Niente pace senza talebani

Cecilia Tosi

DIPLOMAZIA. Alla Conferenza internazionale di Londra si discute delle modalità di transizione del potere in Afghanistan. Kabul dovrebbe arrivare presto all’autonomia, ma Karzai chiede a Usa e Inghilterra di rimanere per altri 15 anni.

Guerra e pace, scontri e trattative: senza i talebani non si fa niente a Kabul. Alla Conferenza sull’Afghanistan che si è aperta ieri a Londra il presidente Karzai ha ceduto al volere degli occidentali, dichiarando che «tenderà una mano a tutti coloro che non siano legati ad al Qaeda», riferendosi a quell’ala moderata della formazione ribelle che da tempo gli americani vogliono cooptare nel processo di pace.
 
La riconciliazione tra i due fronti dovrebbe cominciare con la prossima loya jirga, l’assemblea degli anziani, alla quale un portavoce del governo ha promesso che verranno invitati anche i talebani “buoni”. Una concessione che Karzai aveva già annunciato e che appariva ormai inevitabile per un leader fortemente delegittimato dai brogli delle presidenziali. Quest’anno è il turno delle legislative, un altro immenso sforzo organizzativo da portare a termine, salvo ulteriori proroghe, entro il 18 settembre.
 
Nel frattempo, dovrà dimostrare di aver ben avviato la transizione, parola magica che nelle cancellerie europee suona come “via d’uscita” , ma che Hillary Clinton si rifiuta di considerare un’exit strategy: «Non ci vogliamo tirare fuori», ha dichiarato il segretario si Stato Usa, «sosterremo un progressivo passaggio di funzioni ai soldati e agli agenti afgani, ma non ce ne andremo finché non sarà completato il processo». E a sentire Karzai, le cose potrebbero andare per le lunghe, se è vero che «la presenza di forze straniere sarà necessaria per i prossimi quindici anni».
 
Gordon Brown, invece, sembra molto più ottimista. Il premier britannico si è posto una scadenza molto più vicina, almeno per quel che riguarda il cambiamento di rotta: «Entro metà 2011 dovremo dimostrare che in Afghanistan c’è stata una svolta», ha dichiarato ai 70 Paesi invitati della Conferenza di Londra, organizzata insieme alle Nazioni Unite. Nei piani degli alleati, infatti, per l’autunno del prossimo anno le truppe afgane dovrebbero raggiungere 171.600 unità e gli agenti di polizia dovrebbero essere 134 mila: in tutto, 300mila uomini, un numero che supera di gran lunga il contingente dispiegato dalla Nato (circa 60mila truppe).
 
Nella svolta prevista da Brown, però, il ruolo principale dovrà essere svolto dalla politica e da quella riconciliazione al cui altare verranno sacrificati sforzi diplomatici e finanziari. Per questo  Londra ha annunciato la creazione di un trust fund destinato al reinserimento dei ribelli che decidano di abbandonare le armi. A parole, dunque, sembrano tutti d’accordo. Sui fatti, invece, bisognerà vedere. A partire dalla proposta fatta da Karzai di accettare la mediazione di Abdullah, re dell’Arabia Saudita, per trattare con i talebani.
 
Un tuffo nel passato, che ricorda tanto un’alleanza che negli anni Ottanta doveva servire a respingere i sovietici, ma che contribuì soprattutto a far crescere un nuovo nemico: il terrorismo.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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