Chi distrugge il territorio
IN FONDO. La tracimazione dei fiumi in Toscana e la possibile esondazione del lago di Massaciuccoli degli ultimi giorni mostrano di nuovo, con tutta evidenza, le condizioni di rischiosità idrogeologica estrema del nostro territorio. Ma la salvaguardia del territorio non è considerata una priorità nel nostro Paese. E invece la priorità dovrebbe essere il rispetto delle regole che pure ci sono: questa è la frontiera auspicabile dell’iniziativa politica dei prossimi anni, a cominciare dal governo per finire alle amministrazioni locali
La tracimazione dei fiumi in Toscana, la possibile esondazione del lago di Massaciuccoli, con conseguente allagamento della zona industriale di Viareggio, ma anche dei luoghi pucciniani come Torre del Lago, mostrano con tutta evidenza le condizioni di rischiosità idrogeologica estrema del nostro territorio. Dopo le frane, i morti e gli sfollati di Messina; dopo la frana, la vittima e i danni di Ischia, tanto per restare agli ultimi casi, oggi è il Centro-Nord, e in particolare la Toscana, a mettere a nudo la sua fragilità.
Centinaia di milioni di danni; fabbriche, scuole, laboratori artigiani, aziende agricole, chiusi per allagamento; tutto perché la salvaguardia del territorio non è considerata una priorità. Ma non bisogna pensare a una imbecillità diffusa nei nostri politici e amministratori in tutto il Paese. La realtà è un’altra: la tutela del territorio imporrebbe una pianificazione urbanistica che impedisca abusi edilizi e speculazioni a livello di case ma anche di strade, viadotti, collegamenti ferroviari, scuole, ospedali, caserme, e chi più ne ha più ne metta.
Meglio lasciarsi le mani libere per accontentare questa o quella esigenza; per partecipare a operazioni edilizie che riempiranno anche le tasche proprie di “benefit” non dichiarabili; per realizzare collegamenti con la criminalità con forti ricadute sul piano elettorale ed economico. Se metto le regole e le faccio rispettare come si fa a realizzare centinaia di palazzi, una nuova città, tutta abusiva, come è avvenuto a Casalnuovo, dove il Consiglio comunale era tutto composto da “palazzinari”? Nell’isola di Ischia sono almeno sessantamila le richieste di condono edilizio che aspettano di essere esaminate. Poiché, nella maggioranza dei casi, sono richieste che non possono essere condonate, si preferisce, per non giocarsi il consenso elettorale, rimandare ogni decisione, dando qualche timido segnale di volontà di governo del territorio ma nascondendosi sempre dietro la scarsa disponibilità di risorse.
Nessuno considera mai i costi del dissesto idrogeologico che negli ultimi vent’anni hanno raggiunto, per difetto, la cifra di 16 miliardi di euro. Ne servirebbero, secondo stime attendibili, almeno 44 per mettere in sicurezza, riqualificandolo anche, il territorio nazionale. Ma la priorità è il rispetto delle regole che pure ci sono. Questa dovrebbe essere la frontiera dell’iniziativa politica dei prossimi anni, a cominciare dal governo per finire alle amministrazioni locali.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






