Italia, la repubblica dei bambini stranieri
MINORI. Raddoppiano nel nostro Paese, in solo quattro anni, gli immigrati under 18. Tutta la geografia dell’accoglienza nel rapporto della fondazione Migrantes.
In soli sei anni, i minori stranieri in Italia sono passati da 412.432 al primo gennaio del 2004 a 862.453 al primo gennaio 2009. Oggi sono il 22,2 per cento della popolazione straniera regolarmente residente. La maggior parte è nata in Italia (519mila, 12,6 per cento del computo complessivo delle nascite) il restante (100 in media ogni anno) è formato da minori giunti via mare e via terra o per tratta, nascosti nelle stive di navi, nei camion, negli autobus: storie di bambini, ragazzi, giovani alla ricerca di un riscatto, in fuga da guerre e disastri ambientali, tra fame, siccità e violenze. Il 35 per cento è arrivato in Italia attraverso procedure di ricongiungimento familiare, percentuale che sale al 38 per cento al Sud e al 40 per cento nelle isole.
Si tratta, però, solo del numero dei minori non comunitari, che escludono - considerato almeno alla pari - il numero dei minori comunitari, provenienti in particolare dalla Romania, dalla Bulgaria e dalla Polonia. Un fenomeno cresciuto in questi anni è quello dei minori stranieri non accompagnati o anche minori separati. Secondo una ricerca della fondazione Migrantes, mediamente, per ogni anno di questo ultimo triennio (2006-2008), sono arrivati in Italia 7.500-8.000 minori senza un riferimento e accompagnamento genitoriale e familiare. Al 30 settembre 2009, Save the children ha calcolato 6.587 segnalazioni solo nei primi nove mesi del 2009. Il 74 per cento è alloggiato presso una struttura di prima o seconda accoglienza, mentre il 16 per cento si trova presso zii, cugini, fratelli, sorelle, connazionali, in affido extra famigliare.
Settanta minori sono negli Istituti penali minorili. Rispetto ai primi anni del 2000, quando il fenomeno era concentrato nelle regioni Puglia, Lombardia e Toscana, oggi si è esteso anche nel Lazio e nel Piemonte, che insieme alle altre regioni hanno accolto il 60 per cento dei minori non accompagnati. L’83 per cento di loro sono ragazzi e il 17 per cento ragazze; l’82 per cento ha un’età compresa tra i 15-17 anni. Sono pakistani, bangladeshi, etiopi di Addis Abeba o eritrei di Asmara, ma anche irakeni, curdi, marocchini, per un totale di 78 nazionalità: in particolare più del 70 per cento dei minori proviene soprattutto dalla Romania e dall’Albania, dal Marocco ma anche dall’Afghanistan e dall’Egitto.
Proprio queste ultime due regioni hanno sperimentato tassi di crescita maggiori rispetto alle altre. Dal 2008 gli egiziani sono passati da 906 a 962 e gli afgani da 14 a 743 mentre sono diminuiti i minori marocchini, albanesi palestinesi. Ci sono poi i bambini rifugiati giunti in Italia nel 2008 che secondo la Fondazione Migrantes sono stati circa 1.000, di cui 700 con i genitori, soprattutto con le madri; altri 250-300 sono arrivati senza genitori, il 92 per cento dei quali ragazzi e l’8 per cento ragazze, quasi la metà di 17 anni, concentrati soprattutto nel Lazio (il 67 per cento) e i restanti in Emilia, Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia, cioè nelle regioni che in qualche modo sono sui confini, per mare o per terra.
Secondo la rilevazione del “Servizio di polizia delle frontiere e degli stranieri”, gli approdi maggiormente battuti nel corso dell’ultimo anno sono al Sud (2.749 ingressi), per il 95 per cento in Sicilia, sull’isola di Lampedusa. «Un dato coerente - secondo Valerio Neri, direttore generale di Save the children - con il quadro generale secondo il quale Marocco ed Egitto in aggiunta ai Paesi del Corno d’Africa, più la Nigeria, sono le aree di provenienza di molti di questi ragazzi». Arrivati in Sicilia e inviati alle comunità di accoglienza per minori, molti riescono a scappare: tra maggio 2008 e febbraio 2009 sono state 1.119 le fughe su un totale di 1.860 ricoveri. Molti di loro sono costretti alla fuga dalla necessità di aiutare i propri familiari indebitati per pagare il viaggio ai figli che può costare 5.000 euro se si parte dall’Egitto e 6.000 dal Bangladesh.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







