La Calabria, che scoperta
IN FONDO. C’è voluto un attentato di plateale spettacolarità per ricordare all’Italia che in Calabria la situazione non è per niente normale. Ed è bastato (ri)accendere le luci su questa terra per (ri)scoprire un passato che sembrava superato. Solo da chi non vive la quotidianità di quelle zone.
«La criminalità organizzata calabrese non è un’emergenza momentanea, ma rappresenta uno dei grandi problemi della Calabria e dell’intero Paese». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. C’è voluto un attentato di plateale spettacolarità per ricordare all’Italia che in Calabria la situazione non è per niente normale. Ed è bastato (ri)accendere le luci su questa terra per (ri)scoprire un passato che sembrava superato. Solo da chi non vive la quotidianità di questa terra. Dove ancora non si sono spente le polemiche sulle navi dei veleni.
Argomento archiviato, o quasi, per il ministero dell’Ambiente. Non per le cosche. Che in questo periodo in cui è calato il silenzio mediatico sull’argomento, non hanno mancato di fare pressioni su chi quel capitolo non lo vuole chiudere. È il caso di Emilio Di Giovine, uno dei pochissimi collaboratori di giustizia della ’ndrangheta (che ha fatto del mancato pentitismo un vero e proprio cavallo di battaglia e un elemento di distinzione rispetto alle altre organizzazioni criminali). Poco prima di Natale, Di Giovine aveva chiesto di poter essere ascoltato dalla commissione sulle ecomafie. Lo stesso giorno, Di Giovine fu investito da un’auto, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali, salvandosi solo per un soffio.
Prima di Natale, un ordigno aveva colpito un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con Di Giovine. La Calabria è anche quella dell’onorata sanità. Quella che convive con le ombre mai dissolte del delitto Fortugno. A fine dicembre, la Corte d’assise d’appello ha emesso un importante sentenza contro Francesco Chiefari, confermando i quattordici anni di reclusione del primo grado ma aggiungendo l’aggravante dell’aver agito in un contesto mafioso. Informatore del Sisde, in contatto con carabinieri finiti nei guai per depistaggi e collegato con ambienti criminali della Locride, Chiefari era stato agente della polizia di Stato in servizio presso il commissariato di Siderno. Venne arrestato nel 2006 con l’accusa di strage, porto e detenzione di esplosivo e tentata estorsione. Era lui il responsabile delle bombe ritrovate lo stesso anno della sua cattura negli ospedali di Siderno e Locri. Il 31 dicembre è terminato lo stato di emergenza nella sanità in Calabria. Lo stesso giorno una pistola con cinque colpi in canna, quindi pronta all’uso, è stata ritrovata all’ospedale di Locri.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






