La poesia della fantascienza e quegli alieni più umani di noi

Flore Murard-Yovanovitch
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CINEMA. L’Avatar vive grazie alla mente umana. È sogno. Un ecosistema di pura fantasia nel nuovo filmfenomeno di James Cameron, rivoluzione cinematografica totale in 3D. Una pellicola che annuncia la trasformazione della percezione sensoriale ed è metafora dell’inconscio e del pensiero senza coscienza. Ma è anche denuncia (con la contraddizione di un eccesso di effetti speciali) dell’imperialismo capitalista.

La jungla di Pandora è più bella della Terra. Alberi giganteschi, fiori multicolori e fluorescenti che si socchiudono e vibrano al suo passaggio, farfalle e pipistrelli. Quasi a sfiorarli… ma Pandora è un ecosistema da computer, ex nihilo in 3D (costato milioni di dollari). Avatar, il nuovo film di James Cameron - regista Oscar di Titanic - è già fenomeno-cult, nuova frontiera tecnologica del cinema e della percezione sensoriale. Quando ti addentri nella foresta tridimensionale, dove ogni passo lascia un’impronta più morbida di quella reale, scopri strane creature blu, uomini-animali, dagli occhi felini e dalle orecchie che captano ultrasuoni, armati di una lunga coda di capelli - la loro connessione nervosa con madrenatura, Euwa. Gli Na’Vi sono dotati di sensibilità extranaturale, usano cuore e intuizione per vivere in armonia.
 
La natura per loro è linguaggio, significato, segno, ed è tutta percorsa da reti segrete d’energia primordiale. È con il solo potere della mente che domano senza ferirle bestie selvagge, draghi alati e rinoceronti, per fare tutt’uno con loro, mente-corpo; esseri mitologici che volano tra abissi e montagne sospesi in aria; pura poesia della fantascienza. Questo popolo irrazionale è “vedente”, si saluta ed entra in rapporto interumano con il sesamo magico, “ti vedo”. In altre parole vedo te, la tua realtà interna; l’esatto contrario dell’annullamento. Le creature tigrate di Pandora potranno sembrarci più “umane” di noi… infatti sono pressoché irresistibili, tenere, quasi “vive”. Finché non arrivano i “cattivi”, per estrarre da Pandora il tanto pregiato minerale Unobtainium, ricavare con forza miniere e spostare il popolo indigeno dal suo territorio, non prima di aver penetrato, con scienziati-antropologi (la bravissima Sigourney Weaver), i segreti della millenaVersioria conoscenza indigena.
 
Una vera e propria “colonizzazione”, con esercito di militari e industriali predatori, che ricorda troppo bene quella storica dell’Africa, nonché le odierne devastazioni ambientali delle multinazionali, con connesso genocidio di popoli indigeni. Il film di Cameron suona come una denuncia a vari livelli dell’imperialismo capitalista che non si ferma mai di fronte a nuovi mercati, pure se seppelliti sotto paradisi terrestri e baobab sacri. È guerra. Dietro le immagini virtuali delle battaglie tra nativi e invasori, sfilano quelle reali nostrane, Iraq e Afghanistan, marine armati contro popolazioni indifese; petrolio ed esportazione della “democrazia” (non a caso, il guerrafondaio generale dell’esercito bianco, dichiara, come Bush, “guerra al terrore”). Una denuncia ovvia e già vista, se non ci fossero i geniali “Avatar”, creature artificiali, che l’essere umano può controllare come se fosse il proprio corpo collegandosi un’interfaccia mentale.
 
L’Avatar vive grazie alla mente umana al sogno. Quando l’essere umano dorme, il suo Avatar vive fino al risveglio. Una specie di metafora dell’inconscio e del pensiero senza coscienza. Finché, l’Avatar di Jake Sully, ex marine invalido, si affeziona al suo nuovo corpo, al correre agile e al saltellare tra liane giganti. Progressivamente Jake rifiuta lo spionaggio dei nativi e per amore della felina principessa-guerriera Neytiri abbraccia la causa del suo popolo. Allora tutto si rovescia e i clan Na’Vi dei cieli e dei mari si ribellano agli yankee. In risposta alla guerra totale (americana) e contro eserciti robotizzati e non tanto futuristi, sollevano gli uccelli e le bestie dalla foresta. Quest’epica non è tanto pacifista e sembra suggerire che di fronte all’ingiustizia ci possono essere ribellioni armate giuste. Con il digitale, Cameron ricicla western-pellerossa contro cowboy, Apocalypse Now, guerre stellari e manga giapponesi.
 
Versione mistica virtuale. Peccato che per far passare il suo messaggio ecologista abbia utilizzato la comunione religiosa con la natura e il panteismo, la nuova fede “fashion” di Hollywood. Ancora più paradossale, che per invitare l’umanità a un ritorno alla natura primitiva, ci siano voluti centinaia di effetti speciali e disegni al computer, 200 cineprese per riprendere le scene simultaneamente, la più avanzata tecnologia 3D e la cosiddetta “e-motion capturing” (che cattura le emozioni e le immagini di attori veri per poi trasporle in animazione digitale), 237 milioni di dollari di produzione (e 150 di promozione) e centinaia di critiche osannanti. Solo gli eremiti, gli anacoreti o gli snob non vedranno questo film, perché ormai le creature blu hanno invaso non solo tutte le sale, ma stanno conquistando la nostra cultura in piena rivoluzione digitale. Avatar è fenomenale, annuncia la trasformazione totale del cinema e il suo futuro.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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