I memorandum di Guantanamo

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DOCUMENTI. Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i dossier sui metodi di tortura impiegati nel carcere statunitense a Cuba. Ne pubblichiamo a puntate alcuni impressionanti stralci

«Fin dove può spingersi la tortura dei terroristi?». Pochi mesi dopo l’11 settembre, il presidente George W. Bush pose questa domanda al dipartimento di Giustizia statunitense. La risposta, stilata in perfetto burocratese, è contenuta in quattro memorandum di 207 pagine complessive. In questo modo i burocrati del dipartimento diedero il loro via libera alle discutibili tecniche di interrogatorio: «La condotta suggerita non violerebbe i divieti in questione», puntualizzano. Il testo, nella traduzione in italiano, è stato pubblicato integralmente per la prima volta qualche giorno fa dal sito internet dell’associazione Giornalismo e democrazia. Terra pubblicherà, a puntate, stralci del documento, mantenuto top secret fino all’elezione di Barack Obama. Nelle righe che seguono, tradotte da Matteo Bosco Bertolaso, Valentina Barbieri e Andrea Piana, il dipartimento, con dovizia di particolari, descrive la procedura dell’interrogatorio cui verrà sottoposto Abu Zubaydah, arrestato dopo l’attentato alle Torri Gemelle e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo.  
 
«Alla luce delle informazioni che secondo voi sarebbero in possesso di Abu Zubaydah e dell’alto livello di minaccia presente al momento, ritenete necessario passare a quella che definite “una fase di incremento della pressione negli interrogatori”[…]. Durante questo periodo vorreste applicare 10 tecniche che a vostro avviso confonderanno le aspettative del soggetto riguardo al trattamento che crede di ricevere e lo incoraggeranno a cedere le informazioni cruciali descritte in precedenza. Queste tecniche sono: 1) attention grasp; 2) walling; 3) blocco del viso ; 4) schiaffi in faccia; 5) isolamento in spazi ristretti; 6) posizione eretta forzata contro il muro; 7) posizioni di tensione; 8) privazione prolungata del sonno; 9) isolamento in spazi ristretti in presenza di insetti; 10) waterboard. Ci avete informato che queste tecniche verranno selezionate in base alle circostanze e che non tutte potrebbero necessariamente essere messe in atto. La squadra addetta agli interrogatori utilizzerebbe una combinazione di queste tecniche, per persuadere Zubaydah che il solo modo che ha di migliorare la sua situazione passa attraverso la collaborazione. Ci avete inoltre informato verbalmente che, malgrado alcune di queste tecniche potrebbero essere utilizzate più di una volta, la loro ripetizione non sarà frequente in quanto esse tendono a perdere di efficacia se applicate troppe volte. In base ai fatti che ci avete esposto, ci è dato capire che queste tecniche si svolgono come sotto descritto. 
 
L’attention grasp consiste nell’afferrare l’individuo al collo con entrambe le mani, con una mano a ogni lato dell’apertura del colletto, con una mossa rapida e controllata. Con la stessa mossa il soggetto viene attirato verso chi interroga. 
 
Per la spinta contro il muro (walling), viene costruito un finto muro. L’individuo è sistemato con i talloni che toccano il muro. L’interrogante tira velocemente in avanti l’individuo e lo spinge rapidamente contro il muro, cosicché vada a colpire la parete con le spalle. Durante il movimento, la testa e il collo sono protetti da un panno arrotolato o un asciugamano che assorbono l’urto ed evitano il colpo di frusta. Allo scopo di ridurre ulteriormente il rischio di incidenti, all’individuo è permesso di far leva sul muro flessibile. Siamo stati verbalmente informati che il finto muro è in parte costruito in modo tale da emettere un forte suono una volta colpito, allo scopo di cogliere ancora più di sorpresa il soggetto. L’idea è quella di creare un suono che faccia sembrare l’impatto molto più violento di com’è realmente, e che le ferite provocate dall’impatto risulteranno essere ben più gravi. 
 
Possono essere impiegate varie posizione di stress. È stato segnalato che queste posizioni non sono inflitte allo scopo di causare dolore associato a torsioni o contorcimenti del corpo. Per Zabaydah verrebbero utilizzate in particolare due di queste posizioni: 1) sedersi sul pavimento con le gambe distese davanti e le braccia alzate sopra la testa e 2) inginocchiarsi a terra, piegandosi all’indietro di 45 gradi. Siamo stati verbalmente informati che osservando Zubaydah durante il periodo di custodia è stato constatato che sembra essere piuttosto flessibile nonostante la ferita.
 
Il blocco del viso consiste nell’immobilizzare la testa. I palmi delle mani vengono posizionati ai lati del viso del soggetto, le dita vengono tenute a debita distanza dagli occhi;.
 
Con lo schiaffo in pieno volto (o insult slap) l’interrogante schiaffeggia l’individuo in pieno viso, tenendo la mano bene aperta. La mano entra in contatto con l’area del viso compresa fra il mento e il lobo dell’orecchio. L’interrogante invade lo spazio personale dell’ individuo. Lo scopo dello schiaffo in volto non è infliggere dolore fisico grave o duraturo, bensì scatenare shock, sorpresa e/o umiliazione. 
 
[…] avete suggerito la possibilità di chiudere Zubaydah in uno spazio ristretto in presenza di insetti, segnalando che il soggetto sembra soffrire di una fobia al riguardo. Nello specifico, suggerite di informare Zubaydah della presenza di qualche insetto dotato di pungiglione, anche se in verità sarebbero presenti solo insetti innocui. Siamo stati verbalmente informati che si tratterebbe infatti di bruchi o simili.
 
Infine segnalate la possibilità di impiegare una tecnica chiamata waterboarding, o “annegamento simulato”. Durante questa procedura, il soggetto è legato a una tavola inclinata di circa 1,2 metri per 2, con i piedi in posizione elevata e uno straccio a coprire occhi e fronte. Viene versata a intervalli regolari dell’acqua sullo straccio, che viene poi abbassato fino a ricoprire naso e bocca. Quando il tessuto è saturo di acqua e ricopre naso e bocca, il flusso d’aria è limitato dai 20 ai 40 secondi dalla presenza dello straccio. Questo causa un aumento del livello di anidride carbonica nel sangue, che aumenta la difficoltà respiratoria. Lo sforzo e la presenza dello straccio creano la sensazione di “soffocamento e panico incipiente”, ossia l’illusione di annegare. Il soggetto non inala acqua. Durante i 20-40 secondi l’acqua viene continuamente versata da un’altezza di 25-30 centimetri. Dopo questo lasso di tempo il tessuto viene rimosso e l’individuo può respirare liberamente per 3-4 volte. La sensazione di annegamento è immediatamente alleviata dalla rimozione del tessuto. La procedura può essere ripetuta. L’acqua viene generalmente versata da una borraccia o un innaffiatoio. Siamo stati verbalmente informati che questa procedura scatena una sensazione psicologica automatica di annegamento, che il soggetto non riesce a controllare nonostante sia consapevole di non stare realmente annegando. Ci è stato inoltre segnalato a voce che questa procedura non si protrarrà per più di 20 minuti a seduta».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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