Haiti trema ancora. Per i nuovi sciacalli e le future emergenze

Diego Carmignani

TERREMOTO. Sul dramma piombano missionari di Scientology e avvoltoi informatici. E si guarda con preoccupazione ai prossimi mesi. A maggio inizia la stagione delle piogge e in primavera bisognerà provvedere alla semina nei campi.

La parola sciacallaggio è circolata parecchio intorno al dramma haitiano, sin dalle prime ore successive al sisma. Ai derelitti in cerca di beni, condotti in arresto o linciati, si stanno aggiungendo altri soggetti che puntano su Port-au-Prince con la scusa di portare aiuti concreti (forniture mediche, cibo e acqua), insieme a sedicenti propositi di conversione religiosa. Non si spiegherebbe altrimenti l’arrivo con jet personale del comandante John Travolta seguito da chirurghi, dottori e missionari della chiesa di Scientology.
 
Altra agghiacciante notizia di ieri, è l’allarme telematico per le finte e-mail in circolazione da giorni, che invitano a fare un’offerta pro Haiti ma che in realtà hanno lo scopo di carpire i dati personali per l’accesso ai conti correnti online degli utenti raggiunti. Lasciando stare queste nuove forme di sciacallaggio e venendo a ciò di cui realmente la popolazione ha bisogno, il quadro dell’emergenza Haiti appare giorno dopo giorno sempre più allarmante, ma anche più chiaro: gli ultimi numeri parlano di 350mila morti, un esodo di 235mila persone dalla capitale e almeno 850mila sfollati in totale, mentre per la ricostruzione ci vorrà almeno un decennio.
 
Senza contare che c’è anche un possibile colpo di grazia da scongiurare: il Paese dovrà affrontare la stagione delle piogge, prevista a maggio. Per questo, il presidente René Preval ha chiesto agli aiuti internazionali di inviare con urgenza almeno 200mila tende come riparo dalle imminenti precipitazioni. Altro vero incubo è far arrivare il cibo ai terremotati: come sottolineato in una nota ufficiale dalla direttrice del Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam), Josette Sheeran, «si tratta di una delle operazioni più difficili negli oltre quaranta anni di vita di questo programma, se non la più difficile». Sarebbero 36 milioni le confezioni alimentari necessarie immediatamente, mentre nel frattampo si fa di tutto per riavviare a pieno regime il vitale settore agricolo.
 
Perché a breve ad Haiti sarà tempo di semina. Tra sole sei settimane, con l’arrivo della primavera, i semi dovranno essere piantati per produrre la grande quantità di cibo (circa il 60 per cento) proveniente dall’agricoltura. Questo comporta, per l’attuale situazione, due generi di problemi di emergenza umanitaria. Innanzitutto, la necessità di acquistare e distribuire sementi e fertilizzanti nel minor tempo possibile: patate e altri vegetali possono sfamare la popolazione solo se i semi saranno piantati per tempo.
 
C’è poi una seconda questione che preoccupa enormemente: chi si preoccuperà di svolgere gli indispensabili lavori rurali. Gran parte del settore agricolo è affidato agli anziani e, dopo il sisma, la situazione è cambiata radicalmente, con centinaia di migliaia di haitiani che hanno lasciato Port-au-Prince per tornare in campagna. Il Governo dovrà provvedere alla massiccia migrazione e all’integrazione dei cittadini con la popolazione rurale, anche nel partecipare attivamente al lavoro nei campi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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