Dal clima alle infrastrutture, le priorità delle associazioni
AGENDA. Wwf, Legambiente, Greenpeace, Lipu e Lav ci anticipano un’ideale agenda verde per il nuovo anno. Dalle grandi attese sul global warming dopo il fallimento di Copenaghen fino all’amianto. Senza dimenticare l’alimentazione.
Un accordo mondiale sul clima che sia degno di questo nome? Il boom, anche in Italia, della green economy?
La riconversione ecologica del governo Berlusconi? A parte forse quest’ultimo caso - no, Berlusconi e la Prestigiacomo non sono Obama, ma non si sa mai… - non è facile dire cosa porterà il 2010, quali novità, quali traguardi sul fronte, nazionale e globale, dell’ambiente. Abbiamo chiesto agli ambientalisti italiani di cimentarsi su una ideale ‘agenda verde’ per il nuovo anno. Vediamo cosa si aspettano dal 2010.
New deal climatico. Grandi attese, dopo il flop di Copenaghen. Un «fallimento talmente palese che ha portato, almeno a parole, a prendere nuovi impegni già a gennaio, e comunque a chiudere a Mexico City, a fine anno», ricorda Alessandro Giannì, direttore campagne di Greenpeace. L’auspicio è che gli Stati uniti «approvino la legge sulle emissioni (ridurre del 17% è un obiettivo basso - spiega Stefano Leoni, presidente Wwf Italia - ma sarebbe comunque un buon viatico ad un trattato giuridicamente vincolante)». E che la Cina «la smetta di parlare di intensità energetica». Quanto all’Italia, «entro giugno deve stilare un piano per stare nella direttiva 20-20-20 - dice il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - proporremo un Piano energetico nazionale “dal basso”, che tenga conto delle opportunità della green economy e che riconsegni alla popolazione quel potere di decisione sul territorio di cui è stata espropriata».
Un’alleanza per la biodiversità. Il 2010 è l’anno mondiale della diversità biologica. Il Wwf ritiene necessario chiudere un «trattato di tutela giuridicamente vincolate - spiega il presidente Leoni - con obiettivi raggiungibili». Giuliano Tallone, presidente Lipu, si aspetta anche in Italia una «maggiore attenzione sui temi dell’attuazione delle direttive Uccelli selvatici e Habitat». Norme disattese, «che portano il nostro Paese fuori dall’Europa». Anche per questo Legambiente vuole promuovere «un fronte comune per far uscire i Parchi dal limbo nel quale sono stati relegati non solo da questo governo».
La panzana nucleare. L’approvazione dei criteri per decidere dove piazzare le nuove centrali atomiche è freschissima, ma di assistere inermi al ritorno del nucleare non se ne parla. E mentre i Verdi raccolgono firme di preadesione ad una campagna referendaria, le associazioni si rimboccano le maniche. «L’Italia attende una vera rivoluzione energetica: l’atomo è solo una volgarissima scusa per non effettuarla», accusa Giannì di Greenpeace: «Ruberà energie, tempo e soldi alle vere risposte all’emergenza climatica». Perché, spiega il Wwf, è «molto costoso, non riduce le emissioni e rimanda il problema al 2020. Per non parlare delle incognite della sicurezza e della gestione delle scorie radioattive».
Basta alluvioni, basta mega-opere inutili. «Mai più casi come quello di Messina, o come quelli che vediamo in queste ore in Toscana». Arginare il dissesto e difendere il territorio sono priorità tanto sbandierate quanto neglette, denunciano le associazioni. Il governo, piuttosto, si dedica «ad opere mastodontiche, spesso solo di facciata e che forse non verranno mai realizzate, ma che portano via soldi e tempo», polemizza il Wwf. «C’è un problema di finanziamento - spiega Cogliati Dezza - il nemico è il Ponte sullo Stretto: un regalo alle mafie, tantissimi soldi spesi inutilmente». E poi, aggiunge Tallone della Lipu, «basta col fiorire di opere discutibili che per di più ricadono in siti di interesse comunitario».
Italia Ogm free. «Continueremo a vigilare sul fronte degli organismi geneticamente modificati, affinché in Italia non ci siano coltivazioni», dice Greenpeace: «Ma non dobbiamo dimenticare che gli Ogm continuano a trovare una via attraverso la mangimistica». Obiettivo: una filiera completamente free, dai campi alle stalle alla tavola.
Pax venatoria. Basta colpi di mano per una caccia senza regole. «Dopo le varie sortite del 2009, quest’anno - dice il presidente della Lipu - vorremmo che non succedesse proprio niente: che non spuntasse l’ennesima proposta di legge per scardinare il sistema».
In difesa dei cuccioli. «Già a gennaio ci aspettiamo l’approvazione di una legge contro il traffico di cuccioli, soprattutto di cani», dice Roberto Bennati, vicepresidente Lav: «Da questa norma ci attendiamo grandi risultati: salvare tanti piccoli che arrivano soprattutto dall’Est e stroncare questo traffico indegno».
Cambia menu. Nuove abitudini alimentari, più sane e sostenibili: è il traguardo della Lav, che rilancia la campagna cambiamenu. «Vorremmo - spiega Bennati - che le persone rivedessero i loro consumi alimentari, riducendo la carne: per salvare la vita a tanti animali e alleggerire l’impatto sul pianeta degli allevamenti intensivi, con una alimentazione che è anche più equilibrata. Verso una scelta vegetariana».
Arrestare il saccheggio del mare. Fermare la pesca illegale per tutelare l’ecosistema marino e le stesse economie che ne dipendono. «In Italia i controlli iniziano ad essere efficienti: ma da quest’anno si deve passare dalla gestione d’emergenza alla routine», avverte Giannì. Che rilancia l’allarme sul consumo di prodotti ittici: «In Italia siamo all’80% dello stock, forse già oltre i limiti».
Pianeta verde. Fermare la deforestazione, coi suoi effetti devastanti sul territorio, sulla biodiversità, sul clima. «L’Italia è ancor uno dei più grandi utilizzatori mondiali - siamo sicuramente tra i primi 5, sottolinea Greenpeace - di risorse derivanti dal taglio delle foreste: prodotti che vanno a servire la produzione manifatturiera». Un malcostume da correggere.
Inquinamento. «Riapriremo il fronte del rischio industriale», annuncia Legambiente: «Servono controlli sui grandi impianti e faremo una campagna sull’amianto». Per riportare «il risanamento e la bonifica delle grandi industrie, da Taranto a Priolo, tra le priorità». E poi il mare: «In Italia c’è i’mpressione che l’inquinamento non sia più un problema», avverte Giannì: «Non è così. E il caso dei capodogli spiaggiati sul Gargano lo dimostra».
Navi dei veleni. La verità non è ancora venuta a galla. «Speriamo che finalmente quest’anno gli apparati dello stato lavorino seriamente per far luce sulla vicenda - si augura il Wwf - e che non ci sia più chi è impegnato solo a cancellare le tracce».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







