Nuove proteste per il Telangana. Violenti scontri all’università

Paolo Tosatti
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INDIA. Gli studenti lanciano sassi e bottiglie incendiarie. La polizia risponde con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Il bilancio è di 45 feriti. Nuova Delhi temporeggia per non dare sfogo alle numerose richieste di autonomia nell’Unione.

Sassi e bottiglie incendiarie da una parte, gas lacrimogeni e proiettili di gomma dall’altra. Risultato: 45 feriti, di cui 30 studenti e 15 poliziotti. Non si fermano in India le proteste degli abitanti per la trasformazione della regione del Telangana in uno Stato autonomo, separato da quello dell’Andra Pradesh di cui attualmente fa parte. La nuova ondata di disordini è iniziata con uno sciopero generale di solidarietà per il suicidio del giovane K Venugopal Reddy, uno studente di 23 anni che due giorni fa si è dato fuoco nel campus dell’Osmania university.
 
I suoi compagni sostengono che il giovane si sarebbe immolato per contestare il ritardo con cui le autorità stanno procedendo alla costituzione del nuovo Stato, la cui creazione è stata approvata da Nuova Delhi all’inizio di dicembre. Il blocco delle attività ha paralizzato completamente 10 distretti dell’Andra Pradesh, coinvolgendo scuole, negozi e il servizio di trasporto pubblico. La protesta è stata particolarmente forte nell’Osmani university di Hyderabad, attuale capitale della regione, sfociando in scontri tra studenti e le forze dell’ordine che hanno causato il ferimento di 45 persone. 
 
Gli incidenti di ieri dimostrano in modo inequivocabile che la calma scesa sulla regione dopo il 5 gennaio, il giorno in cui sono iniziati i colloqui tra Nuova Delhi e i rappresentanti del Telangana, è in realtà solo apparente. Mentre procedono i negoziati istituzionali infatti, il movimento studentesco si sta ponendo sempre più come l’attore principale della campagna per la trasformazione della regione in Stato autonomo, tentando di accelerare i tempi. Non solo attraverso i cortei e gli scioperi della fame, ma anche attraverso pressioni dirette sul mondo della politica. L’appello lanciato dal Joint action committee (Jca), che raggruppa gli studenti di ogni partito, ai rappresentanti del Telangana per invitarli a rassegnare le dimissioni è stato già accolto da 77 dei 119 deputati che siedono nell’assemblea legislativa dell’Andra Pradesh. L’obiettivo del Jca è arrivare a una crisi politico-istituzionale che obblighi le autorità centrali ad affrettare i tempi. 
 
Esattamente quello che Nuova Delhi non vuole: il governo centrale continua a muoversi con i piedi di piombo, consapevole che l’autorizzazione al Telangana a costituirsi in Stato potrebbe aprire un vaso di Pandora. Molte altre regioni, in diversi Paesi dell’Unione, vorrebbero avere la stessa possibilità. Fino a questo momento alle autorità centrali sono pervenute una dozzina di richieste, tra cui il Gorkhaland al nord del West Bengala; il Vidarbha, nella parte orientale del Maharashtra; l’Harit Pradesh, il Bundelkhand e il Poorvanchal, tre distretti dell’Uttar Pradesh. Ma anche il Gujarat, il Karnataka e l’Assam hanno al loro interno zone che vorrebbero diventare Stati autonomi. Il rischio, per Nuova Delhi, è di ritrovarsi a governare un’Unione atomizzata con oltre 50 “staterelli” animati da forti sentimenti nazionalistici. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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