Le regole di Fazzone. E la passione per la sanità

Vincenzo Mulè
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INCHIESTA. Riemerge dal passato una vecchia storia di raccomandazioni e pressioni sulla quale ora la Procura di Latina ha deciso di vederci chiaro, coinvolgendo per la prima volta il senatore Pdl.

L’ ultimo dispiacere l’ha ricevuto proprio dalla candidata del Pdl alla Regione Lazio. In un’intervista al quotidiano Il Riformista, Renata Polverini in merito alla presenza di Claudio Fazzone nel suo comitato elettorale, ha spiegato: «Non lo conosco personalmente, ma vorrei segnalare che è sufficiente andare sul sito del Pdl per rendersi conto che si tratta del coordinatore provinciale di Latina. Ha un ruolo formale». Quindi lei con le dinamiche del senatore fondano, distintosi per la difesa a spada tratta dell’amministrazione comunale di Fondi, per la quale il prefetto di Latina Frattasi e il ministro dell’Interno Maroni avevano chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, non ci vuole entrare. Il sospetto, però, è che presto, volente o nolente, sarà costretta a farlo, anche perché la presenza dell’ex poliziotto nel suo entourage, per molti, significa che in caso di affermazione del Pdl, Fazzone chiederà, probabilmente ottenendola, la poltrona di assessore alla Sanità. La Regione è un vecchio pallino del senatore.
 
E il caso Fondi lo dimostra. rivelarlo è l’ex assessore ai lavori pubblici di Fondi. Nel racconto fatto ai carabinieri, che segna l’inizio del caso Fondi, Riccardo Izzi ricordava di come convocato dalla procura antimafia di Roma, il giorno precedente avesse incontrato il senatore Claudio Fazzone. In maniera inspiegabile, l’uomo era al corrente di tutte le dichiarazioni rese da Izzi ai carabinieri. Anche dell’appuntamento del giorno dopo. Come ricorda Izzi: «Mi disse che sapeva che stavo collaborando con gli inquirenti e addirittura con la magistratura e, cosa davvero singolare, mi disse: “So cosa vai a fare domani a Roma…”. Fazzone tenne a precisare in mia presenza che lui non si era interessato per conoscere questi particolari ma che era stato chiamato da Latina, senza specificare esattamente da chi, e gli era stato detto cosa era successo e delle indagini in corso. Fazzone mi disse che sapeva bene che io avevo confessato di fare uso di cocaina e che avevo parlato del giro di assegni di Di Fazio e dell’appoggio elettorale ricevuto da Tripodo, Trani.
 
Insomma come se avesse letto il contenuto delle mie dichiarazioni ai carabinieri. Fazzone nel richiedere le mie dimissioni mi ha detto che passati 5/6 mesi, chiarita la situazione, avrei riavuto la delega ai Lavori pubblici o ancor meglio, non essendo il caso che io rimanessi fossilizzato a Fondi, alle prossime regionali mi avrebbe portato con sè, visto che lui aspira alla presidenza della Regione». Per ora, dovrà accontentarsi di puntare ad un assessorato. Un ruolo che già da ora crea enormi imbarazzi a Renata Polverini. Non solo per i suoi ripetuti attacchi al prefetto Frattasi, per il quale Fazzone ha preannunciato una querela per il contenuto della relazione inviata a Maroni. Ma anche per il suo passato da presidente del Consiglio regionale del Lazio.
 
Martedì scorso, il giudice Tiziana Coccoluto ha rinviato a giudizio Benito Battigaglia, ex manager della Asl di Latina, e i quattro componenti della commissione d’esame per il concorso di radiologia alla Asl finito sotto inchiesta per le presunte raccomandazioni. L’inchiesta fu aperta dopo la scoperta di alcune lettere di segnalazione inviate proprio da Claudio Fazzone e pubblicate dal quotidiano Latina Oggi. La novità, di certo clamorosa, è che il gup Tiziana Coccoluto ha disposto, oltre al rinvio a giudizio, anche la trasmissione degli atti alla Procura per «valutare la posizione di Claudio Fazzone». La Procura ora dovrà vagliare il caso ed eventualmente disporre nuove indagini.
 
Nella prima inchiesta la posizione di Fazzone non fu considerata rilevante. Per la prima volta, quindi, il raccomandante o presunto tale entra nella vicenda. Secondo il gip, infatti, il concorso fu «pilotato» e «condizionato » proprio da Fazzone, autore di una serie di lettere nelle quali si legge come il potente politico entri prepotentemente nella gestione del personale medico. Documenti che sono uno spaccato di una discutibile gestione del potere e del consenso. Nelle missive si spazia dalla segnalazione per un autista al caso di un dirigente medico che di fronte alla possibile divisione di un distretto medico in cui «è responsabile per le attività di Medicina Preventiva dell’età evolutiva (…) chiede che «tali funzioni le vengano mantenute e riconosciute».
 
