Quei sinistri presagi di Blair
IL COMMENTO. Nella sua audizione di fronte alla Commissione d'inchiesta sull'Iraq, Tony Blair non è arretrato di un centimetro dalle note posizioni: «Nessun rimorso, Saddam rappresentava una minaccia».
«Dove sei? Vogliamo tirarti una scarpa»; e ancora «criminale di guerra», «bugiardo» «assassino»: questa l’accoglienza a Tony Blair, di fronte a Westminster per l’audizione alla Commissione d’inchiesta sull’Iraq. L’ex premier prudentemente ha anticipato di due ore l’arrivo ed è entrato da un ingresso secondario per evitare manifestanti e parenti dei 179 militari britannici caduti in Iraq, assiepati all’entrata. I dimostranti durante l’audizione hanno poi voltato le spalle all’edificio e dato lettura pubblica dei nomi di civili e militari inglesi morti nell’illegalissima guerra mesopotamica.
Nella deposizione, il mancato ministro degli Esteri europeo - giustissima trombatura dovuta al suo ruolo nel conflitto iracheno - non è arretrato di un centimetro dalle note posizioni: «Nessun rimorso, Saddam rappresentava una minaccia, pensavamo avesse armi di distruzione di massa (poi rivelatesi inesistenti, ndr), decisi di andare alla guerra e lo rifarei». Volto teso, sguardo duro, un mezzo ghigno stampato sulle labbra, Blair ha duellato con i membri della Commissione e con il presidente Chilcot che ha ricordato che «questo non è un processo» (non ci saranno condannati né incriminati).
Non vale la pena andare oltre nella cronaca del “giorno del giudizio” per il già idolo di molta patetica sinistra italiana; ha infatti ragioni da vendere Andrew Murray, presidente dell’associazione pacifista “Stop the War Coalition”: «Blair dovrebbe rispondere al Tribunale dell’Aia per crimini di guerra». E non solo Blair, aggiungo. Tutto da copione, da scodinzolante cagnetto di casa Bush, da arrogante teocom con luccichini pseudo/sinistri: provoca solo pena e rabbia. Blair nella deposizione, tra evidenti menzogne, falsi storici e ignobili autoassoluzioni, infila una valutazione che ha il sapore di un proclama: «l’Iran del 2010 rappresenta una minaccia superiore a quella dall’Iraq nel 2003».
Soffermandosi sulle numerose minacce alla stabilità regionale che ora a suo avviso arrivano dall’Iran, da realtà come Afghanistan, Yemen e Somalia, Blair denuncia il pericolo nucleare di Teheran (sorvolando su Israele, unico detentore d’ordigni nucleari in Medio Oriente) e i legami di quel Paese con gruppi terroristici. «La mia opinione è che non si possono correre rischi in questa vicenda», ha ammonito, lasciando intendere che ogni opzione deve “essere lasciata aperta”: in sintesi, vuole un’altra guerra.
Nessuna novità, ma semplice repetita iuvant per preparare l’opinione pubblica all’evento, dato quasi per certo: un attacco israeliano ai siti nucleari iraniani con le conseguenze che possiamo immaginare. Alcuni mettono in relazione l’impossibilità degli Usa di uscire dal pantano afgano e dall’Iraq con la necessaria difesa dello stato israeliano, dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani da parte di Tel Aviv. E' probabile che Israele (anche contro il volere Usa) attacchi Teheran e saremo nel baratro.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






