Il tumore che minaccia i diavoli della Tasmania

Andrea Pira

ANIMALI. Sopravvivenza diavoli della Tasmania a rischio causa tumore facciale infettivo. Le ricerche di un gruppo internazionale di scienziati potrebbero salvare l’animale simbololo dell'isola.

 
Per una volta la mano dell’uomo non ha colpe e a minacciare l’ecosistema della Tasmania è la natura stessa. Al contrario potrebbero essere le ricerche di un gruppo internazionale di scienziati a salvare l’animale simbolo dell’isola dall’estinzione. A decimare i diavoli della Tasmania, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’unico marsupiale carnivoro dell’Australia, è un tumore facciale infettivo, meglio noto con l’acronimo Dftd (Devil facial tumor disease). Una forma di cancro molto pericolosa che si trasmette da animale ad animale con il morso e o altri contatti fisici, perciò particolarmente infettiva in una specie famosa per la sua litigiosità e aggressività. Il marsupiale, dalle fattezze di un topo, ma che può arrivare a pesare anche 12 chilogrammi e che i primi esploratori giunti sull’isola chiamarono in questo modo per le grida acute e demoniache emesse quando aggredisce, è oggi uno dei simboli della Tasmania, noto in tutto il mondo anche grazie al personaggio di Taz, nato negli anni cinquanta dalla mente dei creativi della casa di animazione Warner Bros e protagonista della serie di cartoni animati Looney Tunes.
 
Oggi, però, il Dftd rischia seriamente di condurre la specie all’estinzione entro i prossimi 30 anni. Dal 1996, quando vennero rilevati i primi casi, il tumore ha provocato la morte di oltre il 60 per cento degli esemplari del marsupiale. Una strage lenta, per inedia. Il tumore colpisce soprattutto faccia e muso, manifestandosi con formazioni di neoplastiche nella zona della bocca, che impediscono all’animale di nutrirsi, ma può diffondersi anche agli organi interni. La speranza per i diavoli della Tasmania arriva da uno studio condotto da un team di ricercatori internazionali. Guidati dalla professoressa Elizabeth Murchison, dell’Australian National University, gli scienziati hanno individuato l’origine della malattia. Si tratterebbe delle cosiddette cellule di Schwann, che avvolgono e proteggono le fibre nervose.
 
Lo studio, presentato in un articolo pubblicato sul numero di gennaio della rivista Science, ha permesso di individuare un marcatore genetico, ossia una sequenza di Dna, utile a diagnosticare il tumore e distinguerlo da altre forme di cancro che colpiscono l’animale. «La nostra scoperta rappresenta un importante passo in avanti nella corsa al salvataggio del diavolo della Tasmania dall’estinzione – spiega la professoressa Murchison in un’intervista rilasciata alla rivista americana Science – ora che conosciamo la presenza di specifici geni Schwann in tale forma tumorale, possiamo utilizzarla per fare delle diagnosi». Il prossimo passo della ricerca, che ha aiutato a scoprire le forme di trasmissione della malattia, sarà quello di individuare il maggior numero di geni all’origine del cancro, per poter così sviluppare un vaccino e immunizzare i preziosi esemplari di diavoli ancora in vita.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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