni non vengono rivisti i parametri come invece andrebbe fatto. Il Comune deve adottare provvedimenti concreti. Dopo il terzo giorno di superamento delle Pm10 - spiega il capogruppo dei Verdi - chiediamo l’applicazione del pagamento a tutti i veicoli e il blocco della circolazione per i mezzi pesanti. Un’altra strada può essere ridurre i limiti di velocità nelle tangenziali e autostrade cittadine. Poi c’è l’inquinamento prodotto dai riscaldamenti.
 
Su questo punto servono misure attuabili. Dato che non si riuscirà mai a fare le contravvenzioni a chi non rispetta i limiti sulla temperatura, bisogna entrare nell’ottica di premiare i condomini virtuosi. Una strada può essere quella di ridurre la tariffa sui rifiuti o quella sull’acqua a chi dimostra, certi ficati alla mano, di aver ridotto il consumo di combustibile rispetto all’anno precedente. Perché non esiste una sola ricetta ma servono più misure in grado tutte insieme di invertire la rotta». Punti sui quali è d’accordo anche Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente. «Non servono inutili provvedimenti d’emergenza validi per pochi giorni - spiega - ma misure immediate, strutturali e definitive. Perché non si possono affidare i polmoni dei cittadini alla buona sorte del meteo, sperando che piova».

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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