Gli scheletri di Blair
INGHILTERRA. Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. L’ex premier inglese ha dovuto spiegare davanti a una commissione d’inchiesta perché attaccò l’Iraq. Ad attenderlo l’urlo dei pacifisti: «Sei un criminale di guerra».
Appena ha iniziato a deporre dentro il Queen Elisabeth centre, oltre duecento pacifisti hanno dato le spalle al palazzo in segno di protesta urlando «crimanale di guerra». Un uomo ha letto i nomi di civili e militari morti in Iraq. Probabilmente i libri di storia ricorderanno Tony Blair più per la sua conversione al cattolicesimo nel 2008 che per l’aver portato in guerra l’Inghilterra in guerra contro l’Iraq nel 2003, ma intanto ieri l’ex premier britannico si è dovuto presentare davanti alla commissione d’inchiesta sul conflitto deprecato dall’opinione pubblica inglese.
La guerra in Iraq, dove Londra inviò 45mila uomini, resta uno dei momenti più controversi nei 10 anni di Blair. Perché la Gran Bretagna diede l’ok a quell’attacco senza l’avallo delle Nazioni Unite? Perché attaccare senza la prova dell’esistenza delle famigerate armi di distruzione di massa? E ancora, esisteva un accordo segreto col presidente americano per aprire il conflitto a prescindere? Queste le principali domande a cui Blair ha risposto con tensione palpabile. Più che un testimone, ieri, il tre volte primo ministro aveva l’atteggiamento dell’imputato.
«Francamente, credevo oltre ogni dubbio che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa - ha detto -. Per le prove che avevo all’epoca, era ragionevole per me ritenere che questa fosse una minaccia significativa». Sempre riguardo alle intenzioni distruttive globali irachene, il governo laburista di allora è accusato di aver fatto inserire nei dossier dell’intelligence l’ipotesi che Baghdad potesse usare le potentissime armi chimiche in 45 minuti.
Questo il tempo necessario in cui l’ormai defunto dittatore avrebbe potuto arrecare gravi danni all’umanità. «Mi riferivo all’uso interno sui campi di battaglia e non a un uso internazionale - ha spiegato ammettendo però che il governo non si prese la briga di correggere i giornali che diedero tanta enfasi ad un’apocalisse a portata di tre quarti d’ora. «Con l’11 settembre cambiò tutto, compresa la percezione della minaccia rappresentata da Saddam Hussein - spiega - gli altri leader europei non avevano la stessa percezione». «Saddam non c’entrava niente con al Qaeda e con l’11 settembre» ha fatto però notare Sir Roderic Lyne, membro della commissione.
Di tutta risposta Blair ha ribadito che Saddam era un sanguinario e impopolare dittatore «Ho sempre pensato che l’Iraq sarebbe stato un posto migliore senza di lui. L’ipotesi di rimuoverlo - ha aggiunto - è sempre stata presente dopo l’11 settembre. Le opzioni erano semplici: c’era la possibilità di adottare sanzioni efficaci, inviare ispezioni o in alternativa rimuoverlo». Chissà cosa ha pensato il leader radicale Marco Pannella, che senz’altro seguiva il processo in diretta, a sentire quelle parole. Pannella nel 2003 animò un concreto tentativo di esilio concordato.
Secondo la sua documentazione Saddam aveva accettato l’esilio, ma Bush, Blair (e Berlusconi) scelsero di scatenare egualmente la guerra ignorando tutti i segnali diplomatici. Blair ha poi negato di aver mai stipulato «accordi segreti» con George W. Bush sull’intervento militare. Secondo più testimoni, fra cui l’ambasciatore britannico a Washington Christopher Meyer, Blair avrebbe invece promesso l’appoggio militare al presidente americano sin dall’aprile 2002, in occasione di un incontro nel suo ranch texano di Crawford.
A 7 anni dall’attacco del marzo 2003 non esiste una cifra esatta delle vittime civili in Iraq. l’Opinion Research Business di Londra nel settembre 2007 ha calcolato in oltre 1 milione il numero degli iracheni morti dopo l’attacco anglo-americano. Il Paese, nonostante la graduale ritirata delle truppe occidentali resta fortemente instabile. A marzo ci saranno le elezioni legislative da cui uscirà un parlamento che rifletterà, ancora una volta, una società profondamente divisa tra sciiti, curdi e sunniti. Ma questo non è più un problema del signor Anthony Charles Lynton Blair, meglio noto col nome di Tony.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







