La nuova guerra santa di Osama Bin Laden. L'ambiente
TERRORISMO. Il capo di al Qaeda dal suo rifugio segreto elabora una nuova delirante fase del pensiero jihadista
e diventa ecologista. Alle solite sparate su Bush si aggiungono le citazioni di Chomsky e i rimpianti sul trattato di Kyoto.
Osama goes green: I tempi cambiano e anche per lo sceicco del terrore sembra sia giunto il momento di riporre il Kalashnikov per occuparsi di clima. O, almeno, è quello che ha fatto lui ieri, nel suo ultimissimo video, avvertendo: «Parlare di riscaldamento globale non è un lusso da intellettuali. È un dato di fatto». Attenzione. Forse perchè va di moda, o forse semplicemente perchè non ci sarà il tempo di restaurare il califfato islamico perseguito dai jihadisti se gli iceberg continuano a sciogliersi, le balene a morire e i deserti a espandersi dalla Mecca all’India, fatto sta che dalla sua misteriosa caverna l’ineffabile rampollo saudita si è dato alla condanna del riscaldamento climatico e del capitalismo assassino, primo fra tutti il solito Bush, a suo avviso colpevole di aver cestinato il Protocollo di Kyoto. «Questo è un messaggio per il mondo intero», ha dichiarato nel video, «contro tutti coloro responsabili direttamente o indirettamente per le emissioni dei gas serra nei paesi industrializzati e mobilitarci».
Poco importa se i dirottamenti aerei tanto cari ad Al Qaeda, incluso l’attentato alle Torri Gemelle, di certo non spiccano come soluzioni eco-friendly. Poco importa se Osama ha costruito la sua personale Spa del terrore, grazie ai soldi di babbo Muhammed Awad, venuto dallo Yemen per arricchirsi trasformando i petrodollari del re saudita in mattone e quindi palazzi. E poco importa se è proprio il petrolio cui Osama deve tutto, a essere una delle maggiori cause del riscaldamento climatico; questa volta “Bin” sembra veramente sull’orlo di una svolta di pensiero. O, almeno, è quello che ritiene Montaser el-Zeyat, analista di Al Jazeera – canale qatarense e anti-saudita che ha “scoperto” e trasmesso ogni singolo messaggio del figliol prodigo della Bin Laden & sons corporation.
«Questa volta, per la prima volta, Osama Bin Laden parla solo di economia, rivolgendosi a tutta l’umanità». E le novità non finiscono qui. Non soltanto Osama si è preso la briga di attaccare capitalisti e corporation, ma l’ha fatto tirando in ballo il linguista e filosofo radicale Noam Chomsky. A pochi giorni dalla morte del compianto collega di Noam, Howard Zinn, Osama ha rispolverato i capisaldi dell’ideologia new-global:«Ha ragione Noam Chomsky quando sostiene che c’è un legame tra la politica americana e quella delle bande mafiose, sono loro i veri terroristi», ha spiegato, con tanto di ricetta anti-crisi: «Dobbiamo impedire l’uso del dollaro e liberarcene al più presto. è questa la via per liberare l’umanità dall’America e dalle sue multinazionali».
Che si tratti del famoso asse del male islamo-marxista tanto temuto dai mastini del fu presidente Bush? Chissà. Fatto sta che da oggi, fra Peshawar e Tora-tora, le roccaforti del jihad potrebbero riempirsi di sofisti à la Guattari intenti a ripassarsi David Harvey all’ombra di qualche pannello solare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