C’è, poi, il caso del medico residente a Fondi per il quale Fazzone chiede l’interessamento alla sua «domanda di partecipazione alla selezione presso l’Asl di Latina di n.15 medici non specialisti per il servizio 118 e posti di primo intervento ». A volte, le pressioni parrebbero animate da sincera preoccupazione, come quella del maggio del 2003 quando Fazzone scrive: «Caro Benito, ti evidenzio la necessità di poter disporre, per le attività dell’U.O. di Chirurgia Vascolare di una equipe anestesiologica», salvo poi far crollare ogni pensiero positivo di fronte alla segnalazione «dell’anestesista a cui affidare la gestione del settore». Alcune volte, la comunicazione andava anche oltre, entrando nel dettaglio dell’incarico. Come nel caso dell’infermiera professionale in servizio presso la Asl di Latina dal 1991 che «desidererebbe essere trasferita al “Dipartimento di Igiene pubblica” di Latina o, in alternativa, al “Dipartimento materno infantile” – Consultorio familiare – di Latina ». Oppure la laureata in ortottica che «chiede di poter effettuare una collaborazione presso l’ospedale di Fondi per i campi visivi, con disponibilità nei giorni lunedì pomeriggio e martedì giornata intera ». A volte, segnalare una persona significava chiedere la rimozione di un’altra.
 
Come si legge in una lettera del 14 marzo 2003: «Caro Benito, ti chiedo per quanto ti sia possibile, di assegnare la Saub di Roccagorga, dove ora presta servizio tre giorni alla settimana il signor F., ad altra persona. Al suo posto, Ti segnalerei il signor R». Nella ricca rassegna, non mancano nemmeno le segnalazioni tardive. Il 17 giugno, l’allora presidente del Consiglio regionale del Lazio perora la causa di una donna che «ha sostenuto la prova pre-selettiva presso il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Latina per il conferimento di n.12 incarichi di 7 mesi mediante contratti di collaborazione coordinata e continuativa per le esigenze dell’anagrafe zootecnica». Ed eccolo il colpo di genio: «L’interessata non è rientrata nelle 12 unità, ma, nell’eventualità di assumerne altre, Ti chiedo di tenerla in considerazione ». Errore che non si ripete nel caso di una donna, «già dipendente della Asl di Latina dal 1974 con la qualifica di assistente Socio Sanitaria» per la quale viene chiesto l’interessamento a Battipaglia perché «il 13.03.2003 parteciperà al concorso pubblico, per titoli e esami, per la copertura di n.5 posti di collaboratore professionale sanitario tecnico radiologia medica (cat. D) presso la tua Asl».
 
È proprio questo il concorso che ora sarà al vaglio della Procura di Latina. Indagini alle quali non parteciperà più l’ex capo della Procura Giuseppe Mancini, che aveva gestito personalmente il procedimento arrivando a sostenere che la pratica della raccomandazione, quando arriva dalla politica, è da configurarsi come esempio di malcostume piuttosto che come profilo di rilevanza penale. All’ex capo della Procura di Latina, il Csm aveva negato la conferma nello stesso ruolo per altri quattro anni. Alla base della decisione, ancora una vicenda che vede coinvolto il senatore Fazzone. L’8 marzo 2008, il Gip Giuseppe Cario, accogliendo la richiesta del pm Giuseppe Miliano, dispone il sequestro dell’Holiday Village di Fondi. Il 21 marzo, il Tribunale del Riesame rigetta l’appello con cui veniva chiesto l’annullamento dell’ordinanza del Gip: l’ipotesi di lottizzazione abusiva per la quale sono scattati i sigilli, è ritenuta più che verosimile e attuale. Il 22 maggio, il giudice Giuseppe Cario, dopo aver ricevuto un parere negativo dal sostituto procuratore Miliano, rigetta l’istanza di dissequestro della struttura ricettiva.
 
Il giorno successivo il senatore Claudio Fazzone varca l’ingresso del Tribunale e bussa alla porta dell’ufficio del giudice Cario. «Sono andato a chiedere spiegazioni sul procedimento, nell’intento di perorare la causa dei lavoratori di Fondi» dirà il senatore dopo la «visita». Il Gip Cario fornisce un’altra versione al Presidente del Tribunale Bruno Raponi: «Sono stato minacciato di ispezione». Esplode il caso. Tanto da convincere Fazzone a scrivere una nota di protesta al Consiglio Superiore e alla Presidenza della Corte d’appello di Roma, per il modo «distorto» con il quale, secondo il senatore, era stato riferito il contenuto del colloquio avuto con il Gip. Mancini revoca l’assegnazione del fascicolo a Miliano. Il Csm, che sull’episodio aveva aperto un’inchiesta, concluse che la revoca fu illegittima, perché intervenuta «per motivi riguardanti il merito di decisioni assunte o in fase di assunzione da parte del magistrato titolare del fascicolo». Come ammise lo stesso Mancini, in sede di audizione dinanzi alla I commissione, «le ragioni reali» della revoca vanno ricercate «in condizionamenti ambientali esterni». Quelli cioè del senatore Fazzone, il cui intervento fu ritenuto «improprio» dallo stesso Csm.

Commenti

Non impariamo mai

La politica nella sanità soprattutto nel Lazio sembra un male da cui difficilmente ci libereremo...soprattutto se poi vengono approvate leggi come il processo breve.
Il caso LADY ASL sotto la giunta Storace purtroppo non ha insegnato come qui dimostrato.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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