Regime assassino
IDEE. L’anno che è appena finito è stato veramente orribile. Il record di morti e di suicidi nelle carceri sovraffollate come mai era accaduto obbligano a un rinnovato impegno contro la legge sulla droga, proibizionista e punitiva
L’anno che è appena finito è stato veramente orribile.
Il record di morti e di suicidi nelle carceri sovraffollate come mai era accaduto obbligano a un rinnovato impegno contro la legge sulla droga, proibizionista e punitiva, che è all’origine di una persecuzione di massa dei giovani e dei consumatori e che dal 1990 ha colpito oltre seicentomila cittadini e ha fatto scontare almeno trecentomila anni di carcere per un reato inventato dal moralismo salvifico.
Nel 2009 si è svolta a Trieste la Conferenza governativa sulle tossicodipendenze. Siamo riusciti a rovinare la festa allo zar antidroga Giovanardi con la pubblicazione di un Libro Bianco sugli effetti della legge che tre anni fa ha reso l’Italia il gendarme d’Europa.
Ora abbiamo il compito difficile ma ineludibile di far tornare la questione droga al centro dell’agenda della politica e la scadenza delle elezioni regionali nel prossimo marzo può essere l’occasione per il cambio di paradigma, dando la priorità alla salute e non alla repressione.
La morte di Stefano Cucchi ha segnato il confine tra il cinismo crudele del pregiudizio e il senso di umanità verso i deboli.
La liberazione dei tossicodipendenti dal carcere deve essere il centro di una campagna che veda coinvolti settori vasti della società italiana; occorre organizzare una mobilitazione continua per far cessare lo scandalo di una pena “terapeutica” che produce morti. Occorre battere l’ipocrisia di chi in nome del mito di un mondo senza droga fa finta di non vedere la realtà di una tragedia quotidiana.
Anche i test antidroga indirizzati contro gli studenti e i lavoratori devono essere contestati come forma di egemonia culturale e di controllo sociale.
Gli operatori dei Sert e i responsabili delle comunità non autoritarie stanno vivendo un difficile momento di isolamento; pagano lo sfondamento culturale che la destra ha prodotto e scontano la sconfitta se non la scomparsa della sinistra. Tutto vero ma non si può chinare la testa. I fatti ci danno ragione e la frontiera della riduzione del danno deve essere il punto da cui ripartire.
Venti anni fa ingaggiammo una dura lotta contro Bettino Craxi quando buttò alla ortiche il patrimonio libertario e dei diritti civili del partito socialista in nome della tolleranza zero.
Oggi dobbiamo combattere Silvio Berlusconi che senza pudore pochi giorni fa incensava don Pierino Gelmini. Proprio il padre padrone della comunità di Amelia contro cui lanciava strali ricchi di sdegno e di ironia Giancarlo Arnao nell’ultimo suo editoriale su Fuoriluogo nell’agosto 2000. Sarebbe bello festeggiare il decennale della scomparsa dello studioso e del militante antiproibizionista aprendo una stagione fondata su razionalità e scienza.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






