L’Aquila contro Protezione Spa
EMERGENZE. L’allarme del comitato 3e32, contro la chiusura di ogni spazio democratico.
«C è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze». E' l’appello per la campagna nazionale per fermare la trasformazione della Protezione Civile in Spa. A lanciare la mobilitazione, la Rete di coordinamento de L’Aquila “3e32” in occasione dell’incontro tenutosi sabato pomeriggio, nel capoluogo abruzzese, presso lo stracolmo auditorium Carispaq. Che la gestione della Protezione Civile negli ultimi nove anni, quelli del “Regno Bertolaso”, fosse sempre più simile a quella di una qualsiasi Spa lo si era capito già da tempo, come perfettamente descritto nel libro “Potere Assoluto-la Protezione Civile al tempo di Bertolaso” (ed. Alegre) del giornalista di left, Manuele Bonaccorsi, presente all’incontro in veste di moderatore.
Ora «il decreto legge del 30 dicembre 2009» denuncia il “3e32” «porta a termine questo percorso, trasformando, di fatto, uno strumento di autotutela per la cittadinanza in una società di diritto privato a capitale interamente pubblico, che può agire da general contractor, detenere immobili e produrre utili. Il tutto in deroga a qualsiasi legge grazie alla possibilità di “governare per ordinanze” ». Per questo le realtà territoriali, sindacali (RdB e Cgil) e politiche (Pd e Prc) presenti, dopo essersi confrontate per più di tre ore attorno a quella che da tutti viene considerata «una vera e propria privatizzazione delle emergenze e dei grandi eventi », hanno aderito all’appello.
Per Antonio Musella del presidio di Chiaiano il “governo Bertolaso” «rimanda a un modello di potere volto a perpetuare lo stato dell’eccezione e della deroga alle norme come modo per governare, puntando alla distruzione di ogni spazio democratico». Grazie alla trasformazione in Spa la Protezione Civile ha gestito, e continuerà a farlo, anche i grandi eventi, come i Mondiali di Nuoto, il G8 e i giochi del Mediterraneo di Pescara. «Temiamo» scrivono dal comitato “3e32” «che con questi strumenti domani si potranno gestire le grandi inutili opere volute dal governo, come la TAV o il Ponte sullo Stretto, o la costruzione di centrali nucleari».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






